QFP 2028-2034, il fondo unico riapre il nodo pesca

A Strasburgo Giuseppe Lupo torna contro l’accorpamento di coesione, agricoltura e pesca. Il Parlamento chiede risorse distinte e per il settore ittico porta la dotazione da 1,77 a 6,50 miliardi a prezzi 2025.

Giuseppe Lupo, europarlamentare, sul QFP 2028-2034

A Strasburgo Giuseppe Lupo torna contro l’accorpamento di coesione, agricoltura e pesca. Il Parlamento chiede risorse distinte e per il settore ittico porta la dotazione da 1,77 a 6,50 miliardi a prezzi 2025.

Nel negoziato sul QFP 2028-2034 non conta soltanto quanto l’Europa destinerà alla pesca, ma quanto di queste risorse resterà chiaramente riconoscibile e programmabile. È su questo punto che si concentra il confronto sull’accorpamento dei fondi.

Il futuro finanziario della pesca europea torna in plenaria a Strasburgo. Questa volta il nodo non è soltanto quanti miliardi saranno disponibili dal 2028, ma dentro quale struttura finiranno e con quali garanzie potranno essere utilizzati dal settore.

Giuseppe Lupo, europarlamentare PD e componente della commissione Pesca, ha ribadito la contrarietà all’accorpamento delle risorse per coesione, agricoltura e pesca in un unico fondo, intervenendo nel dibattito sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

“Dobbiamo garantire le risorse per l’agricoltura e la pesca, fondamentali per le nostre comunità, per l’ambiente e per la sicurezza alimentare”, ha dichiarato.

Dietro il confronto istituzionale c’è una questione molto concreta per imprese e territori: avere risorse dedicate significa poter sapere con maggiore certezza quanto sarà realmente disponibile per pesca e acquacoltura e programmare gli investimenti su più anni.

Il problema non è soltanto quanto ma dove

La proposta della Commissione europea cambia profondamente l’attuale architettura dei finanziamenti.

Nel QFP 2028-2034 i principali fondi gestiti da Stati e regioni confluiscono nei nuovi Piani di partenariato nazionali e regionali, che comprendono anche le politiche agricole e della pesca.

La Commissione prevede per pesca e acquacoltura almeno 2 miliardi di euro a prezzi correnti come dotazione protetta per alcune componenti della Politica comune della pesca, lasciando al settore la possibilità di accedere anche ad altre linee del bilancio.

È proprio questa maggiore flessibilità a dividere le istituzioni europee.

Perché un conto è poter concorrere a più strumenti finanziari. Un altro è sapere in partenza quante risorse sono effettivamente riservate alla pesca.

Da 1,77 a 6,50 miliardi

La distanza emerge con chiarezza mettendo a confronto le cifre a prezzi costanti 2025.

Nella proposta della Commissione, la quota specificamente individuata per la pesca vale 1,77 miliardi di euro.

La posizione approvata dal Parlamento europeo porta invece questa dotazione a 6,50 miliardi, pari a 7,29 miliardi a prezzi correnti, chiedendo che siano chiaramente vincolati a pesca e acquacoltura.

A questi il Parlamento affianca altri 1,69 miliardi a prezzi correnti per la dimensione esterna della pesca, che comprende gli accordi di partenariato e la partecipazione alle organizzazioni regionali di gestione.

È lo stesso divario già emerso nel precedente approfondimento di Pesceinrete sul confronto tra Commissione e Parlamento sul futuro finanziario della pesca.

La questione oggi fa però un passo ulteriore: non riguarda soltanto l’entità della dotazione, ma se la pesca debba mantenere una propria riconoscibilità finanziaria oppure essere assorbita in una struttura molto più ampia.

Il Parlamento difende fondi distinti

La posizione dell’Eurocamera sul nuovo bilancio è già definita.

Il Parlamento ha chiesto un QFP pari all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’Unione, tenendo il rimborso del debito NextGenerationEU al di fuori di questa soglia.

Ha inoltre contestato un’eccessiva concentrazione delle diverse politiche nei piani nazionali, chiedendo finanziamenti adeguati e distinti per politiche come coesione, agricoltura e pesca, come indicato nel rapporto del Parlamento europeo sul QFP 2028-2034.

L’intervento di Lupo a Strasburgo si inserisce in questa linea.

“È importante quanto investiamo sul futuro dell’Europa, ma è importante anche come spendiamo le risorse”, ha affermato l’europarlamentare, richiamando anche il ruolo delle regioni e del Parlamento nella futura governance del bilancio.

Perché cambia qualcosa per le imprese

Per il settore ittico il tema può sembrare distante dai problemi quotidiani delle imprese. In realtà determina il quadro nel quale potranno essere finanziati nei prossimi anni ammodernamento delle imbarcazioni, sicurezza a bordo, innovazione, transizione energetica, acquacoltura, ricambio generazionale e sviluppo delle comunità costiere.

Con risorse chiaramente vincolate il settore conosce in anticipo la dimensione finanziaria sulla quale può contare.

Con una struttura più flessibile aumenta invece il peso delle scelte che saranno compiute nei piani nazionali e regionali e, di conseguenza, anche la competizione tra priorità differenti.

È questo il passaggio che rende il negoziato sul QFP decisivo per la pesca.

La Commissione punta sulla flessibilità del nuovo sistema. Il Parlamento chiede maggiori garanzie sulle risorse dedicate.

Tra queste due impostazioni si deciderà non soltanto quanto l’Europa investirà nella pesca dal 2028 al 2034, ma quanto quel denaro sarà realmente identificabile e programmabile dal settore.

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