Pesca UE, il Consiglio apre al rinnovo della flotta

Nel quadro 2028-2034 entra il sostegno agli investimenti su imbarcazioni esistenti e nuove, con vincoli sulla capacità. Cambia anche l’architettura dei fondi europei. L’Italia chiede più spazio per competitività, sicurezza e ricambio generazionale.

Consiglio Agrifish UE sulla modernizzazione della flotta peschereccia

Consiglio Agricoltura e Pesca dell’UE del 29 settembre 2026 a Bruxelles.

Il Consiglio dell’UE ha raggiunto il 29 settembre una posizione negoziale parziale sul sostegno europeo a pesca e acquacoltura per il 2028-2034. Il testo apre al finanziamento della modernizzazione della flotta, compresi investimenti su imbarcazioni esistenti e nuove, ma introduce salvaguardie per evitare aumenti della capacità di pesca. Le risorse complessive non sono ancora definite e il testo dovrà ora essere negoziato con il Parlamento europeo.

Il Consiglio dell’UE apre alla possibilità di utilizzare il futuro sostegno europeo anche per modernizzare la flotta e investire in nuove imbarcazioni. È uno dei passaggi più rilevanti della posizione raggiunta il 29 settembre a Bruxelles sul quadro destinato a finanziare la politica comune della pesca, l’acquacoltura, le politiche marittime e il Patto europeo per gli oceani dal 2028 al 2034.

La novità riguarda direttamente alcuni dei problemi strutturali del settore: età delle barche, sicurezza a bordo, consumi energetici, condizioni di lavoro e difficoltà di attrarre nuove generazioni. L’apertura agli investimenti non elimina però i vincoli legati alla sostenibilità: il sostegno pubblico dovrà essere costruito in modo da non tradursi automaticamente in maggiore pressione sugli stock.

Flotta, cosa cambia nel quadro 2028-2034

La posizione del Consiglio individua modernizzazione e innovazione tra gli obiettivi del futuro sostegno europeo, insieme a ricambio generazionale, transizione energetica, decarbonizzazione, pesca e acquacoltura sostenibili, resilienza delle comunità costiere ed economia blu.

Il principio interessa sia le unità esistenti sia quelle nuove. Gli investimenti potranno contribuire a migliorare sicurezza e condizioni di lavoro, ridurre consumi ed emissioni e accompagnare l’ingresso di nuovi pescatori.

Il cambiamento riguarda anche il modo in cui arriveranno le risorse. Nel nuovo Quadro finanziario pluriennale l’attuale FEAMPA verrebbe ricompreso nella più ampia architettura dei piani nazionali e regionali di partenariato, insieme ad altri strumenti oggi separati. L’obiettivo è semplificare i finanziamenti e lasciare maggiore flessibilità agli Stati membri.

La questione si inserisce in un confronto aperto da tempo anche in Italia sulla necessità di garantire alla pesca strumenti e risorse riconoscibili nel bilancio europeo post-2027, evitando che il settore perda peso all’interno della nuova architettura finanziaria.

Le cifre complessive, però, non sono ancora definite. La posizione del 29 settembre è parziale proprio perché le questioni finanziarie restano nel negoziato generale sul bilancio UE 2028-2034. Il mandato approvato dal Consiglio costituisce ora la base per il confronto con il Parlamento europeo.

Nuove imbarcazioni sì, ma con vincoli sulla capacità

L’apertura al rinnovo della flotta non equivale a un ritorno agli incentivi senza condizioni.

Per determinati investimenti e acquisti di pescherecci, il testo prevede che non venga introdotta capacità di pesca aggiuntiva senza il preventivo ritiro di capacità esistente. Sono inoltre previste regole specifiche per la piccola pesca costiera.

Il quadro dovrà rispettare anche l’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio sui sussidi alla pesca, vincolante per l’UE dal settembre 2025, mentre controllo e raccolta dei dati vengono confermati come elementi centrali per la gestione sostenibile delle risorse.

