Il presente documento vuole evidenziare e rilevare le anomalie e le incongruenze, nonché, l’illegittimità che l’emendamento 19.101 all’Art.19 del Testo Unico Ittico, da noi battezzato come “emendamento-beffa”, porta in sé e le conseguenze socio-economiche dannose che potrà arrecare in futuro qualora venisse definitivamente approvato.
Innanzitutto, la materia del Tonno Rosso, è di competenza sovranazionale, precisamente dell’ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonnidi dell’Atlantico) e dell’Unione Europea che fin dall’anno 1997 vi ha aderito. È la stessa Unione Europea che regolamenta e disciplina i principi tra gli Stati membri, mediante le Raccomandazioni, stabilendo periodicamente l’intero sistema delle quote ammissibili di cattura e delle imbarcazioni ad esse autorizzate.
Ogni Stato membro ha l’obbligo di muoversi all’interno di questa regolamentazione senza mai ignorarla e/o contravvenirla.
Secondo, a supporto di quanto sopra, negli anni, anche la giurisprudenza amministrativa, attraverso le varie sentenze del TAR del Lazio e del Consiglio di Stato, è stata unanime e concorde nel legittimare la normativa italiana vigente in materia di tonno rosso. Ciò a testimonianza, come fino ad oggi l’Italia abbia correttamente normato la pesca del tonno rosso accogliendo ed applicando i principi unionali ed internazionali.
Terzo, dal 2008 in avanti, tutti gli attuali operatori del comparto tonniero (armatori del sistema a circuizione e a palangari), per attenersi alla legislazione nazionale, europea ed internazionale, si sono visti costretti ad accumulare legalmente i contingenti individuali di quote di cattura tonno, senza lesinare alcuno sforzo economico, per poter espletare regolarmente l’attività e rimanere entro i limiti inderogabili fissati, di volta in volta, dall’Amministrazione statale, pena l’esclusione e la fuoriuscita dal settore ittico.
Quarto, solo operando in tal modo le politiche di controllo della pesca e quelle di riduzione dello sforzo di pesca, nel campo del Tonno rosso, hanno prodotto risultati più che soddisfacenti.
Questo modus operandi ha consentito, tra l’altro, alla specie Tonno rosso di ripopolarsi nel mare Mediterraneo, allontanando definitivamente la scure dell’inserimento della specie nella black-list CITES (convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione).
Tra l’altro, dati scientifici confermerebbero la riproduzione del Tonno rosso anche durante il periodo in cui esso, dopo essere stato pescato vivo, viene rinchiuso nelle gabbie dei siti di stabulazione per il mantenimento e l’ingrasso.
Quinto, solo questo criterio di contingentamento del comparto tonniero, ha e potrà garantire, anche nel futuro, la piena sostenibilità economica dell’intera flotta peschereccia interessata (circa 70 ditte e/o società che operano nell’assoluta legalità e nel rispetto della normativa vigente), nonché, un’adeguata redditività aziendale che spinge, tra l’altro, gli armatori ad un massiccio piano di investimenti in termini tecnologici, logistici ed occupazionali.
Sesto, gli armatori tonnieri siciliani, pertanto, negli anni, in un contesto di sviluppo della Filiera ittica, hanno realizzato, con grandi sforzi e sacrifici economici, impianti, magazzini, stabilimenti di lavorazione, ecc., affermandosi sui mercati nazionali ed internazionali anche con le loro linee di prodotto di qualità. La programmazione, mediante un piano di investimenti già in corso, per il futuro, prevede anche la realizzazione di un impianto di stabulazione (marinocoltura) del Tonno rosso nelle acque del mar Tirreno, anche questo con risvolti socio-economici positivi.
Settimo, l’emendamento-beffa, mira solo ed esclusivamente all’abbattimento di un sistema, che per quanto perfettibile, ha ben funzionato, con la relativa distruzione di un intero comparto senza minimamente prevedere a criteri e/o modalità alternative egualmente sostenibili da un punto di vista sociale ed economico. Dare un po’ a tutti significa affrontare il problema solo in maniera populistica e demagogica senza avere una visione alcuna di una certa e futura sostenibilità economica.
Ottavo, giova ricordare che nell’ambito del comparto della circuizione, anche se in apparenza le imbarcazioni autorizzate sono passate da una bizzarria di 12 a 21, nella realtà sono sempre gli stessi armatori che spesso hanno duplicato investimenti ed imbarcazioni, a parità di contingente di cattura assegnato, ma con ricadute e risvolti positivi sul piano occupazionale (21 equipaggi più l’indotto anziché 12).
Nono, qui si vorrebbe condannare una categoria, che negli anni ha portato sviluppo, ha effettuato investimenti, ha dato lavoro a centinaia di maestranze, ha creato un indotto ragguardevole, ha rispettato la normativa vigente nella massima legalità, ha salvaguardato la specie da un’eventuale estinzione, per dare sfogo a delle semplici rivendicazioni demagogiche, populistiche, antieconomiche ed antistoriche. Si tornerebbe infatti, decenni indietro per annullare in uno solo colpo tutti i progressi fin qui ottenuti.
Infine, per le motivazioni e le ragioni sopra esposte, col presente documento tutti gli armatori siciliani invocano, con un accorato appello, le Autorità competenti, sia a livello regionale che nazionale, affinché lo scempio che si potrebbe perpetuare con l’applicazione dell’emendamento-beffa non venga mai a verificarsi.
Sicuri di un fattivo e concreto intervento degli organi competenti nelle rispettive sedi istituzionali, ci si riserva, fin da adesso, di intervenire e promuovere ogni azione nelle rispettive sedi al fine di salvaguardare la storia e lo sviluppo di un intero comparto per il prossimo futuro.
Così in una nota firmata dall’Associazione Armatori del Tonno Rosso a Circuizione, dall’Associazione ACI Agripesca Tonnieri Palangari Siciliani e dall‘Associazione Palangari Agripesca Marsala.
Intanto ieri una delegazione formata da alcuni componenti delle associazioni firmatarie del documento è stata ricevuta a Palermo, a Palazzo dei Normanni, dall’Assessore regionale Toni Scilla.
