Libro Blu 2026: l’economia del mare sfiora 225 miliardi

Presentato alla Spezia, lo studio quantifica 78,9 miliardi di valore aggiunto diretto e 1,1 milioni di occupati. La filiera ittica contribuisce con 3,6 miliardi dentro un sistema che comprende industria, trasporti, turismo, energia e ambiente.

Presentazione del Libro Blu 2026 al Forum Risorsa Mare della Spezia

Presentazione del Libro Blu 2026 al Forum Risorsa Mare della Spezia

Il Libro Blu 2026 stima in 224,8 miliardi di euro il valore complessivamente attivato dall’Economia del Mare italiana, pari all’11,4% del PIL. Il dato comprende 78,9 miliardi di valore aggiunto diretto e gli effetti prodotti sul resto dell’economia. La filiera ittica genera 3,6 miliardi e occupa 78.700 persone.

La quarta edizione del Forum Risorsa Mare, svolta il 17 e 18 settembre 2026 alla Spezia, ha presentato una fotografia aggiornata del sistema marittimo nazionale.

Il Libro Blu, elaborato da TEHA Group in collaborazione con OsserMare, riunisce nello stesso quadro turismo costiero, trasporto marittimo, ricerca e tutela ambientale, cantieristica, filiera ittica, energia ed estrazioni marine. Una lettura integrata che consente di misurare sia il peso dei singoli comparti sia le relazioni economiche che li collegano.

Il peso economico del sistema mare

I dati riferiti al 2024 attribuiscono all’Economia del Mare 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e circa 1,1 milioni di occupati. Una dimensione vicina agli 81,6 miliardi dell’agroalimentare e superiore ai 75 miliardi della moda.

Il turismo costiero rappresenta il comparto più consistente, con 29,5 miliardi di valore aggiunto. Seguono trasporto marittimo con 18,2 miliardi, ricerca e tutela ambientale con 16,4 miliardi, cantieristica con 10,3 miliardi, filiera ittica con 3,6 miliardi ed estrazioni marine con un miliardo.

A questi valori si aggiungono gli effetti indiretti e indotti. Secondo il Libro Blu, ogni euro prodotto direttamente dall’Economia del Mare ne attiva altri 1,8 nel resto dell’economia. Il contributo complessivo raggiunge così 224,8 miliardi di euro.

La filiera ittica genera 3,6 miliardi

Nel perimetro utilizzato dallo studio, la filiera ittica comprende pesca, lavorazione del pesce, preparazione di piatti a base di pesce e commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Il comparto produce 3,6 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e conta 78.700 occupati. Rispetto al 2020, il valore aggiunto è cresciuto del 16,1% e l’occupazione del 7,7%. La filiera rappresenta il 4,6% del valore economico diretto e il 6,9% degli addetti dell’intera Economia del Mare.

Anche il suo moltiplicatore è pari a 1,8. L’attività ittica genera quindi effetti su forniture, servizi, trasporti, logistica, energia e distribuzione. Il coefficiente sale a 2,4 per la cantieristica e a 2,7 per il trasporto marittimo, confermando la capacità delle industrie del mare di trasferire valore lungo numerose attività collegate.

Il Forum collega industria, infrastrutture e filiere

Il Forum Risorsa Mare ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e delle organizzazioni economiche attorno alle principali priorità marittime italiane: industrie del mare, porti, competenze, decarbonizzazione, dimensione subacquea, turismo e sicurezza nel Mediterraneo.

Il Piano del Mare 2026-2028 colloca queste materie dentro 16 direttrici nazionali. Pesca e acquacoltura figurano accanto a cantieristica, industria armatoriale, porti e logistica, energia marina, transizione ecologica, lavoro, ecosistemi e attività subacquee.

La relazione tra porti, industria marittima e filiera ittica riguarda direttamente catena del freddo, controlli, approvvigionamenti, costi energetici e accesso ai mercati. Efficienza delle infrastrutture e innovazione navale incidono quindi anche sulla competitività delle imprese che producono, trasformano e distribuiscono prodotti ittici.

Alla filiera ittica manca ancora un approfondimento dedicato

I verticali del Libro Blu 2026 analizzano rotte marittime internazionali, industria marittima, dimensione subacquea, turismo del mare e governance dei porti. Pesca e acquacoltura sono presenti nella quantificazione economica e nel quadro del Piano del Mare, ma non ricevono un approfondimento settoriale analogo.

Il dato aggregato di 3,6 miliardi misura la dimensione della filiera senza distinguere dove si forma il valore tra produzione, trasformazione, commercio e servizi collegati. Restano da approfondire investimenti, marginalità, innovazione, fabbisogni professionali e rapporti economici tra i diversi passaggi.

Il Libro Blu definisce comunque il perimetro corretto: la competitività della filiera ittica dipende dall’intero sistema mare. Imbarcazioni, cantieristica, porti, logistica, energia, tecnologie, gestione degli ecosistemi, trasformazione e distribuzione costituiscono parti collegate della stessa struttura produttiva.

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