Si sente parlare sempre più spesso di green economy e di blu economy anche nel campo dell’economia della pesca. Ma facciamo alcune premesse. L’attività di pesca ha, per sua natura e caratteristica, un inevitabile impatto ambientale. Difatti tale attività, dal punto di vista ecologico, trattandosi di prelievi e catture, incide direttamente sull’ecosistema marino inteso come convivenza di organismi che interagiscono tra loro nell’ambiente marino. Ma se ampliamo il concetto di ecosistema a tutto l’ambiente circostante, ecco che subentrano anche potenziali fattori di forme di inquinamento quali l’uso di imbarcazioni motorizzate, il rilascio di rifiuti non biodegradabili (cassette di polistirolo, reti con fibre sintetiche), ecc..
Negli ultimi decenni è andata sempre più crescendo l’attenzione alla salvaguardia dell’equilibrio ambientale con l’introduzione di regole mirate a mitigare gli impatti considerati dannosi sia attraverso la regolazione del cosiddetto sforzo di pesca che con la prevenzione dell’inquinamento diretto. Una pesca sostenibile era considerata a livello internazionale appunto quella che si muovesse verso le due direttrici indicate.
L’economia della pesca ha così cominciato ad essere condizionata da tutta una serie di norme che hanno inciso sia direttamente sugli stock ittici (limiti di cattura) e sia sulle possibilità di pesca (limitazione numero licenze di pesca, maggiore selettività attrezzi, ecc.). In questo contesto parlare di sviluppo della pesca poteva sembrare del tutto anacronistico ma negli ultimi anni, soprattutto con il mutare delle condizioni climatiche, con conseguente crescente innalzamento del livello di allarme, sono state riviste molte tendenze culturali e la salvaguardia ambientale è diventata la base di partenza per costruire il futuro: si è affacciato, così, prepotentemente, il concetto di sviluppo sostenibile.
Lo sviluppo sostenibile da intendere quale punto di forza di un’appropriata blu economy quale ramificazione “avanzata” della green economy. L’economia blu, concettualmente, si prefigge di non ostacolare la crescita economica ma anzi di favorirla come risultato dell’operazione di incardinamento dell’attività in un’ottica ecosostenibile e puntando fortemente all’innovazione. Quindi la crescita economica deve avvenire attraverso il rispetto dell’ambiente in generale, sfruttando le innovazioni presenti in tutti i settori dell’economia.
Gli investimenti devono essere indirizzati allora verso questa nuova risorsa: è necessario sostituire i prodotti con prodotti green e anche realizzare i prodotti in maniera green. Pertanto le tecnologie e l’innovazione rappresentano l’elemento centrale per la competitività delle imprese e l’Europa ritiene che la ricerca abbia un ruolo essenziale per aumentare tale competitività attraverso politiche che devono essere orientate verso un sistema di relazioni (interazioni) tra Università/Enti di Ricerca, settore privato (imprese) e Pubblica Amministrazione (Governo Centrale).
In altre parole il volano indispensabile deve essere costituito dalla condivisione delle conoscenze. A questo punto, un Distretto esclusivo sulla pesca metterebbe tutti gli attori nelle condizioni di poter compiere la loro mission.
La Bussola: Blue Economy
