A Mazara del Vallo proclamato lo stato di agitazione dei pescatori. Sullo sfondo il caro carburanti, il bando regionale da 17,1 milioni e la mobilitazione annunciata per il 22 ottobre nello Stretto di Messina.
La protesta delle marinerie siciliane si sviluppa ormai su due fronti. A Mazara del Vallo Flai Cgil e Uila Uil Trapani hanno proclamato lo stato di agitazione dei pescatori dopo l’assemblea del 26 settembre, convocata per discutere il forte aumento dei costi di esercizio e le condizioni economiche del comparto. Al centro della protesta ci sono soprattutto il caro carburanti e le modalità previste dal bando regionale destinato a compensare parte dei maggiori costi sostenuti dalle imprese della pesca.
A Catania, invece, la Federazione armatori siciliani ha annunciato insieme agli operatori calabresi un blocco dello Stretto di Messina per il 22 ottobre, al quale dovrebbero partecipare circa cento pescherecci. L’iniziativa, secondo gli armatori, può essere evitata se prima arriveranno risposte concrete.
A Mazara il nodo è anche come vengono distribuiti gli aiuti
Il bando pubblicato dal Dipartimento regionale della Pesca mediterranea dispone complessivamente di 17,1 milioni di euro: 12,1 milioni arrivano dal FEAMPA 2021-2027 e altri 5 milioni sono stati stanziati dal bilancio regionale. La misura prevede indennizzi per i maggiori costi di produzione legati al rincaro dei carburanti nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026. Le domande potranno essere presentate dall’1 al 10 ottobre.
I sindacati chiedono modifiche al bando
Flai e Uila chiedono che il bando tenga conto dei contratti “alla parte” e di comparto stipulati tra armatori e pescatori e regolati dalla contrattazione nazionale, in modo che gli effetti degli aiuti possano tradursi in un beneficio concreto anche per i lavoratori imbarcati. Le organizzazioni chiedono inoltre un confronto con l’assessore regionale alla Pesca Luca Sammartino e con le rappresentanze datoriali. In assenza di risposte, le organizzazioni hanno prospettato ulteriori iniziative di mobilitazione.
Il confronto riguarda dunque non soltanto l’ammontare delle risorse disponibili, ma anche il meccanismo attraverso il quale gli aiuti vengono distribuiti lungo la filiera.
Il 22 ottobre gli armatori annunciano il blocco dello Stretto
La protesta di Mazara arriva pochi giorni dopo l’assemblea delle marinerie siciliane svoltasi al porto di Catania. In quella sede gli armatori hanno annunciato il blocco dello Stretto contro il caro carburante, chiedendo un tetto al prezzo del gasolio destinato alla pesca professionale e precisando che la mobilitazione potrà essere evitata se arriveranno prima risposte strutturali.
Secondo quanto dichiarato dal presidente della Federazione armatori siciliani Fabio Micalizzi, gli operatori chiedono un prezzo compreso tra 0,40 e 0,50 euro al litro in condizioni ordinarie e comunque non superiore a 0,60-0,70 euro nell’attuale fase di emergenza. La Federazione considera insufficienti, da sole, le misure compensative basate su crediti d’imposta e altri strumenti di sostegno.
La richiesta è intervenire direttamente sul prezzo del gasolio
Sul fronte nazionale, il credito d’imposta sul carburante ha già fornito un primo sostegno al settore, con quasi 7 milioni di euro riconosciuti alle imprese della pesca. Le organizzazioni continuano però a chiedere misure più strutturali.
La protesta di Mazara e quella annunciata nello Stretto hanno soggetti e richieste non perfettamente coincidenti, ma indicano lo stesso problema: il costo dell’energia incide direttamente sulla capacità delle imprese di continuare a pescare e, nei sistemi di remunerazione alla parte, anche sul reddito dei lavoratori imbarcati. È su questo terreno che si misureranno gli effetti del bando regionale e le eventuali risposte delle istituzioni.
Il bando e le modalità di accesso agli indennizzi sono disponibili sul portale ufficiale della Regione Siciliana.
