I limiti di cattura al pesce spada e la possibilità di creare un relativo sistema di quote non ci vede favorevoli. I palangari sono 7850 ma per via del doppio decreto sul permesso alla cattura del pesce spada, ne sono stati autorizzati poco più di 839, il resto delle imbarcazioni può effettuare, ma solo nei limiti consentiti, una pesca accidentale.
Di fatto il nostro paese ha già drasticamente diminuito la possibilità di catture di questa specie e per noi della UNCI Agroalimentare è già troppo. Abbiamo già assistito, con il metodo delle quote, applicato al tonno rosso, al fallimento della ICCAT e della politica dei mercati internazionali.
Basta con la penalizzazione dei nostri pescatori che già da diversi anni sono sottoposti gratuitamente ad un fermo pesca del pesce spada tra ottobre e novembre. Non si può chiedere il sangue ad imprese già in piena crisi, sarebbe piuttosto opportuno valutare l’impatto socio economico della diminuzione delle catture
UNCI Agroalimentare, no alle quote pesce spada

Unci AgroAlimentare, campagna tonno rosso valorizza aggregazione operatori