
“La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) avrebbe dovuto salvaguardare i nostri mari e le nostre risorse ittiche già dalla sua entrata in vigore nel novembre 1994. Un trattato internazionale che, se solo ci fossero state le giuste intenzioni, avrebbe potuto fare del bene ai pescatori. Purtroppo oggi si evidenziano grosse lacune: nei mari europei è allarme sullo stato di conservazione degli stock ittici. Ultima emergenza registrata quella sul pesce spada.
Mi chiedo come sia stato possibile costatare un calo drastico di pesce spada nel Mediterraneo?
Ci tengo a precisare che oltre il 60% della flotta non ha l’obbligo di registrazione di ogni specie catturata sul logbook, quindi non ci sono dati certi sui prelievi.
Dei paesi africani che pescano nel Mediterraneo in quanti hanno certificato i quantitativi pescati?
Rimangono i dati di quel 30% della flotta che certifica tutte le catture, e da qui la deduzione dell’ICCAT che lo stock di pesce spada è in sofferenza.
Le previste 10.500 tonnellate di pesce catturabile per il 2017, divise tra tutti i paesi si tradurrebbero in circa un mese di pesca ad imbarcazione e di conseguenza la scomparsa delle flotte EU, mentre Libia e altri paesi rivieraschi sarebbero liberi di pescare più di prima e di invadere anche i nostri mercati. Se poi riflettiamo sul CETA, l’accordo di libero scambio firmato di recente tra l’Unione europea e il Canada mi vien da pensare che si tratta di un disegno studiato a tavolino da anni”.
Così Francesco Caldaroni, presidente di Marinerie d’Italia e d’Europa, alla decisione ICCAT sulle quote pesca del pesce spada del Mediterraneo.
Intanto Caldaroni, nel suo ultimo confronto con la marineria ligure che si è tenuto ad Imperia lo scorso 19 novembre, è tornato a fare il punto sulla criticità del settore ittico: “Dopo la Sicilia anche la Liguria si unisce a noi. Sabato andrò in Calabria, a Bagnara Calabra. I pescatori ci stanno chiamando da ogni parte d’Italia, segno di una crisi senza precedenti”.