Lavoro subaqueo: incidente mortale in impianto di acquacoltura

Mancano standard di sicurezza, prevenzione e qualificazione professionale nel settore

Lavoro subaqueo

Maricoltura, tonnare fisse, servizi e manutenzione della flotta peschereccia, servizi al turismo subacqueo, studi e ricerche applicate all’ambiente marino, alla pesca e all’acquacoltura, sono diversi gli ambiti operativi in cui vengono impiegati lavoratori tecnici subacquei, ed in cui non sono normati standard e procedure di sicurezza, qualificazione e aggiornamento professionale.

L’incidente occorso nelle acque di Piombino nei giorni scorsi su cui sta indagando la magistratura è costato la vita ad un subacqueo impegnato in attività di manutenzione routinarie in un impianto di acquacoltura, ed ha riportato alla ribalta l’esigenza di una maggiore regolamentazione del settore del lavoro subacqueo in tutte le specifiche operatività in cui viene svolto, e non solo nell’ambito industriale (metalmeccanico, portuale, edilizio).

Sono diversi i casi in cui per le più disparate esigenze di lavoro subacqueo vengono impiegati anche soggetti in possesso di solo brevetto sportivo, ignorate le visite mediche annuali che attestino l’idoneità fisica al lavoro e trascurati i protocolli di sicurezza. Anche in tema di controlli da parte dell’Autorità marittima sono stati a volte registrati comportamenti eterogenei, anche sulla base di una normativa confusa e contraddittoria che per quanto riguarda la disciplina della pesca subacquea professionale (DM Marina Mercantile 20/10/86) ammette anche il brevetto sportivo, una stortura che il MIPAAF dovrebbe al più presto correggere.

Le Regioni, infine, intervengono sulla materia in termini scoordinati, senza un quadro di riferimento nazionale, stabilendo profili professionali e relative esigenze formative che da un lato disconoscono le diverse professionalità del lavoro subacqueo, dall’altro complicano l’ottenimento di crediti formativi che agevolerebbero la regolarizzazione del settore con corsi di qualificazione alla portata di tutti i lavoratori subacquei già operativi.
Un caos a responsabilità istituzionale che rende le morti bianche sott’acqua sempre meno ammissibili.

Così in una nota AGCI Agrital

 

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