
C’era una volta il pescatore, lasciava il porto con la sua barca per prendere il largo, l’intento era quello di portare a terra quanto più buon pesce possibile. Sole e salsedine, burrasche e tempeste, non hanno mai affievolito il suo amore per il mare e per il mestiere.
La fierezza del pescatore gliela leggi nelle mani, mani callose e rugose, forti e ferite.
Oggi il mestiere rischia di sparire.
Le pagine Facebook dei gruppi dedicati alla pesca sono tante e da ognuna di esse si alza il grido di dolore di un intero comparto che da nord a sud rischia di andare alla deriva. Tra queste, una delle più attive e dinamiche è Marinerie d’Italia e d’Europa, dove gli utenti che scrivono e commentano sono spesso in prima linea nella protesta alle stringenti norme europee di pesca e in disaccordo con le condizioni vessatorie riservate a chi della pesca fa la propria fonte di reddito, unitamente al sistema sanzionatorio troppo pesante e fiscale.
“Non ci sentiamo rappresentati”, tuonano da questa pagina i pescatori e nei video che vi sono pubblicati il messaggio è chiaro: “Quello del pescatore è ormai un ruolo in via d’estinzione. Qualsiasi infrazione egli commetta, secondo le normative vigenti, è grave e pesanti sono le multe che deve pagare e che arrivano fino a 150 mila euro, quando non c’è la revoca della licenza di pesca, sudata e pagata con il mutuo”.
Scorrendo e consultandola, il malcontento è impregnato in ogni carattere digitato e le lamentele sono rivolte soprattutto alle associazioni di categoria, che a detta degli utenti della pagina sono politicizzate e poco attente alle vere necessità del comparto pesca.
I pescatori puntano il dito verso le istituzioni nazionali ed europee, normative e sanzioni troppo asfissianti hanno creato per chi lavora in mare condizioni talvolta surreali dalle quali non è possibile venir fuori.
Il mestiere del pescatore oggi richiede una grande professionalità che però si stacca decisamente da ciò che il pescatore è per l’immaginario collettivo. Competenze linguistiche, poiché sui registri di bordo vanno scritti correttamente, una lettera sbagliata corrisponde a 2 mila euro di multa, i nomi dei pesci in latino. Competenze scientifiche, ci sono pesci molto simili all’apparenza sottoposti però a restrizioni diverse, alcuni tipi di merluzzo sono pescabili in dimensioni diverse a seconda della esatta tipologia (Merluzzetto Trisopterus minutus – Merluzzo Merluccius merluccius). Anche in questo caso le sanzioni sono aspre.
A fronte delle opportune competenze delle quali il pescatore deve essere in possesso, gli stessi non possono dotarsi dei opportuni strumenti per effettuare una pesca redditizia. Stiamo facendo riferimento alle reti da pesca, le cui maglie troppo larghe e non adatte alla pesca nel Mediterraneo, consentono di far sfuggire i pesci catturati.
“Stanno facendo di tutto per non farci più pescare. – Si legge ancora sulle pagine facebook dei gruppi dedicati alla pesca – perché? Perché dobbiamo favorire l’importazione del pesce estero?”.
La situazione è decisamente critica, e gli umori sono talmente neri da spingere i principali operatori del settore a non vedere la luce infondo al tunnel. Flotte decimate, ricavi dimezzati, costi di pesca esorbitanti e una burocrazia farraginosa, che mal si sposa con il lavoro del pescatore, hanno portato chi lavora nel settore a non credere che sia possibile una risoluzione futura dei problemi, mentre si fa sempre più corporeo lo spettro delle demolizioni come unica via d’uscita.
La drammaticità dell’attuale condizione della pesca si rende palese in una lettera indirizzata al Premier Matteo Renzi, che da giorni circola sul web. L’autrice è la moglie di un pescatore, che racconta di una multa elevata al marito per aver commercializzato del merluzzo sotto misura, multa che, a fronte di un possibile guadagno di 50 euro, la locale Capitaneria di porto ha fissato in 5.000 euro. Somma improponibile da pagare per chi, pur svolgendo un duro mestiere, ad oggi, fatica a portare a casa la pagnotta. Sulla pagina di Marinerie d’Italia e d’Europa su sussegue ad ogni post un botta e risposta tra chi è arrabbiato e chi è disperato.
Negli ultimi giorni fa capolino anche la locandina di invito a partecipare alla manifestazione indetta dalla associazione per il prossimo 28 ottobre a Roma.
“A tutela del made in Italy, dovrebbero partecipare anche i commercianti – si legge in un commento – e i consumatori”.
“Tutti i 30.000 pescatori italiani il 28 ottobre, dovrebbero partecipare alla manifestazione romana – scrive qualcun altro – e lì dovrebbero strappare le tessere politiche e quelle di tutte le associazioni di categoria e ricominciare insieme da una sola associazione, quella dei pescatori”.
Il prossimo 28 ottobre 2016 i pescatori italiani sono chiamati a riunirsi a Roma, in Piazza Montecitorio, per protestare a favore di migliori condizioni del settore e a tutela del Made in Italy, sempre più a repentaglio a causa di pesce importato dall’estero e spesso lavorato per essere reso commercialmente appetibile.
Candida Ciravolo