In Adriatico meridionale è stato condotto il Programma SafeShark – da gap conoscitivi da colmare verso buone pratiche di gestione delle catture accidentali attraverso la partecipazione attiva di pescatori e autorità addette al controllo.
Circa il 45% delle specie di squali ed in generale i pesci cartilaginei (razze e squali) Mediterranei presentano popolazioni in declino o perfino sull’orlo dell’estinzione. Gli elasmobranchi del Mediterraneo sono tutelati da un ampio quadro normativo, in pratica, tuttavia, queste specie rischiano di scomparire.
Come nasce l’idea di un progetto per proteggere gli squali in Mediterraneo?
Squali e razze presentano spesso caratteristiche biologiche che li rendono molto più vulnerabili agli impatti antropici, tra cui la pesca. La maggior parte di queste specie possiede un ciclo vitale basato su bassa fecondità, lento accrescimento, raggiungimento della maturità sessuale in età avanzata e per le specie ovovivipare lunghi periodi di gestazione, tutte caratteristiche che in molti casi non assicurano una grande capacità di ripresa delle popolazioni sfruttate. Maturando in età avanzata molti squali vengono pescati prima di essersi potuti riprodurre almeno una volta. Purtroppo, biologia, ecologia e tassi di cattura di questi pesci organismi rimangono ancora poco conosciuti. Spesso, tra l’altro, essi non sono il target della pesca, ma risultano catturate come specie accessorie (by-catch) ed accidentalmente.

Quale è la specie target della attività ricerca?
La verdesca, spesso catturata accidentalmente durante la pesca al pesce spada con i palangari di superficie. Una specie per la quale in Mediterraneo ed in particolare per l’Adriatico meridionale dati quantitativi di esemplari catturati (e.g. lunghezza, condizione alla cattura, aree di maggior incidenza del fenomeno) sono scarsi o inesistenti. Conoscenze fondamentali per poter implementare azioni di gestione e di protezione su queste specie. Anche la legislazione inerente alla cattura accidentale di questi animali è complessa, e non sempre nota a chi per primo deve rispettarla, i pescatori, ma anche i commercianti e i comuni cittadini. Basti pensare che l’Italia è uno dei maggiori mercati al mondo per il consumo di carne di squalo, in alcuni casi anche di specie protette, e molto spesso si tratta di frodi alimentari. Ecco perché il WWF con il supporto della fondazione MAVA ha deciso d’investire in un progetto di conservazione e sensibilizzazione specifico su questi aspetti in un’area come l’Adriatico Meridionale, unica importante per gli squali pelagici come la verdesca.
Quali sono i partner del progetto?
SafeShark è un programma triennale (2018-2020) che WWF Italia, grazie alla collaborazione con altri uffici del WWF del Mediterraneo, ha lanciato nell’Adriatico meridionale – tra Italia ed Albania – in collaborazione con l’ONG INCA (Institute for Nature Conservation Albania), COISPA Tecnologia & Ricerca le cooperative di pesca locali della Marineria di Monopoli.
Quali gli obiettivi specifici?
Gli obbiettivi specifici del progetto SafeShark sono:
• aumentare la conoscenza del fenomeno della cattura accidentale di elasmobranchi in Italia e Albania
• valutare i tassi di sopravvivenza degli squali rilasciati in seguito a cattura accidentale e individuare insieme ai pescatori migliori pratiche di rilascio
• valutare il fenomeno della frode alimentare (Safeshark ha previsto anche l’analisi della catena di commercializzazione raccogliendo, tramite un semplice inventario di prodotti e rivenditori, più informazioni sui pattern e sulle motivazioni dietro l’etichettatura sbagliata degli elasmobranchi. Il progetto si è concentrato lungo le coste)
• rendere prioritario a livello di istituzioni nazionali (Italia e Albania) la gestione e la creazione di misure di conservazione appropriate per combattere il fenomeno della pesca accidentale di squali e la frode alimentare
Quale è stata la parte sperimentale e di ricerca applicata nel progetto e quali i principali risultati?
Pierluigi Carbonara (COISPA) ci spiega che per comprendere la sopravvivenza alla cattura e gli spostamenti a breve/medio termine delle popolazioni di verdesca del Mediterraneo centrale incluso l’Adriatico meridionale, alcuni esemplari di squali sono stati marcati con dispositivi satellitari, “pop-up tag”. Tag programmati per registrare una serie di dati (profondità, temperatura, velocità di nuoto ecc.) mentre sono attaccati agli squali, per poi staccarsi e raggiungere la superficie dove trasmettono tutti i dati via satellite.
