Europêche, l’organo di rappresentanza dei pescatori nell’Unione europea, che rappresenta circa 45.000 proprietari di navi, pescatori sia artigianali che industrializzati, con 80.000 pescatori complessivi e 16 organizzazioni membri di 10 paesi europei, ha espresso preoccupazione per le informazioni dannose diffuse dalla Commissione Europea in merito alla pesca.
Secondo quanto riferito in una “nota stampa” sulla revisione del sistema di controllo della pesca dell’UE, recentemente diffusa dai servizi della Commissione europea ad alcuni membri del Parlamento europeo (MEP), principalmente all’interno della commissione per l’ambiente, viene lanciato l’allarme sulla posizione adottata dalla commissione per la pesca (PECH) che “potrebbe premiare e legalizzare valori in sottostima, portare a una pesca eccessiva e consentire che i rigetti illegali continuino inosservati, minacciano lo sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche marine“.
Secondo Europêche “queste affermazioni mettono ingiustamente in discussione il buon record di azione propositiva delle flotte dell’UE, danneggiano l’immagine del settore, mancando di empatia nei confronti dei pescatori e di connessione con le realtà organizzate della pesca europea“. Daniel Voces, amministratore delegato di Europêche, ha recentemente dichiarato alla stampa che “i pescatori europei hanno inviato una lettera aperta alla Commissione dove esprimono la loro irritazione nei confronti di una Commissione che ritrae l’industria della pesca come portavoce di azioni illegali e di continue violazioni delle regole“.
L’organizzazione Europêche ha interpretato tale atteggiamento come un continuo crescere del sentimento anti-UE nei confronti dei pescatori. Sono molte le tematiche che l’industria ittica vuole porre al centro dell’attenzione europea, compresa l’ipocrisia di alcuni settori industriali nei confronti di paesi meno sviluppati. A tal riguardo, la Global Tuna Alliance, ente indipendente che rappresenta le marche che commercializzano tonno propone di rivedere le quote di commercializzazione di tale tapiologia di pescato mentre le organizzazioni ecologiste sottolineano il ruolo fondamentale che giocano alcune pratiche di pesca nel collasso degli stock ittici, e che quindi dovrebbero essere fortemente ridotte o bandite.
Nel caso del tonno pinna gialla dell’oceano Indiano, sotto i riflettori finiscono i fish aggregating devices (FADs), strumenti che facilitano il raggruppamento di grandi banchi di tonni ma moltiplicano anche la probabilità di pescare esemplari non ancora maturi, incidendo sui tassi di riproduzione della specie. Un tema che sta innescando dibattito anche fuori contesto europeo, in vista della riunione dell’Indian Ocean Tuna Commission (IOTC), l’organismo di regolamentazione incaricato della gestione degli stock di tonno in quell’oceano. Le organizzazioni non europee accusano le autorità europee di sostenere la sostenibilità delle pesca in Europa e consentire la pratica della non sostenibilità fuori dal contesto europeo.
