Acquacoltura biologica. Ad AQUA 2018 si parla di sostenibilità

acquacoltura biologica

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Acquacoltura biologica, questo uno dei temi principali trattati da scienziati e ricercatori ad AQUA 2018.

Grande affluenza di addetti ai lavori e pubblico particolarmente coinvolto quello presente in questi giorni all’edizione di AQUA 2018.

La parte scientifica, cuore pulsante dell’evento, ha prodotto una serie di discussioni nel corso delle quali si è cercato di offrire le migliori risposte, attraverso l’acquacoltura, alla continua richiesta globale di pesce.

L’acquacoltura biologica sembra essere stato il tema maggiormente trattato da ricercatori e scienziati fortemente convinti del fatto che questa sia la via giusta da intraprendere per far fronte all’impatto negativo sull’ambiente prodotto dalla coltura di massa dei pesci.

“Produrremo più pesce, ma per fare ciò, l’acquacoltura deve avere un impatto minore sull’ambiente”, ha spiegato Lionel Dabbadie, ricercatore del CIRAD all’agenzia AFP.

Dabbadie ha spiegato che l’impatto sull’ambiente causato dalla acquacoltura ha conseguenze sul rendimento della stessa dal momento che sempre più frequenti sono i casi di problemi ed epidemie che portano a malattie e mortalità dei pesci.

Secondo Debbadie neppure una pratica sostenibile della pesca potrebbe far fronte alla tendenza al rialzo della domanda di pesce, mentre l’acquacoltura sostenibile sarebbe in grado di supportare la richiesta.

Due i modelli di acquacoltura sostenibile presi in considerazione ad ACQUA.

Il primo riguarda i “tradizionali sistemi di agroecologia”, come l’allevamento ittico nelle risaie. Una pratica estesa in Asia che esiste da oltre un secolo in Madagascar.

“Questo tipo di piscicoltura coinvolge la crescita delle specie ittiche nei campi di riso, ad esempio le carpe che scavano nel fondo dell’acqua e rilasciano nuovi sali nutrienti, che favoriscono la crescita delle risaie”, ha spiegato Dabbadie.

Un’altra forma di acquacoltura ecologica riguarda invece lo sviluppo di allevamenti ittici convenzionali per renderli più sostenibili. Ad esempio, alcuni allevamenti di salmoni norvegesi hanno anche introdotto i lumpsucker, piccoli pesci, detti pulitori, che si nutrono di pidocchi marini e che proliferano sopra le squame del salmone, la loro presenza  serve come alternativa ai prodotti fitosanitari.

Dabbadie ha poi parlato di un’acquacoltura biologica che può anche essere sviluppata in orti e colture urbane, dove gli escrementi di pesce possono essere usati come fertilizzante, specialmente nella produzione agricola nelle grandi città asiatiche.

Le conclusioni delle discussioni all’Aqua 2018 saranno riassunte in un libro, che illustrerà le buone pratiche per promuovere l’acquacoltura biologica sostenibile.

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