Quote pesce spada ICCAT. UNCI, non ci resta che piangere

“Non ci resta che piangere! Così vogliamo sottolineare la decisione ICCAT sulle riduzioni di cattura del pesce spada. Questa è la botta pesante, quella decisiva, che cade su un comparto già in profonda crisi. L’accanimento legislativo nei confronti del pescatore mediterraneo, in nome di una sostenibilità ecologica, ha raggiunto la sua massima espressione.

I nostri pescatori, per i futuri 15 anni dovranno vedere la replica di un film già visto con protagonista prima il tonno, ora il pesce spada.

Ma è in questo modo che l’ICCAT voleva spegnere le candeline sulla torta dei trascorsi 50 anni di operato?
Come regalo l’Europa gli ha portato la testa dei pescatori.

Assistiamo da tempo ad una marcia a senso unico della nuova PCP che va verso l’affondamento del pescatore del Mediterraneo, a favore di una economia ecologicamente sostenibile per l’ambiente ma non sostenibile per i lavoratori.

Quanti altri disoccupati dobbiamo aspettarci dopo l’esodo degli armatori e dei pescatori? Siamo al tracollo economico con un’importazione di prodotto ittico giunta all’80 per cento e una sostenibilità ambientale al 101 per mille.
Caro commissario Vella, ha pensato solo un attimo alle famiglie dei nostri pescatori?
I commissari europei che comodamente seduti dietro le loro belle scrivanie decidono sulle sorti di tante famiglie e dell’economia di base dei produttori, hanno un piano di rientro per i disoccupati della pesca o si affidano alla legge 26 luglio 2016 per fare un insieme di predatori e bracconieri?”

Così Gennaro Scognamiglio, presidente UNCI Agroalimentare, ha commentato la decisione dell’ICCAT circa i TAC da applicare al pesce spada del Mediterraneo

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