Economia e Diritto | Sicilia, crescita sopra la media ma restano i nodi strutturali

Le elaborazioni TEHA indicano un aumento del PIL regionale del 9,3% tra 2019 e 2024 e un forte recupero dell’occupazione. I dati più recenti della Banca d’Italia confermano il miglioramento, ma mostrano ancora fragilità su lavoro, demografia e redditi.

Le elaborazioni TEHA indicano un aumento del PIL regionale del 9,3% tra 2019 e 2024 e un forte recupero dell’occupazione. I dati più recenti della Banca d’Italia confermano il miglioramento, ma mostrano ancora fragilità su lavoro, demografia e redditi.

La Sicilia arriva a settembre con indicatori economici migliori rispetto a pochi anni fa, ma il quadro resta più articolato di quanto racconti una singola percentuale. Secondo le elaborazioni presentate da TEHA Group, il PIL regionale è cresciuto del 9,3% tra il 2019 e il 2024, contro il 5,3% nazionale, mentre il tasso di occupazione ha guadagnato 6,8 punti percentuali. Numeri che segnalano un recupero importante, da leggere però insieme alle criticità strutturali che continuano a caratterizzare l’economia dell’Isola.

Il punto non è stabilire se la Sicilia stia “bene” o “male”, ma capire se la crescita degli ultimi anni possa diventare stabile e diffusa. La stessa Banca d’Italia, nel rapporto annuale pubblicato a giugno, ha descritto un’economia regionale ancora in espansione nel 2025, ma con una dinamica in rallentamento nella seconda parte dell’anno.

Il recupero di PIL e occupazione

Le elaborazioni TEHA collocano la Sicilia tra le regioni che hanno recuperato più terreno nel quinquennio successivo al 2019. L’aumento del PIL del 9,3% supera la media italiana e si accompagna a un miglioramento del mercato del lavoro. La crescita dell’occupazione rappresenta uno degli elementi più significativi perché incide direttamente sulla capacità del sistema regionale di trasformare investimenti e attività economica in reddito e opportunità.

Gli investimenti restano decisivi

Il dossier “Verso Sud” individua inoltre nella Sicilia uno dei territori con maggiore potenziale di attrazione degli investimenti nel Mezzogiorno. Tra infrastrutture, industria, energia, logistica e innovazione, la capacità di trasformare progetti e risorse disponibili in cantieri, produzione e lavoro sarà uno dei principali banchi di prova dei prossimi anni.

La crescita, tuttavia, non è uniforme. Le differenze tra territori, settori e fasce della popolazione restano marcate e rendono necessario distinguere tra recupero congiunturale e sviluppo strutturale.

Il divario non è ancora chiuso

Il rapporto 2026 della Banca d’Italia ricorda che nel 2025 l’attività economica siciliana è cresciuta dello 0,6%, leggermente più della media italiana, ma in rallentamento. L’occupazione ha continuato ad aumentare, mentre sono diminuite quella femminile e, in misura più consistente, quella dei lavoratori tra 25 e 34 anni e dei laureati. Anche le retribuzioni reali non hanno ancora recuperato pienamente la perdita accumulata negli anni precedenti.

La sfida è rendere stabile la crescita

È qui che si misura il passaggio più importante. Una fase di recupero può migliorare gli indicatori in pochi anni; molto più difficile è trasformarla in crescita duratura, capace di ridurre i divari territoriali, trattenere giovani e competenze e aumentare la produttività delle imprese.

Per la Sicilia, quindi, i dati positivi rappresentano un punto di partenza. Il risultato più importante sarà capire se questa dinamica saprà continuare anche quando verrà meno la spinta straordinaria di alcune misure pubbliche e quando gli investimenti dovranno tradursi in maggiore competitività del sistema regionale.

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