Nella tradizione gastronomica di Ceresole d’Alba primeggia la tinca Ceresole d’Alba . Qui, l’allevamento, tipico della zona, un areale chiamato “pianalto”, è storicamente accertato già dal XIII secolo, quando, tra le varie gabelle, si faceva obbligo agli abitanti di fornire una certa quantità di tinche. I documenti storici relativi alla cruenta battaglia di Ceresole del 14 aprile 1544 tra francesi e spagnoli evidenziano la razzia di tinche, da parte delle truppe di una fazione nel momento del ritiro, e la distruzione di alcune peschiere. La storia narra inoltre che sul territorio un tempo giacevano vari laghi, detti appunto peschiere. Abbondavano tutti di ottimi pesci e le loro acque servivano anche per l’irrigazione dei campi e l’abbeveraggio del bestiame. L’assenza di corsi d’acqua importanti ha storicamente costretto i contadini di queste terre a raccogliere l’acqua piovana in invasi scavati nella nuda terra. Sul territorio c’erano poi in discreta quantità frumento, meliga, uva, frutta e fieno. Il raccolto ittico era però rappresentato da pesci di piccola pezzatura poiché presi e consumati completamente ogni anno. Da tale patrimonio culturale e territoriale deriva la tradizione di consumare la tinca di Ceresole d’Alba: piccoli pesci di circa 100/120 grammi cucinati fritti o posti in carpione.
La frittura era tipica dei momenti di festa, mentre il carpione era l’unico sistema per conservare le tinche per qualche giorno. Una produzione ittica che nel 2008 ha ottenuto il riconoscimento europeo di prodotto a Denominazione di origine protetta, mentre prima del raggiungimento di tale menzione la tinca rientrava nel paniere dei prodotti tipici della provincia di Torino dal 2002. Per valorizzare questo pesce così prelibato nel 2003 è anche stata fondata l’Associazione degli “Amici della Tinca di Ceresole d’Alba”, un sodalizio nato da un gruppo di amici che condividono la passione per la storia e la tradizione legata alla tinca piemontese. In generale, i pesci d’acqua dolce hanno degli ottimi valori nutrizionali e sono ricchi di Omega-3 e di acidi grassi polinsaturi, che favoriscono la vitalità del sistema nervoso e un consistente apporto di proteine minerali al corpo. Dal punto di vista nutrizionale sono dunque molto simili al pesce pescato in mare, ma hanno lo svantaggio di una diffusione “irregolare” sul territorio italiano e, quindi, per esempio, vengono consumati in modo molto minore dagli abitanti delle grandi città.
