Risorse dedicate alla pesca, reciprocità delle regole e misure concrete per il ricambio generazionale. Sono le tre priorità indicate da Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, nel corso del confronto, in corso in questi giorni in Sicilia, del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis con le diverse componenti del settore. Il punto di partenza è netto: per Coldiretti il cambio di passo chiesto alle politiche europee non si è ancora concretizzato.
Il confronto diretto avviato da Costas Kadis con il mondo della pesca siciliana porta davanti al Commissario europeo richieste che riguardano il futuro stesso delle imprese.
Tra gli interventi, quello di Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, si concentra su tre questioni: risorse, reciprocità e ricambio generazionale.
“Quando ci siamo incontrati a Roma, appena si era insediato, avevamo chiesto un cambio di rotta, un’inversione di passo. Ad oggi mi dispiace dire che questo cambio di rotta non c’è stato”.
Il cambio di rotta che Coldiretti non vede
Borriello parte dalla condizione delle imprese. “La nostra pesca professionale italiana sta morendo. Gli operatori cercano di essere resilienti, ma non ce la fanno più”.
Da qui una richiesta altrettanto esplicita: “Non vogliamo più tagli, non vogliamo più esclusioni”.
Il punto non è sottrarre il settore alle regole, ma stabilire un rapporto diverso tra gli obblighi richiesti alle imprese e gli strumenti messi a loro disposizione.
“Le nuove normative devono essere abbinate alle risorse, perché senza le risorse non si fa niente”.
Risorse dedicate, non un fondo indistinto
È il primo punto concreto dell’intervento. “Il fondo unico non può andare bene. Abbiamo bisogno di risorse dedicate al settore”.
La richiesta si inserisce direttamente nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. La proposta della Commissione prevede una dotazione minima riservata di 2 miliardi di euro per alcune componenti centrali della Politica comune della pesca all’interno dei futuri piani nazionali e regionali, lasciando al settore la possibilità di accedere anche ad altre linee finanziarie.
È una struttura diversa da quella auspicata da Coldiretti, che a giugno ha chiesto almeno 7,3 miliardi di euro e un fondo autonomo per la pesca, collegando le risorse alla competitività, alla transizione e al ricambio generazionale.
Per Borriello il principio resta essenziale: se l’Europa chiede al settore di cambiare, deve anche metterlo nelle condizioni economiche di farlo.
Reciprocità e ricambio generazionale
La seconda richiesta riguarda le condizioni di concorrenza. “Dobbiamo avere tutti le stesse regole”.
Borriello richiama il principio della reciprocità: le condizioni imposte alle imprese e ai pescatori europei devono trovare un corrispettivo negli standard richiesti ai prodotti che entrano sul mercato dell’Unione.
Il tema riguarda direttamente competitività, origine e valorizzazione del pescato italiano. Per Coldiretti Pesca, aumentare gli obblighi per chi opera all’interno dell’UE senza garantire condizioni comparabili rispetto alle importazioni rischia di accentuare lo squilibrio competitivo.
La richiesta non è quindi di abbassare gli standard europei, ma di evitare che il rispetto di quegli stessi standard diventi uno svantaggio per chi produce in Europa.
Prima bisogna permettere alle imprese di lavorare
Il terzo punto è il ricambio generazionale. Borriello chiede di agevolare realmente l’ingresso di nuove forze nella pesca, ma lega questa prospettiva alla condizione economica delle imprese che già operano nel settore.
Il suo passaggio conclusivo ne sintetizza il senso: “Abbiamo bisogno di personale, ma prima di tutto abbiamo bisogno che le nostre imprese possano continuare a lavorare”.
È qui che i tre temi convergono.
Risorse insufficienti rendono più difficile sostenere gli adeguamenti. Regole non reciproche comprimono la capacità competitiva. Imprese senza prospettive rendono più difficile attirare giovani.
Fondi, reciprocità e ricambio generazionale diventano così tre facce della stessa questione: la tenuta della pesca professionale italiana.
La richiesta affidata da Borriello al confronto con Kadis parte quindi dalla condizione più concreta: prima di chiedere alla pesca di cambiare ancora, bisogna metterla nelle condizioni di continuare a lavorare.













