La pesca siciliana chiede che il cambio di passo invocato a Bruxelles diventi rapidamente misure utilizzabili dalle imprese. Il pressing si concentra su cinque fronti: carburante, ammortizzatori sociali, FEAMPA, indennizzi e previdenza.
Il passaggio di Bruxelles non chiude la vertenza della pesca siciliana. La sposta su un terreno ancora più concreto: quello dei risultati.
A Mazara del Vallo la mobilitazione era già in corso, con il caro carburante diventato il punto più immediato di una crisi che coinvolge costi di gestione, redditività e lavoro. Dopo il Consiglio Agricoltura e Pesca del 29 settembre, però, il pressing sale: le principali organizzazioni del settore mettono sul tavolo una piattaforma articolata di interventi e una rappresentanza dei pescatori mazaresi incontra direttamente a Roma il ministro Francesco Lollobrigida.
Per chi vive di pesca, la domanda è semplice: quanto delle aperture emerse sul piano politico riuscirà a incidere davvero sui costi di un’impresa e sulla possibilità di continuare a uscire in mare?
Bruxelles cambia il quadro, non i conti di oggi
Il 29 settembre il Consiglio UE ha raggiunto una posizione negoziale parziale sul futuro sostegno europeo alla pesca, all’acquacoltura e alla politica marittima per il periodo 2028-2034.
Il nuovo quadro punta a sostenere competitività, modernizzazione e resilienza del settore. Restano però fuori dall’accordo parziale le questioni finanziarie, che dovranno essere definite nel più ampio negoziato sul bilancio europeo 2028-2034.
Nella stessa riunione i ministri hanno discusso anche la revisione del FEAMPA 2021-2027. La proposta punta a semplificare l’accesso alle risorse, accelerare la transizione energetica della flotta e sostenere il ricambio generazionale. Una larga maggioranza dei ministri ha ritenuto necessarie modifiche ancora più ambiziose.
Lollobrigida ha portato a Bruxelles la posizione italiana, chiedendo un “cambio di passo” delle politiche europee per la pesca e indicando, tra le priorità, maggiori possibilità di investimento e ammodernamento della flotta.
Per le imprese siciliane, tuttavia, il problema ha una scadenza molto più vicina del 2028. Il costo di una battuta di pesca si paga oggi.
Mazara porta la vertenza direttamente a Roma
Il giorno successivo al Consiglio UE, Lollobrigida ha incontrato a Roma una rappresentanza dei pescatori di Mazara del Vallo.
“Ieri a Bruxelles, a difesa della nostra pesca. Oggi, a Roma, ho incontrato i pescatori di Mazara del Vallo”, ha scritto il ministro dopo il confronto.
Nel video diffuso insieme al post, Lollobrigida ha indicato anche il costo del carburante tra i problemi sui quali il Governo sta lavorando, ribadendo l’impegno a intervenire a tutela della pesca italiana ed europea.
Il collegamento tra i due appuntamenti è evidente: il Governo porta a Bruxelles la richiesta di modificare l’impostazione delle politiche europee, mentre dalle marinerie arriva la pressione perché il confronto istituzionale produca effetti sulle condizioni economiche delle imprese.
A Mazara il caro gasolio pesa infatti sulla possibilità stessa di riprendere regolarmente l’attività. Una parte delle imbarcazioni continua a rimanere agli ormeggi e gli operatori avvertono che, a determinate condizioni di costo, tornare in mare può non essere economicamente sostenibile.
Il pressing si gioca su cinque fronti
Le organizzazioni del settore trasformano adesso la pressione in cinque richieste concrete: credito d’imposta sul carburante, ammortizzatori sociali più aderenti alle caratteristiche della pesca, risorse FEAMPA aggiuntive, revisione del coefficiente K utilizzato per gli indennizzi e interventi sugli oneri previdenziali.
Legacoop Agroalimentare e Pesca, Confcooperative Agroalimentare e Pesca, UNCI, Unicoop, AGCI Agroittico, Anapi Pesca e Agripesca chiedono innanzitutto di rafforzare e prolungare il credito d’imposta sul gasolio almeno fino al 31 dicembre 2026.
Sul lavoro viene proposta una cassa integrazione in deroga maggiormente adeguata ai periodi di sospensione o riduzione dell’attività. Sul FEAMPA la richiesta è invece di utilizzare risorse aggiuntive per fronteggiare il caro carburante, senza sottrarle agli investimenti destinati alla modernizzazione e alla sostenibilità della flotta.
Il quarto fronte riguarda la revisione del coefficiente K, chiedendo di riportarlo ai valori utilizzati nel precedente intervento collegato alla crisi russo-ucraina. Il quinto riguarda la previdenza: sospensione o differimento dei contributi per almeno sei mesi, con successiva rateizzazione.
A questi cinque punti si aggiunge una richiesta trasversale: rendere pienamente operative e rapidamente accessibili le misure già approvate.
Sul piano nazionale, infatti, non si parte da zero. Il decreto MASAF del 22 settembre ha ammesso 1.937 istanze per 6.994.671,92 euro di credito d’imposta sugli acquisti di gasolio e benzina. L’aliquota riconosciuta raggiunge il 20% delle spese ammissibili; altre 185 domande restano sottoposte a ulteriore istruttoria.
Anche in Sicilia è già disponibile un intervento specifico contro il caro carburante. Il bando regionale dispone di 12,1 milioni di euro di risorse FEAMPA, ai quali si aggiungono 5 milioni del bilancio regionale, per una dotazione complessiva di 17,1 milioni. Le domande possono essere presentate dal 1° al 10 ottobre.
Il vero test è quando le risorse diventano utilizzabili
È qui che la questione cambia prospettiva.
Stanziare una risorsa, approvare una misura e poterla effettivamente utilizzare non sono la stessa cosa.
Per un’impresa che deve sostenere il costo del carburante, dell’equipaggio e dell’esercizio della nave prima di conoscere il risultato economico della battuta di pesca, anche il tempo diventa una variabile finanziaria.
Il nodo della liquidità era già emerso nei mesi scorsi: un sostegno produce effetti sull’impresa solo quando diventa accessibile in tempi compatibili con le scadenze aziendali.
È su questo terreno che, dopo Bruxelles, la pesca siciliana alza il pressing. L’Europa discute le regole e gli strumenti con cui costruire la pesca dei prossimi anni. Nei porti siciliani la questione è molto più immediata: rendere economicamente possibile continuare a pescare oggi.
