Pesca illegale, oltre 22mila ispezioni l’anno nei porti contro il pescato irregolare

Il PSMA compie dieci anni con 86 Parti che rappresentano 110 membri FAO. Il dato più concreto è operativo: ogni anno oltre 22.000 ispezioni vengono effettuate in quasi 700 porti per impedire al pescato illegale di raggiungere i mercati.

pesca illegale controlli nei porti

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Il Port State Measures Agreement (PSMA) è il primo accordo internazionale vincolante dedicato specificamente al contrasto della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. A dieci anni dall’entrata in vigore conta 86 Parti, rappresentative di 110 membri FAO, e oltre 22.000 ispezioni l’anno in quasi 700 porti designati. Il principio è semplice: verificare le navi straniere prima dello sbarco e impedire al pescato irregolare di entrare nella filiera legale.

La pesca illegale diventa un problema di mercato nel momento in cui una cattura può essere sbarcata, documentata, venduta e confusa con il prodotto ottenuto nel rispetto delle regole. È proprio in questo passaggio che il controllo dei porti assume valore per l’intera filiera.

A dieci anni dall’entrata in vigore del Port State Measures Agreement, celebrati il 7 settembre a Roma in occasione della 37ª sessione del Comitato per la pesca, la FAO misura i progressi dell’accordo soprattutto attraverso la sua capacità di intercettare le attività irregolari prima che il prodotto raggiunga il mercato.

Il controllo in porto chiude una delle porte al pescato illegale

Entrato in vigore il 5 giugno 2016, il PSMA è stato il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante concepito specificamente contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, indicata a livello internazionale come pesca IUU.

Il meccanismo interviene sulle navi straniere che chiedono di utilizzare un porto. Le autorità possono verificare preventivamente identità dell’imbarcazione, autorizzazioni, attività di pesca e prodotto presente a bordo. Quando emergono elementi collegati ad attività illegali, l’accesso al porto o il suo utilizzo possono essere negati, impedendo lo sbarco del pescato e l’impiego dei servizi portuali previsti dall’accordo.

È una barriera diversa dal controllo in mare. Non cerca soltanto di individuare l’infrazione nel momento in cui avviene: punta a togliere al pescato illegale la possibilità di trasformarsi in merce.

Quasi tre quarti degli Stati costieri sono ormai vincolati

Il salto di scala emerge dai numeri diffusi dalla FAO il 7 settembre. Il PSMA conta oggi 86 Parti che rappresentano 110 membri FAO e vincola quasi tre quarti degli Stati costieri. La Moldavia è l’adesione più recente.

Soprattutto, il sistema produce ormai un’attività di controllo significativa: oltre 22.000 ispezioni ogni anno in quasi 700 porti designati.

Il prossimo passaggio riguarda l’efficacia con cui questa rete riesce a funzionare come un sistema unico. La FAO richiama in particolare la Bali Strategy, adottata nel 2023, che punta ad ampliare ulteriormente l’adesione e ad accelerare lo scambio internazionale dei dati sulle ispezioni.

Per chi opera legalmente, questo punto è decisivo. Una nave respinta in un porto non deve poter trovare facilmente un approdo alternativo dove scaricare lo stesso prodotto. Il valore del PSMA cresce quindi con la capacità degli Stati di condividere informazioni e rendere sempre più strette le maglie della rete.

Per l’Italia la partita continua sulle importazioni

Il controllo portuale è soltanto uno dei livelli attraverso cui il pescato illegale può essere escluso dal mercato. Per l’Unione europea il passaggio successivo riguarda la verifica dei prodotti importati e della documentazione che ne certifica la regolarità.

Dal 10 gennaio 2026 l’utilizzo del sistema digitale CATCH è obbligatorio per operatori e autorità dell’UE nella gestione dei certificati di cattura relativi ai prodotti della pesca importati. La Commissione europea indica che circa il 70% del consumo europeo di seafood dipende dalle importazioni e che l’80% di queste rientra nell’ambito dei prodotti coperti dal regolamento europeo contro la pesca IUU.

Significa che il contrasto alla pesca illegale riguarda direttamente anche chi compra, importa, trasforma e distribuisce prodotto ittico in Italia. Alla regolarità della cattura deve corrispondere una catena documentale capace di dimostrarla.

Legalità e concorrenza si incontrano sullo stesso prodotto

Per la filiera italiana il punto economico è altrettanto rilevante. Un prodotto ottenuto eludendo autorizzazioni, limiti di cattura o altri obblighi può generare una forma di concorrenza distorta nei confronti delle imprese che sostengono i costi della legalità.

È anche per questo che il tema dei controlli sui certificati di cattura dei prodotti ittici importati è entrato nel dibattito italiano sul rafforzamento delle verifiche lungo la filiera.

A dieci anni dall’entrata in vigore del PSMA, il risultato più importante non è quindi il numero delle adesioni preso isolatamente. È la costruzione progressiva di un sistema nel quale porto, certificato di cattura e scambio digitale delle informazioni concorrono allo stesso obiettivo: rendere sempre più difficile trasformare una cattura illegale in un prodotto commerciabile.

Per le imprese che operano nel rispetto delle regole, è questa la misura concreta dell’efficacia dei controlli.

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