Pesca della sardella in Calabria: crisi, divieti e responsabilità

Dopo i fatti di Cirò Marina, il Comitato Pescatori Calabria richiama l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali delle politiche europee sulla piccola pesca artigianale

pesca della sardella in Calabria

La pesca della sardella in Calabria continua a rappresentare uno dei nodi più delicati del rapporto tra politiche europee, sostenibilità ambientale e tenuta socioeconomica delle comunità costiere. Un tema che è tornato al centro del dibattito dopo quanto accaduto nel porto di Cirò Marina, episodio che ha acceso i riflettori su un disagio profondo, maturato negli anni all’interno di un settore già strutturalmente fragile.

Il Comitato Pescatori Calabria, intervenendo pubblicamente, ha condannato senza esitazioni ogni forma di violenza, ribadendo però la necessità di andare oltre il singolo episodio e interrogarsi sulle cause strutturali che hanno condotto a una crisi così profonda della piccola pesca artigianale.

Un settore che aveva puntato sulla programmazione europea

Negli ultimi anni, in Calabria, una parte significativa del comparto ittico aveva riposto aspettative rilevanti nella programmazione europea per la pesca, confidando che la dotazione finanziaria gestita a livello regionale potesse accompagnare un processo di transizione basato su diversificazione, innovazione e integrazione intersettoriale. L’obiettivo dichiarato era quello di costruire un futuro sostenibile per la piccola pesca artigianale, salvaguardandone il ruolo economico e sociale.

Secondo il Comitato, queste aspettative sono rimaste in larga parte disattese. Il risultato è stato un progressivo indebolimento di quello che rappresenta uno dei segmenti più rilevanti e identitari della pesca regionale, con effetti diretti su occupazione, redditività delle micro-imprese familiari e coesione delle comunità costiere.

Sardella: prodotto, tradizione e paradosso normativo

La sardella, nota anche come rosamarina o bianchino, è storicamente parte integrante della cultura gastronomica calabrese, tanto da essere definita “il caviale calabrese”. Non si tratta soltanto di un prodotto alimentare, ma di una pratica tradizionale che ha rappresentato per decenni una forma significativa di integrazione del reddito per molte marinerie locali.

Il paradosso evidenziato dal Comitato sta nel fatto che il MASAF aveva inserito la rosamarina nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Regione Calabria. Un riconoscimento che certifica il valore storico e culturale del prodotto, ma che non ha impedito il successivo irrigidimento delle norme di pesca.

Gli effetti economici del divieto

Negli ultimi due decenni, coincidenti con il divieto di pesca della sardella, in Calabria si è registrata una riduzione del numero di imbarcazioni, un calo degli occupati, una diminuzione delle catture e del valore complessivo della produzione ittica. Un impatto che ha colpito in modo particolare le micro-imprese a conduzione familiare, già esposte a costi crescenti e margini ridotti.

Secondo le stime diffuse negli anni dallo stesso ex Ministero, il solo bianchetto generava un valore economico stimabile in circa 17 milioni di euro, concentrato prevalentemente tra Calabria e Sicilia. L’impossibilità di esercitare questa attività ha avuto quindi conseguenze rilevanti per un segmento che coinvolgeva una quota significativa della flotta artigianale, in larga parte composta da imbarcazioni sotto i 12 metri.

Piccola pesca artigianale e responsabilità del depauperamento

Un altro punto centrale sollevato dal Comitato riguarda la narrazione che tende a indicare la piccola pesca artigianale come principale responsabile del depauperamento delle risorse marine. Una lettura che viene giudicata fuorviante, soprattutto considerando la fragilità storica di questa categoria e il suo peso relativo rispetto ad altre forme di pressione sugli ecosistemi marini.

Secondo il Comitato, alcune pesche tradizionali e gli attrezzi utilizzati dalla piccola pesca artigianale non dovrebbero essere messi al bando in modo indiscriminato, ma razionalizzati attraverso criteri scientifici, controlli efficaci e una gestione realmente adattata alle specificità del Mediterraneo, che non può essere trattato come un mare uniforme.

Il ruolo delle istituzioni e la richiesta di un Piano straordinario

Alla luce di questa situazione, il Comitato ritiene che l’unica strada percorribile sia la dichiarazione dello stato di crisi del settore ittico calabrese da parte della Regione Calabria, accompagnata dal varo di un “Piano Pesca Straordinario”.

Un atto che, secondo il presidente Salvatore Martilotti, avrebbe un duplice valore: da un lato fornire un segnale concreto di attenzione verso gli operatori, dall’altro contribuire a sensibilizzare la Commissione europea sulla portata di una crisi che non è soltanto economica, ma anche sociale e identitaria.

Nonostante l’esistenza di una cornice normativa regionale – come la legge regionale n. 27 del 12 novembre 2004, dedicata alla valorizzazione dell’economia ittica – il Comitato sottolinea come le politiche regionali e locali non siano riuscite finora a rispondere in modo adeguato alla specificità storica della piccola pesca artigianale.

La presa di posizione del Comitato Pescatori Calabria arriva dopo quanto accaduto nel porto di Cirò Marina, dove nei primi giorni di febbraio una troupe della trasmissione televisiva Striscia la Notizia era impegnata nella realizzazione di un servizio sulla pesca illegale del novellame. Secondo quanto riportato dalla stessa redazione del programma e da diverse testate giornalistiche, durante le riprese si è verificato un episodio di forte tensione che ha coinvolto la troupe, con la caduta in mare di un operatore e il danneggiamento dell’attrezzatura.

L’episodio, oggetto di ampia attenzione mediatica, ha generato reazioni contrastanti e versioni differenti, ma ha soprattutto riportato al centro del dibattito pubblico una crisi che precede l’accaduto e che riguarda il rapporto irrisolto tra normativa europea, sostenibilità delle risorse e sopravvivenza economica della piccola pesca artigianale nelle comunità costiere calabresi.

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