Nella prima mattinata di ieri abbiamo appreso dei gravissimi fatti accaduti la notte precedente ai danni di un peschereccio lampedusano. Quest’ultimo, mentre era impegnato in una battuta di pesca è stato oggetto di abbordaggio e di un tentativo di speronamento da parte di una barca tunisina. Un atto di pirateria gravissimo che purtroppo non si pone come fatto isolato: l’episodio accorso ieri notte infatti è solo l’ultimo in ordine di tempo.
Oltre ai noti problemi che la marineria italiana deve affrontare giornalmente, quella siciliana deve fare anche i conti, abbastanza spesso, con veri e propri sequestri da parte di più o meno riconosciute autorità nordafricane e con pericolosi tentativi di abbordaggio perpetrati da navi non meglio identificate. Fatti in sè gravissimi che testimoniano un ulteriore disagio vissuto dai pescatori italiani.
“Parliamo ormai di fatti non piè episodici. Qualche settimana fa un peschereccio associato UNCI Agroalimentare è stato oggetto di sequestro da parte di autorità tunisine; altri due sono stati protagonisti di circostanze simili negli ultimissimi giorni; ieri questo abbordaggio con addirittura tentativo di speronamento. Quanto successo sottolinea lo stato di insicurezza in cui sono costretti a lavorare i pescatori italiani soprattutto in certe aree e soprattutto in considerazione del fatto che molti di questi atti di vera e propria pirateria, avvengono in acque territoriali. Quando parliamo di ‘condizioni di sicurezza’ in cui devono lavorare i pescatori non dobbiamo pensare solo alle norme da osservare per salvaguardare il lavoro a bordo; non dobbiamo pensare solo allo stato dei pescherecci; neppure dobbiamo solo pensare, come l’attualità ci impone, al distanziamento e ai comportamenti igienici più giusti da seguire.
Dobbiamo pensare a quella che possiamo definire ‘sicurezza istituzionale’ di cui necessitano oggi più che mai i pescatori italiani. Lo Stato, le Istituzioni , gli Organi preposti, devono garantire condizioni di lavoro sicuro; devono garantire tutele certe per coloro fanno già i conti con mille difficoltà. Ritengo sia prioritario garantire ai nostri pescatori la possibilità di lavorare in sicurezza senza incorrere in episodi di pirateria e di vandalismo ad opera di pescherecci e motovedette di altra nazionalità. Il mare tra la Sicilia e l’Africa è giornalmente oggetto di attenzione politica e mediatica in virtù della questione degli immigrati. Non dimentichiamo però che in quello stesso mare operano in condizioni di disagio e addirittura di pericolo i nostri pescatori. Conosciamo le difficoltà incontrate dal’Italia nel doversi rapportare con Stati (nello specifico quelli nordafricani ) caratterizzati da dinamiche politiche e istituzionali piuttosto approssimative e borderline, ma il lavoro va tutelato, sempre. È questo di cui necessitano i nostri pescatori; questo è quello che meritano.”
Così Gennaro Scognamiglio presidente nazionale UNCI Agroalimentare.
