Tashkent, l’acquacoltura trova spazio nel Business Forum Italia-Asia Centrale

Nel Business Forum Italia-Asia Centrale di Tashkent, l’acquacoltura entra tra gli ambiti di cooperazione scientifica e rafforza il dialogo tra ricerca, innovazione e filiera

acquacoltura nel Business Forum Italia-Asia Centrale

Ha preso il via ieri, 23 marzo, a Tashkent, in Uzbekistan, il Business Forum Italia-Asia Centrale, promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste in collaborazione con l’Agenzia ICE. Un appuntamento costruito per rafforzare il dialogo tra l’Italia e l’area centroasiatica, coinvolgendo non solo l’Uzbekistan ma anche Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Azerbaigian, con una presenza ampia del Sistema Italia fatta di istituzioni, università, centri di ricerca, enti vigilati e imprese.

Dentro una cornice così ampia, che tocca agricoltura, innovazione, cooperazione scientifica, meccanizzazione, gestione del rischio e sviluppo delle filiere, emerge un elemento di particolare interesse anche per il comparto ittico: l’acquacoltura entra infatti tra gli ambiti di collaborazione previsti nei protocolli scientifici che accompagneranno il forum. È questo il passaggio che rende l’iniziativa degna di attenzione anche da parte di chi guarda alle trasformazioni della filiera ittica e ai nuovi scenari internazionali.

Il forum si sviluppa lungo due direttrici principali. Da un lato il Business Forum, con incontri tra aziende e istituzioni e la partecipazione di oltre 60 imprese italiane attive nei settori agricolo, agroalimentare e agroindustriale. Dall’altro il Forum scientifico istituzionale, pensato per consolidare rapporti tra università, enti di ricerca e soggetti pubblici italiani e uzbeki, con l’obiettivo di favorire progetti comuni, scambio di competenze e nuove collaborazioni strutturate.

Proprio sul fronte scientifico si concentra l’aspetto più interessante per il nostro lettore. Il CREA è infatti chiamato a sottoscrivere dieci protocolli di intesa con istituti di ricerca uzbeki in diversi ambiti strategici, tra cui compare esplicitamente anche l’acquacoltura. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché colloca il tema delle produzioni acquatiche allevate dentro un contesto di cooperazione internazionale che parla di sostenibilità, innovazione applicata, ricerca, qualità delle produzioni e trasferimento tecnologico.

Quando l’acquacoltura entra nei tavoli dove si progettano relazioni tra ministeri, enti scientifici e sistemi produttivi, significa che non viene più considerata un settore laterale, ma una componente sempre più integrata nelle strategie alimentari e nei percorsi di modernizzazione. Non si tratta quindi di forzare un legame con l’ittico, ma di riconoscere che questo legame esiste ed è scritto nei contenuti operativi del forum.

La presenza italiana si muove del resto in modo compatto. Accanto al MASAF e all’ICE, partecipano enti come AGEA, ISMEA e ICQRF, oltre a università e organismi di ricerca. AGEA porterà il proprio contributo sulla digitalizzazione e sulla modernizzazione del sistema agricolo uzbeko. ISMEA metterà a disposizione l’esperienza italiana nella gestione del rischio e negli strumenti di sostegno alle imprese. L’ICQRF lavorerà sul versante della tutela delle Indicazioni Geografiche e del contrasto alle frodi. In parallelo, il CREA e il mondo universitario contribuiranno a costruire un dialogo più profondo sul piano della ricerca e della formazione.

In questo quadro nasce anche l’Alleanza euroasiatica delle università e della ricerca, una piattaforma pensata per connettere istituzioni accademiche e scientifiche italiane e centroasiatiche sui temi della resilienza climatica, della sicurezza alimentare e delle tecnologie agroalimentari. Anche questo tassello contribuisce a dare profondità all’iniziativa, perché dimostra che il confronto non si esaurisce negli incontri istituzionali o nei rapporti commerciali, ma prova a mettere radici in una cooperazione più stabile e orientata al medio periodo.

Per il settore ittico, il segnale più interessante è proprio questo: l’acquacoltura compare in un’agenda internazionale che incrocia innovazione, sostenibilità, ricerca e sviluppo delle filiere. È un’indicazione importante, soprattutto in una fase in cui la produzione allevata assume un peso sempre più rilevante negli equilibri alimentari globali e nei processi di investimento. Guardare a Tashkent, quindi, significa cogliere un movimento che riguarda anche il futuro delle produzioni acquatiche.

Il Business Forum Italia-Asia Centrale non cambia da solo gli assetti del comparto, ma consegna un messaggio chiaro: nei rapporti tra Italia e Paesi emergenti dell’area centroasiatica l’acquacoltura ha già trovato un suo spazio. Ed è proprio da questi spazi, spesso meno rumorosi ma più concreti, che possono nascere opportunità di cooperazione tecnica, scientifica e produttiva capaci di incidere davvero nel tempo.

 

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