Il ricambio generazionale nella pesca non si misura soltanto dal numero di giovani che salgono a bordo. Per Maria Laurenza il punto è allargare la formazione alle attività che costruiscono valore intorno al pescato: prima trasformazione, commercializzazione, qualità e nuove tecnologie. È qui che può nascere un’offerta professionale più ampia per le nuove generazioni.
La domanda non è soltanto chi sostituirà chi oggi lavora sulle imbarcazioni. È quale lavoro la pesca sarà in grado di offrire nei prossimi anni, dentro e fuori bordo.
È il cuore della dichiarazione che Maria Laurenza, segretaria generale UILA Pesca, ha rilasciato a Pesceinrete in occasione del Blue Friday – Il venerdì del pescatore, ospitato dall’Istituto “Francesco Ferrara” di Mazara del Vallo.
“Il settore ha bisogno di formazione, ma una formazione moderna, innovativa, una formazione che parli non solo di cattura a bordo, ma che parli dell’indotto e che quindi parli di prima trasformazione, che parli di commercializzazione del pescato, di valorizzazione della qualità, di nuove tecnologie”, sottolinea Maria Laurenza.
La pesca ha bisogno di professionalità, non solo di equipaggi
Il passaggio sposta il ricambio generazionale fuori da una lettura esclusivamente anagrafica. Formare nuovi pescatori e formare nuove professionalità per la pesca non coincidono.
Prima trasformazione, commercializzazione, qualità e tecnologie aprono competenze che si sviluppano lungo la filiera e che possono interessare anche giovani che non provengono dalle famiglie tradizionalmente legate alle marinerie. Significa pensare alla pesca non soltanto come attività di cattura, ma come sistema professionale che continua dopo lo sbarco.
Il tema trova riscontro anche nel quadro europeo. Il primo rapporto sociale annuale della Commissione europea su pesca, acquacoltura e trasformazione, pubblicato nel giugno 2026, individua tra le criticità del settore l’invecchiamento della forza lavoro e il limitato ricambio generazionale, insieme alle condizioni di lavoro, alla protezione sociale e alle opportunità di istruzione e formazione.
Il 21 settembre la Commissione europea ha inoltre proposto una modifica mirata del FEAMPA che comprende, tra gli obiettivi, un sostegno maggiore al ricambio generazionale attraverso una più alta intensità degli aiuti ai giovani pescatori e la rimozione di alcuni ostacoli al trasferimento delle imprese.
Il valore si costruisce anche oltre lo sbarco

Nella lettura di Maria Laurenza, allargare le competenze diventa ancora più importante in un settore nel quale le giornate disponibili per la cattura si riducono.
“Crediamo profondamente che per sopravvivere la pesca abbia bisogno non soltanto dell’attività di cattura a bordo, perché le giornate diventano sempre di meno, ma anche dello sviluppo delle attività collaterali e quindi di tutto l’indotto”, afferma Maria Laurenza.
Il punto economico è chiaro: se il lavoro e il reddito della filiera dipendono esclusivamente da ciò che viene catturato, lo spazio professionale resta ristretto. Se invece il pescato genera competenze e attività nella trasformazione, nella vendita, nella valorizzazione della qualità e nell’innovazione, il perimetro del lavoro si allarga senza coincidere necessariamente con un posto a bordo.
La ristorazione entra nella stessa filiera
È in questa prospettiva che assume significato il confronto con gli studenti dell’Istituto “Francesco Ferrara”. Non perché debbano diventare pescatori, ma perché una parte di loro potrà lavorare nella ristorazione e diventare domani acquirente, trasformatore e valorizzatore del prodotto ittico.
“Abbiamo voluto portare all’interno dell’istituto alberghiero le nostre tradizioni, le tradizioni dei nostri pescatori, con l’obiettivo di far conoscere il settore a dei giovani che probabilmente saranno i futuri ristoratori”, spiega Maria Laurenza.
Conoscere specie, stagionalità, qualità, tecniche di produzione e caratteristiche del pescato significa avere strumenti migliori per acquistarlo e utilizzarlo. È un rapporto che collega direttamente produzione, trasformazione e mercato.
Un giovane, dunque, non deve necessariamente salire su una barca per trovare nella pesca uno spazio professionale.
Il ricambio generazionale, letto così, non coincide con la semplice sostituzione degli equipaggi. Significa costruire una filiera capace di offrire competenze e lavoro intorno al prodotto, mantenendo contemporaneamente attrattiva l’attività in mare.
La domanda finale diventa allora più ampia: non soltanto quanti giovani entreranno nella pesca, ma quali competenze e quali lavori troveranno quando decideranno di farlo.