Il Marocco conta 244 progetti acquicoli attivi, ai quali è associata una capacità produttiva obiettivo di circa 90.000 tonnellate l’anno. Non si tratta della produzione effettivamente realizzata. Il passaggio decisivo sarà portare gli impianti a regime e completare la catena del valore, dall’approvvigionamento del seme acquicolo fino al condizionamento e alla commercializzazione.
Il Marocco non deve più dimostrare di saper attrarre progetti acquicoli. Ora deve dimostrare di saperli portare a regime.
È questo il dato politico e industriale che emerge dalla 27ª sessione del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’acquacoltura, riunita il 14 luglio 2026 a Rabat sotto la presidenza di Zakia Driouich, segretaria di Stato incaricata della Pesca marittima. Al centro dell’incontro, i risultati dell’esercizio 2025 e lo stato di avanzamento dei principali interventi destinati a rafforzare il comparto.
Secondo l’ANDA, il Paese conta oggi 244 progetti acquicoli attivi, rappresentativi di una capacità produttiva obiettivo vicina alle 90.000 tonnellate annue. L’Agenzia interpreta la crescita come un segnale della maggiore fiducia degli investitori e dell’efficacia delle misure pubbliche di accompagnamento.
Il numero è rilevante, ma deve essere letto per ciò che realmente misura: la dimensione potenziale degli impianti, non la quantità di prodotto già raccolta e venduta.
I progetti crescono, ma le 90.000 tonnellate non sono ancora sul mercato
La distinzione tra capacità produttiva e produzione effettiva è il punto centrale.
Il comunicato dell’ANDA parla espressamente di capacità target. Non fornisce invece il volume realmente prodotto nel 2025, il grado medio di utilizzo degli impianti, la ripartizione per specie o il valore commerciale generato. Non è quindi possibile sostenere che il Marocco produca già 90.000 tonnellate di prodotti acquicoli ogni anno.
Tra un progetto classificato come attivo e il prodotto immesso con continuità sul mercato restano numerosi passaggi: disponibilità di novellame e seme, alimentazione, gestione sanitaria, competenze tecniche, condizioni ambientali, tempi di crescita, logistica e capacità commerciale.
La crescita del numero degli impianti racconta la capacità del Paese di mobilitare investimenti. Saranno invece i dati sulle raccolte e sulle vendite a mostrare quanto di questa capacità sia stato realmente trasformato in produzione.
Il cambiamento resta comunque profondo. Nel 2018 Pesceinrete descriveva l’acquacoltura marocchina come un potenziale ancora largamente sottoutilizzato, con una base produttiva molto limitata rispetto all’estensione delle coste e agli obiettivi nazionali. La situazione attuale mostra un settore decisamente più ampio e organizzato, anche se la distanza tra capacità installata e risultati commerciali continua a rappresentare il principale indicatore da osservare.
Il confronto con il 2025 richiede cautela
Un anno prima, durante la 25ª sessione del Consiglio di amministrazione, l’ANDA aveva indicato 183 progetti installati e definiti operativi, con una produzione obiettivo di circa 71.000 tonnellate. Altri 64 progetti erano nella fase di acquisizione delle attrezzature, per una capacità aggiuntiva prevista di circa 16.000 tonnellate.
Il nuovo dato dei 244 progetti attivi segnala un avanzamento del portafoglio, ma non consente una sottrazione automatica. Le categorie utilizzate nei due comunicati — installati, operativi, in fase di attrezzaggio e attivi — non sono perfettamente sovrapponibili e alcuni progetti potrebbero essere entrati, usciti o aver cambiato stato.
Il confronto conferma la crescita, ma non permette di calcolare con precisione quanti nuovi allevamenti siano diventati pienamente produttivi.
La vera partita si gioca nella costruzione della filiera
La parte più significativa della strategia marocchina non riguarda soltanto il numero degli allevamenti. Riguarda ciò che il Paese sta costruendo intorno agli impianti.
A monte, l’ANDA indica il progressivo sviluppo delle avannotterie nazionali, essenziali per rendere più affidabile l’approvvigionamento del materiale biologico necessario ai cicli produttivi. A valle, segnala il rafforzamento delle unità di condizionamento e valorizzazione, chiamate a migliorare qualità, competitività e valore aggiunto dei prodotti.
Nel 2025 l’Agenzia aveva comunicato la presenza di tre avannotterie già attive e di altre due in fase di installazione. Aveva inoltre indicato 13 nuove unità operative per il condizionamento e la valorizzazione dei prodotti acquicoli. Il comunicato del 2026 conferma il proseguimento di questo percorso, ma non aggiorna il numero complessivo delle strutture.
È un passaggio decisivo. Senza una fornitura regolare di seme acquicolo, gli impianti rischiano di dipendere dall’estero o di lavorare al di sotto della propria capacità. Senza selezione, conservazione, lavorazione e preparazione commerciale, una parte del valore continua invece a essere generata fuori dall’allevamento.
La competitività non si misura soltanto dentro le gabbie o negli impianti a terra. Si costruisce lungo l’intera catena che porta il prodotto fino al compratore.
Dal progetto al prodotto, il test che deciderà il successo
Le autorità marocchine stanno sostenendo il settore attraverso interventi sugli input strategici, assistenza agli investitori e programmi destinati a migliorare il contesto operativo delle imprese. Proseguono inoltre le collaborazioni dell’ANDA con Banca Mondiale, Banca Islamica di Sviluppo e Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale, concentrate su assistenza tecnica, formazione, innovazione e mobilitazione di nuovi investimenti.
Il governo considera l’acquacoltura uno dei pilastri della strategia Halieutis e una leva per diversificare la produzione ittica nazionale, rafforzare la sovranità alimentare e creare occupazione nelle aree costiere.
L’impostazione è quindi più ampia della semplice apertura di nuovi allevamenti. Il Marocco sta cercando di costruire un ecosistema capace di sostenere produzione, servizi e trasformazione.
I 244 progetti attivi dimostrano che il comparto ha ormai superato la fase delle sole intenzioni. Le 90.000 tonnellate di capacità obiettivo ne descrivono l’ambizione. Il prossimo dato decisivo dovrà però essere un altro: quante tonnellate il Paese riuscirà effettivamente a produrre, trasformare e vendere con continuità.
