La globalizzazione del mercato ittico ha generato lo sviluppo e la capillare presenza di numerose aziende del settore che esportano e vendono in tutto il mondo. Tuttavia, il prodotto italiano merita un’analisi approfondita per le capacità nutrizionali e la portata qualitativa del pescato del Mediterraneo.
Il prodotto ittico della nostra Penisola può fare la differenza riconoscendo la tracciabilità e l’autenticità del pescato ma anche gli elementi culturali e la valorizzazione del territorio meritano la dovuta attenzione per far comprendere meglio l’importanza dell’eccellenza italiana insieme a tutto il suo retaggio storico e culturale che caratterizza la vita, il lavoro e i processi lavorativi della pesca italiana.
Ottimizzare il patrimonio liquido è essenziale per valorizzare il pescato e la pesca italiana. A sottolineare la necessità di cambiare mentalità, i comportamenti e coinvolgere maggiormente le giovani generazioni per affermare modelli più lungimiranti di gestione, valorizzazione e promozione dell’Oro Blu, tra i quali la sostenibilità della pesca e le nuove tecniche dell’acquacoltura, è una recente decisione del Consiglio Intergovernativo del Programma Idrologico dell’UNESCO, che consegna all’Italia la leadership di un’importante sfida globale. Con una Risoluzione UNESCO-IHP si affida al Global Network of Water Museums l’obiettivo di collegare istituzioni museali e formative di tutto il mondo per promuovere l’educazione ad un uso più consapevole del prezioso elemento liquido, facendo cardine sui preziosi patrimoni acquatici ereditati e generare una nuova occupazione sostenibile legata alla promozione del patrimonio liquido del territorio.
Per rilanciare le priorità dell’Agenda 2030 e sviluppare nuove consapevolezze verso i patrimoni dell’acqua, l’UNESCO ha deciso di coinvolgere e attivare le giovani generazioni come attori responsabili del proprio futuro, giacché spetta a loro il non facile compito di traghettare l’umanità verso nuovi modelli di produzione e consumo. Modelli in cui a fiumi ed ecosistemi fluviali, ad esempio, venga riconosciuto il giusto ruolo affinché svolgano le proprie funzionalità di crescita della consapevolezza del patrimonio acqua, valorizzando la qualità del pescato e il lavoro dei pescatori italiani.
Anche il turismo e l’attrattività dei territori possono svolgere un ruolo di primo piano e ridare la giusta considerazione sociale, culturale ed economica al territorio italiano e alle attività occupazionali che si svolgono lungo i corsi di acqua dolce, le foci e nei bacini fluviali.
I giovani hanno un ruolo chiave per contribuire al futuro sviluppo della società non solo puntando su creatività e innovazione tecnologica ma anche, ci ricorda l’UNESCO, su quei “modelli testati” di sostenibilità che innumerevoli generazioni ci hanno consegnato come eredità preziosa. In tal senso, le future esigenze produttive andranno commisurate con attività eco-compatibili, per non perdere quella che è forse l’ultima grande occasione a nostra disposizione per consegnare alle nuove generazioni un ambiente meno compromesso da costi esorbitanti di risanamento.
Per stimolare questo cambiamento l’UNESCO ha fatto sua la priorità di promuovere e valorizzare maggiormente i patrimoni acquatici ereditati, sia naturali che culturali, tangibili e intangibili, presenti in ogni territorio. Patrimoni che negli ultimi decenni di sviluppo frenetico sono stati spesso trascurati o abbandonati, incuranti del ruolo insostituibile che giocano per la nostra stessa salute e sopravvivenza.
Nel tentativo di valorizzare il patrimonio economico e culturale che vi è dietro l’immenso lavoro dei protagonisti della filiera commerciale legata alla valorizzazione del patrimonio liquido, l’iniziativa UNESCO-IHP della Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua, promossa dall’Italia alle Nazioni Unite, va oltre il concetto tradizionale di “museo e tutela” e arriva a includere tutti quei luoghi e patrimoni acquatici di “civiltà delle acque” che oggi risultano spesso frammentati e schiacciati da dinamiche di sviluppo economico e territoriale monodirezionali.
Grazie a questa rete innovativa di musei dell’acqua, l’Italia conferma dunque la sua reputazione mondiale nella gestione dei patrimoni sia culturali che naturali, valorizzando l’intero comparto legato all’acqua come quello della pesca, del turismo legato alla pesca e dell’acquacoltura. Valorizzare non solo la natura ma anche manufatti idraulici, architetture e monumenti pensati e concepiti per la presenza fisica dell’acqua. Opere che per secoli hanno garantito qualità e quantità della risorsa per tutti i bisogni umani, in armonia con l’ambiente circostante e con il lavoro di intere comunità legate all’acqua e alla sua ricchezza economica.
