La Libia, la vita dei pescatori italiani e i gamberi rossi

Le imbarcazioni italiane si spingono oltre i confini marittimi libici per pescare soprattutto il gambero rosso

Non è la prima volta che la Guardia costiera della Libia compie operazioni contro i pescherecci italiani. Meno di una settimana fa un’altra unità della Marina italiana era intervenuta ancora più a Est per difendere sette imbarcazioni di pescatori siciliani finiti sotto i colpi di una motovedetta della milizia LNA – l’unità armata guidata dal signore della guerra della Cirenaica, Khalifa Haftar, che già nel settembre scorso aveva trattenuto per 108 giorni dei marittimi italiani accusati di pescare oltre le acque internazionali.

Le imbarcazioni italiane si spingono oltre i confini marittimi libici per pescare soprattutto il gambero rosso: crostaceo pregiato che va dai 50 ai 70 euro al chilo, diffuso soprattutto nelle acque a sud di Mazara del Vallo, ma presente anche tra quelle libiche.

Le violazioni valgono un rischio d’impresa per i pescatori. I libici lo sanno, e hanno consapevolezza che sono molte di più di quelle poche che riescono a intercettare.

La Guardia costiera della Libia è un’unità composta da alcuni miliziani selezionati della Tripolitania. Dai tempi del precedente governo Serraj (il GNA, che agiva anche quello sotto egida Onu), è stata strutturata attraverso donazioni e training anche italiano. L’obiettivo è finalizzato al contenimento dell’immigrazione: negli ultimi giorni quelle stesse motovedette sono state protagoniste di una campagna contro il traffico di uomini nella fascia a Ovest della capitale, uno dei principali rubinetti migratori. Operazione che sta riducendo i flussi verso l’Italia.

L’Ue sta pensando rafforzare la Guardia costiera di Tripoli attraverso l’European Peace Facility.

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