Il tema della flotta è stato affrontato anche separatamente durante lo stesso Consiglio. Francia, Italia e altri dieci Stati membri hanno sostenuto un’iniziativa per rimuovere alcuni ostacoli alla modernizzazione, facilitare gli investimenti sulle unità esistenti e creare condizioni per imbarcazioni più efficienti e sicure. La richiesta riguarda anche l’adeguamento delle regole sulla capacità per consentire tecnologie di propulsione meno emissive e migliori condizioni di lavoro a bordo.

In parallelo resta aperto un dossier diverso, che riguarda il FEAMPA 2021-2027. La Commissione ha proposto il 21 settembre di semplificare l’attuale fondo, rendere più flessibili le regole per sostituzione dei motori e modernizzazione e rafforzare il sostegno al ricambio generazionale.

L’Italia chiede un cambio di rotta

Nel confronto che ha preceduto l’intesa, Francesco Lollobrigida ha collegato la richiesta di maggiore sostegno alla flotta alla perdita di capacità economica e occupazionale della pesca italiana.

Il ministro ha chiesto un “cambio di passo” nelle politiche europee, indicando come priorità il rinnovo delle imbarcazioni, la sicurezza dei lavoratori, il reddito delle imprese e il ricambio generazionale.

Secondo i dati presentati da Lollobrigida, dal 2013 i battelli attivi italiani sarebbero diminuiti di circa il 20%, il volume della produzione di oltre il 40% e il valore di circa il 20%, mentre gli occupati sarebbero passati da circa 26.000 a 18.000.

Il punto sostenuto dall’Italia è che la sostenibilità ambientale debba procedere insieme alla capacità delle imprese di produrre reddito, mantenere occupazione e attrarre nuovi pescatori.

Lollobrigida ha inoltre contestato le politiche di riduzione della flotta seguite negli anni precedenti e chiesto una moratoria su alcune misure. Queste valutazioni appartengono alla posizione del Governo italiano e non fanno parte delle conclusioni approvate dal Consiglio.

Kadis sostiene la modernizzazione, ma pone un limite

Anche la Commissione riconosce che la pesca europea deve poter modernizzare la propria flotta.

Il commissario alla Pesca e agli Oceani Costas Kadis ha indicato la necessità di aiutare il settore a modernizzarsi, adattarsi e restare competitivo, collegando gli investimenti alla transizione energetica, alla resilienza e alla sostenibilità.

La Commissione mantiene però una posizione più prudente sul finanziamento di nuove imbarcazioni. Kadis ha richiamato le preoccupazioni su alcune modifiche introdotte dal Consiglio e, in particolare, sul rischio che il sostegno pubblico possa produrre sovraccapacità o una maggiore pressione sugli stock.

La distinzione è importante: Consiglio e Commissione condividono la necessità di modernizzare il settore, ma il confronto resta aperto sulle condizioni con cui finanziare il rinnovo delle imbarcazioni.

Per le imprese, quindi, la decisione del 29 settembre non significa che siano già disponibili contributi per acquistare nuovi pescherecci. Significa che nel quadro europeo 2028-2034 modernizzazione e rinnovo della flotta entrano esplicitamente tra gli investimenti che potranno essere sostenuti dall’UE, entro condizioni ancora da definire nel negoziato legislativo.

Restano aperte tre questioni decisive: quante risorse saranno effettivamente destinate alla pesca, quali condizioni accompagneranno gli investimenti sulle imbarcazioni e quale sarà il testo finale concordato con il Parlamento europeo.

Il passaggio di Bruxelles indica però una direzione precisa: la sostenibilità della pesca europea non viene più affrontata soltanto attraverso la gestione dello sforzo e della capacità. Nel confronto entrano con maggiore forza anche efficienza della flotta, sicurezza del lavoro, transizione energetica, competitività e ricambio generazionale.

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