Mercato ittico e sostenibilità sono le priorità delle nuove logiche occupazionali del settore. La storia dell’acquacoltura insegna che tale metodologia è stata introdotta per dare sollievo al mare. In questo caso, si cerca di prevenire. Un problema serio riguarda le specie, perché quelle più richieste dal mercato ittico come i tonni e i salmoni in realtà sono quasi ovunque regolamentate severamente, e la situazione viene continuamente monitorata. Probabilmente non sarebbe vantaggioso allevare quel tipo di pesce, almeno per ora. Ma altre specie sono meno richieste, e il bilancio economico potrebbe non essere favorevole. Altre ancora, all’origine di molti guai ambientali, e usatissime per esempio per produrre oli di pesce o mangimi per pesci più pregiati, come le acciughe e le sardine, costano troppo poco per attrarre gli investimenti necessari.
A tutto ciò va poi aggiunto l’impatto sul lavoro dei pescatori, che va salvaguardato con formazione e trasformazione in occupazioni diverse, anche se nella stessa filiera. Infine, è necessario anche valutare le composizioni degli stock selvatici, per non creare squilibri orientando la pesca solo su poche specie. La situazione, quindi, è piuttosto intricata. Saranno necessari accurati studi e previsioni su tutti questi aspetti, per dare impulso decisivo a un sistema che potrebbe portare grandi benefici all’ambiente e assicurare carne a elevato valore nutrizionale e priva di contaminanti, farmaci e microplastiche, ma che, se non gestito correttamente, potrebbe essere un clamoroso flop o, peggio, fare più danni di quelli che è chiamato a risolvere. In un interessante articolo di scenario pubblicato su Fish and Fisheries da 12 esperti dell’Università della California di Santa Barbara si punta a riflettere proprio sui nuovi equilibri del mercato ittico internazionale e le nuove prospettive per inseguire la sostenibilità. Le logiche future del mercato ittico sono quelle di favorire il successo commerciale di nuovi prodotti di qualità, ma potrebbero rivelarsi insufficienti, se lo scopo finale è quello di permettere al mare di recuperare.
