In Sicilia sarebbero quasi 16 mila le tonnellate di olio ancora invendute a fine campagna. Il dato è stato indicato il 10 settembre dall’imprenditore Manfredi Barbera, che lo ha ricondotto alle informazioni del Sistema informativo agricolo nazionale.
La situazione viene collegata soprattutto al divario di prezzo tra l’olio italiano e quello prodotto in altri Paesi europei. Quando la differenza supera determinati livelli, sostiene Barbera, la domanda di prodotto italiano rallenta e aumentano le giacenze.
Il problema non riguarda solo la Sicilia
Secondo i dati citati dall’imprenditore, a livello nazionale le giacenze arriverebbero a quasi 200 mila tonnellate a fronte di una produzione di circa 330 mila tonnellate. La quota siciliana sarebbe vicina a 16 mila tonnellate.
Il dato va letto come una stima attribuita
Le cifre sono state fornite da Barbera durante il convegno “L’isola del Tesolio”. È quindi corretto presentarle come dati da lui richiamati sulla base del sistema informativo agricolo nazionale, non come un nuovo rilevamento autonomo della Regione.
Le giacenze pesano sulla nuova campagna
L’olio ancora in magazzino occupa capacità di stoccaggio e immobilizza risorse finanziarie proprio mentre le aziende devono acquistare le olive della nuova campagna. Questo aumenta la pressione sulla liquidità delle imprese.
Il confronto con la grande distribuzione
Barbera ha richiamato la necessità di un rapporto più strutturato con la grande distribuzione, canale nel quale si concentra una parte molto rilevante delle vendite. Il nodo resta però il differenziale di prezzo tra prodotto italiano e concorrenti europei.
