L’Egitto porta la raccolta dei dati sulla pesca direttamente nei porti. Quattro uffici prefabbricati, alimentati a energia solare e dotati di attrezzature di laboratorio di base, serviranno a registrare catture, sforzo di pesca, scarti, specie vulnerabili e informazioni socioeconomiche. Il progetto, sostenuto dalla FAO-GFCM e finanziato dall’Unione europea, punta a ottenere informazioni più complete e affidabili direttamente nei luoghi in cui opera la flotta.
I dati si raccolgono dove arriva il pescato
Il principio è semplice: avvicinare chi raccoglie le informazioni a chi pesca e ai luoghi in cui il pescato viene sbarcato.
È da questa esigenza che nasce il progetto pilota avviato dall’Agenzia egiziana per la protezione e lo sviluppo delle risorse lacustri e ittiche (LFRPDA), con il sostegno della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo della FAO (GFCM), della FAO Egitto e dell’Unione europea.
Quattro unità prefabbricate sono state installate in altrettanti porti lungo la costa mediterranea. Non saranno semplici uffici amministrativi: fungeranno da basi operative permanenti per la raccolta e il primo trattamento delle informazioni sulla pesca, con una dotazione laboratoristica essenziale e alimentazione solare.
L’obiettivo è ridurre uno dei problemi più concreti del monitoraggio: la distanza tra il luogo in cui l’attività di pesca avviene e quello in cui i dati vengono successivamente organizzati e analizzati.
Catture, scarti e specie vulnerabili sotto osservazione
Nei nuovi presidi potranno essere registrati volumi delle catture e sforzo di pesca, insieme a informazioni biologiche e socioeconomiche.
Il monitoraggio riguarderà anche gli scarti e la presenza di specie vulnerabili, elementi importanti per comprendere non soltanto quanto viene pescato, ma anche come l’attività delle flotte interagisce con le risorse marine.
Essere presenti direttamente nei punti di sbarco dovrebbe inoltre semplificare il trasporto dei campioni, ridurre alcuni passaggi logistici e rendere più frequente il confronto tra tecnici, pescatori e comunità locali.
Il risultato atteso è una raccolta più continua, più ordinata e più vicina alla realtà quotidiana delle flotte.
Per gestire meglio la pesca bisogna prima conoscerla meglio
Il progetto egiziano tocca un tema centrale per tutto il Mediterraneo: le decisioni sulla pesca valgono quanto i dati su cui vengono costruite.
Valutare lo stato degli stock, misurare lo sforzo di pesca o individuare eventuali criticità richiede informazioni affidabili e aggiornate. È un’esigenza che attraversa l’intero bacino e che emerge anche dalle più recenti valutazioni sullo stato delle risorse nel Mediterraneo e nel Mar Nero.
Per gli operatori c’è inoltre un elemento da chiarire: il progetto non introduce, allo stato attuale, nuovi obblighi per i pescatori. Interviene invece sul sistema che raccoglie e organizza le informazioni già necessarie al monitoraggio del settore.
Questo significa spostare l’attenzione dal semplice “controllare di più” al misurare meglio ciò che accade realmente nei porti e in mare.
Un modello pilota che potrebbe essere esteso
I quattro uffici sono stati realizzati nell’ambito di MedSea4Fish, il programma della GFCM dedicato al rafforzamento delle capacità scientifiche e tecniche dei Paesi mediterranei.
La GFCM considera i nuovi presidi anche un banco di prova: serviranno a capire se un sistema stabile di raccolta direttamente nei porti possa essere efficace e, in futuro, eventualmente replicato su scala più ampia.
Per ora si tratta dunque di una sperimentazione, non di un modello già validato.
Ma il principio è concreto: se si vogliono decisioni più precise sulla pesca, il primo passo è disporre di informazioni migliori. E raccoglierle direttamente nei porti può essere uno dei modi più semplici per avvicinare i numeri alla realtà delle flotte.