“La sopravvivenza che abbiamo registrato è molto alta, oltre l’85% degli esemplari marcati è sopravvissuta. Quindi una strategia di mitigazione del fenomeno del by-catch basato sul rilascio degli esemplari di verdesca catturati durante la pesca avrebbe un impatto positivo. Inoltre, abbiamo scoperto che le verdesche hanno un pattern di movimenti verticali molto stabile, durante il giorno preferiscono nuotare in acque anche molto profonde fino oltre i 600 m, mentre durante la notte cacciano in superficie anche a pelo d’acqua. L’Adriatico meridionale durante il periodo estivo è un hot-spot molto importante per la verdesca (oltre il 75% degli esemplari è rimasto in zona). Probabilmente perché quest’area rappresenta un’ambiente favorevole all’alimentazione, un dato particolarmente interessante perché in un caso la verdesca marcata a largo di Bari in un mese ha nuotato fino a largo di Creta, confermando che nonostante abbia capacità natatorie per compiere grandi migrazioni la maggior parte degli esemplari preferisce l’Adriatico. Ulteriori dati sulle migrazioni di questa specie saranno forniti dai tag satellitari che registrano dati per un anno (i primi 5 esemplari con questa tipologia di tag è stata marcata l’estate scorsa e fra non molto inizierà a fornirci i primi dati)” dichiara Pierluigi Carbonara (COISPA).
COISPA si è occupata anche dello studio della dieta della verdesca, tramite analisi dei contenuti stomacali, la dieta della verdesca in Adriatico meridionale presenta tratti comuni con altre aree del Mediterraneo, basata essenzialmente su cefalopodi, ma con alcune differenze come i pesci ossei e diversi esemplari di uccelli (probabilmente esemplari che migrano attraversando l’Adriatico nel periodo estivo) ed un elevata incidenza di rifiuti marini. Lo studio di incidenza del by-catch di verdesca per la marineria di Monopoli ha evidenziato che ogni 7 pesci spada viene sbarcato una verdesca ed in termini di esemplari sbarcati il 16% dello sbarcato totale dei palangari di superficie è rappresentato da esemplari di verdesca.
In che modo sono state coinvolte le cooperative di pescatori?
Come molti pescatori hanno dichiarato, sia in Italia che in Albania, esiste molta disinformazione sulle regolazioni regionali e nazionali e, anche laddove conosciute, la loro applicazione è difficoltosa o insufficiente. SafeShark ha sottolineato l’importanza di una formazione mirata ai pescatori, sia con programmi regionali che nazionali, sulle misure necessarie per mitigare i fenomeni di catture accidentali e frodi alimentari, includendo anche l’identificazione delle specie, le misure tecniche e di raccolta e segnalazione dei dati. SafeSharks ha previsto due eventi di formazione a Monopoli e Chioggia per pescatori, Capitanerie di Porto e commercianti. Sono stati prodotti materiali di riferimento per tutte le parti coinvolte, inclusa una guida per l’identificazione delle specie di squalo e razza che compaiono più frequentemente come cattura accidentale e le relative legislazioni in vigore, in Italia e in Albania.
“Per rendere efficaci tutte queste misure di conservazione è necessario rafforzare la cooperazione tra le autorità e gli stakeholders, a livello regionale e nazionale, creando così un sistema di controllo e applicazione delle norme organico e coordinato. I pescatori rappresentano un anello chiave nella conservazione degli elasmobranchi, e la loro partecipazione e collaborazione è indispensabile per qualsiasi strategia di protezione. Per questo motivo, SafeSharks ha avviato un dialogo diretto con le comunità di pescatori, coinvolgendo anche i consumatori e la società civile, per trovare soluzioni condivise” dichiara Giulia Prato WWF Italia.
Cosa avverrà adesso che il progetto SafeShark è giunto a conclusione?
“Resta moltissimo lavoro da fare per garantire che le vigenti normative di tutela di squali e razze siano correttamente applicate, migliorando l’attuale gestione estremamente carente. Le attività proseguiranno grazie al nuovo progetto Medbycatch, coordinato da Birdlife nel Mediterraneo e implementato da WWF Italia a Monopoli, Porto Cesareo e Marsala. In questa seconda fase, sperimenteremo strategie di mitigazione delle catture accidentali sulla base delle scoperte ottenute con SafeShark, e coinvolgeremo altre marinerie nelle formazioni e sensibilizzazioni in un gioco di squadra. La conservazione degli elasmobranchi è un problema complesso, eterogeneo e in equilibrio precario tra economia, società e conservazione. Le azioni di conservazione, monitoraggio e ricerca richiedono del tempo per essere applicate, tempo che alcune specie potrebbero non avere. Insieme, possiamo riuscire in questa difficile missione di salvataggio per gli squali, e dare a queste specie un futuro migliore. Dipende solo da ognuno di noi.” sottolinea Giulia Prato.