Packaging e PPWR: la filiera italiana tra riduzione degli imballaggi e crescita della domanda

Tra obiettivi europei di riduzione del packaging e crescita della domanda di sicurezza alimentare, l'industria italiana si riunisce al Senato con Giflex per tracciare la rotta verso la sostenibilità economica e tecnologica

Packaging Industry Between Green Deal Goals and Market Reality

Packaging Industry Between Green Deal Goals and Market Reality

Il settore del packaging si trova oggi al centro di una tempesta perfetta, sospinto tra le ambizioni ambientali del Green Deal e le necessità concrete di un mercato che chiede sempre più protezione per i prodotti. L’incontro “Filiera a confronto”, svoltosi presso il Senato su iniziativa del senatore Gianluca Cantalamessa e organizzato da Giflex, ha messo a nudo un paradosso fondamentale: come è possibile ridurre drasticamente la quantità di imballaggi se i consumatori e la sicurezza alimentare ne richiedono paradossalmente di più?

Il Regolamento Europeo (PPWR) fissa obiettivi ambiziosi, puntando a una riduzione dei rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, fino al 15% nel 2040. Tuttavia, questi target si scontrano con un trend di consumo che, complice l’effetto post-pandemico e l’esplosione dell’e-commerce, premia le confezioni capaci di garantire igiene e una shelf-life prolungata. Per il comparto alimentare, e in particolare per quello ittico dove la deperibilità è altissima, il packaging non è un semplice scarto, ma un alleato indispensabile contro lo spreco alimentare. Alberto Palaveri, presidente di Giflex, ha sottolineato come il rischio del PPWR sia quello di leggere l’imballaggio solo come un problema da eliminare, ignorando che esso rappresenti in realtà uno strumento essenziale per la sostenibilità del prodotto contenuto.

L’Italia si presenta a questa sfida da leader europea, con una filiera che nel 2024 ha superato i 17 milioni di tonnellate di produzione e un fatturato di circa 38 miliardi di euro. Nonostante il primato nel riciclo, con tassi che per la carta superano il 90%, il sistema industriale avverte forti scosse. Andrea D’Amato, della Federazione Carta e Grafica, ha evidenziato una dinamica preoccupante: i costi energetici elevati e le asimmetrie normative stanno spingendo una parte del materiale recuperato fuori dai confini europei, indebolendo la competitività nazionale e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro in un settore che rappresenta il 1,7% del PIL nazionale.

La voce dei protagonisti della filiera è dunque univoca: servono pragmatismo e neutralità tecnologica. Vittorio Cino di Centromarca ha ribadito che per i grandi brand il packaging è parte integrante dell’identità di marca e una piattaforma informativa fondamentale. Penalizzarlo senza una visione d’insieme significherebbe indebolire l’intero largo consumo italiano.

La strategia proposta per affrontare il 2030 si basa su tre pilastri: l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente della filiera, l’avvio di un’indagine conoscitiva al Senato e la richiesta di tempi certi per gli investimenti tecnologici. Solo così la transizione verde potrà coniugare la tutela dell’ambiente con la tenuta economica di un sistema industriale d’eccellenza.

 

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