Cronaca | Palermo, 19 misure cautelari sui certificati necroscopici

L’inchiesta della Procura coinvolge 17 impresari funebri e due medici legali dell’Asp. Le accuse, ancora da verificare nel processo, riguardano presunti certificati rilasciati senza accertamento diretto.

Immagine illustrativa di un palazzo di giustizia con presenza delle forze dell'ordine

Immagine illustrativa generata con AI

L’inchiesta della Procura di Palermo coinvolge 17 impresari funebri e due medici legali dell’Asp. Secondo l’accusa, alcuni certificati necroscopici sarebbero stati rilasciati senza un accertamento diretto sui defunti e dietro pagamento di denaro. Le contestazioni dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.

Un’ordinanza del gip di Palermo ha disposto misure cautelari nei confronti di 19 persone nell’ambito di un’inchiesta sul rilascio di certificati necroscopici relativi a decessi avvenuti in abitazione. Il provvedimento riguarda 17 impresari di pompe funebri e due medici legali dell’Azienda sanitaria provinciale.

Cosa contesta la Procura di Palermo

Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni imprenditori funebri si sarebbero rivolti ai due medici per ottenere certificati necessari alle successive autorizzazioni comunali, tra cui trasporto, inumazione e cremazione. L’ipotesi accusatoria è che i documenti siano stati rilasciati senza che i professionisti avessero effettuato personalmente il controllo sui defunti e dietro il pagamento di somme di denaro.

Le misure disposte dal gip

Per i 17 impresari è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Per uno dei due medici, ancora in servizio, è stata disposta la sospensione per un anno dallo svolgimento di attività di pubblico servizio; per l’altro, in pensione, il divieto di esercitare la professione medica. I due professionisti sono indagati per corruzione e falso ideologico.

Un procedimento ancora nella fase cautelare

L’indagine si è avvalsa, secondo quanto comunicato, di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. La Procura ritiene che sia emerso un presunto sistema illecito collegato al rilascio dei certificati, ma il quadro descritto resta quello dell’accusa e non equivale a un accertamento definitivo di responsabilità.

Contestazioni che dovranno essere vagliate

Le persone coinvolte mantengono le garanzie previste dall’ordinamento e le contestazioni saranno sottoposte alle successive verifiche giudiziarie. Nel raccontare il caso è quindi necessario distinguere i fatti processuali già avvenuti — l’ordinanza e le misure cautelari — dalle responsabilità penali, che non possono essere considerate accertate in questa fase.

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