
Un panorama del settore ittico in sofferenza e con cambiamenti strutturali da operare. Questo il quadro che si evince dall’incontro “Valorizzazione del pescato – esperienze ed opportunità” che ha avuto luogo domenica 9 ottobre a Mazara del Vallo, nell’ambito dell’evento Blue Sea Land.
Il dibattito è stato contraddistinto anche dalla presenza di un gruppo di pescatori calabresi, guidati dal Presidente dell’Associazione Pescatori Marittimi Professionali Salvatore Tredici, finalizzata a rappresentare la categoria dei pescatori ormai stanchi di sopportare le pesanti norme e sanzioni che pendono sulle loro teste come spade di Damocle.
Intervenendo alla discussione, Tredici ha anche lamentato l’impossibilità di pescare alcune delle specie ittiche più redditizie per i pescatori, facendo sì che questi ultimi si trovino sempre in maggiore difficoltà.
“Le parti più deboli della marineria devono essere aiutate e sostenute – afferma l’on. Laura Venittelli, relatrice del convegno, ai microfoni di Pesceinrete – sostenerle significa individuare una norma che vada incontro a loro, ma questo non significa che fino a quando la norma non ci sarà il pescatore possa fare quello che vuole”.
La deputata del Pd poi aggiunge “Dobbiamo mettere in sicurezza il sistema. Come? Introducendo disposizioni normative che consentano di ampliare la platea di soggetti che possono pescare legittimamente e legalmente, sanzionando fortemente chi lo fa in maniera illegale e senza licenza”.
Una sensazione di disagio, quello del settore pesca, che non affligge solo i pescatori, ma a più livelli anche molti altri operatori della filiera ittica. Per non soffermarsi poi, su comparti che in Italia stentano a ingranare, ma che nel resto d’Europa mostrano dati di crescita davvero sorprendenti. Il chiaro riferimento è all’acquacoltura, motore in veloce accelerazione, eccetto che nella nostra Penisola. E se nel sistema Italia gli iter per aprire impianti acquicoli sembrano insostenibili, non è migliore la condizione della pesca produttiva. Flotte vetuste, costi di produzione elevati, prezzi in continuo aumento, scarsa competitività per il pesce fresco contraddistinguono l’amara situazione della pesca attuale.
“Sulla pesca produttiva i temi sono tanti soprattutto quelli che prevedono di coniugarla alla sostenibilità ambientale e alla sostenibilità economica, perché è chiaro che le due cose devono andare di pari passo”, aggiunge ancora l’on. Venittelli.
E proprio sostenibilità ambientale, economica, oltre che sociale, dovrebbero guidare le azioni di risanamento della pesca. A sostenerlo con convinzione è Coldiretti Impresapesca, rappresentata nell’ambito del convegno di Mazara del Vallo da Tonino Giardini, che mette l’accento anche e soprattutto su un fermo pesca ormai arretrato e poco al passo con le necessità correnti.
“Così come strutturato il fermo pesca non va da anni – dichiara Giardini – questo è un caposaldo del sistema di gestione delle risorse ma va misurato con la sostenibilità economica per le aziende. Noi non possiamo avere un mare pieno di pesce e i pescatori morti”. Cambiamento possibile e auspicabile da Giardini sarebbe non un unico fermo pesca ma “più fermi biologici a macchia di leopardo, misurati alle varie specie che si vogliono difendere. Questo permetterebbe alla flotta costantemente di stare a mare, di presidiare il mercato, di non avere vuoti”.
Candida Ciravolo