La Commissione europea prepara una gara da 3,6 milioni di euro per il nuovo ciclo del meccanismo di assistenza alla pianificazione dello spazio marittimo e dello European Blue Forum. La pubblicazione è prevista nell’ottobre 2026, mentre il contratto potrà durare fino a 48 mesi. Si tratta di un servizio di supporto agli Stati membri e al confronto tra gli utilizzatori del mare. Per pesca e acquacoltura sarà importante verificare quanto la loro presenza venga integrata nei processi di pianificazione.
La pianificazione dello spazio marittimo sta diventando uno dei passaggi più delicati della politica europea del mare. Pesca, acquacoltura, produzione energetica offshore, navigazione, portualità, turismo e tutela degli ecosistemi insistono su aree che non possono essere considerate illimitate.
Organizzare questa compresenza significa stabilire dove le attività possano svilupparsi, quali condizioni debbano rispettare e come affrontare le possibili interferenze. Una scelta compiuta sulla carta può incidere concretamente sull’accesso alle zone di pesca, sull’insediamento degli impianti di acquacoltura e sulla continuità economica delle comunità costiere.
È in questo quadro che l’Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente, CINEA, ha avviato la preparazione di un nuovo servizio di assistenza. L’iniziativa può sembrare prevalentemente tecnica, ma riguarda il metodo con cui le conoscenze, gli interessi produttivi e gli obiettivi ambientali vengono portati dentro le decisioni.
Una procedura europea da 3,6 milioni di euro
Il 28 agosto 2026 CINEA ha pubblicato l’avviso preliminare della procedura CINEA/2026/OP/0037-PIN, denominata Maritime Spatial Planning Assistance Mechanism and European Blue Forum.
L’importo stimato è di 3,6 milioni di euro, con una durata massima di 48 mesi. La pubblicazione della gara è programmata per ottobre 2026, ma l’avviso preliminare non coincide con l’apertura della procedura: documentazione definitiva, condizioni di partecipazione e scadenze dovranno essere verificate quando il bando sarà effettivamente disponibile.
L’incarico dovrà sostenere l’attuazione della direttiva europea sulla pianificazione dello spazio marittimo e accompagnare gli Stati membri nella revisione e nel miglioramento dei rispettivi processi. Il lavoro si inserirà inoltre nel percorso aperto dal Patto europeo per gli oceani e nella preparazione del futuro atto europeo sugli oceani.
La gara riguarda quindi l’acquisizione di servizi specialistici da parte della Commissione. Non introduce nuovi vincoli alla pesca, non modifica direttamente i piani nazionali e non mette a disposizione contributi per le singole imprese. Costruisce, piuttosto, una struttura di assistenza destinata a supportare amministrazioni, scambio di conoscenze e partecipazione degli attori marittimi.
Assistenza tecnica e confronto tra gli utilizzatori del mare
Il nuovo contratto dovrà dare continuità alla piattaforma europea per la pianificazione dello spazio marittimo, attraverso la quale vengono raccolti strumenti, informazioni sui diversi bacini, pratiche nazionali e soluzioni per la coesistenza tra attività.
Una seconda componente riguarda lo European Blue Forum, nato per favorire il confronto tra i settori dell’economia blu e contribuire alla costruzione delle politiche europee per gli oceani. Il Forum non sostituisce le autorità responsabili dei piani e non decide direttamente la destinazione delle aree marine, ma può creare occasioni di dialogo tra portatori di interessi che utilizzano lo stesso spazio.
Il valore del meccanismo dipenderà quindi dalla capacità di collegare assistenza tecnica, dati e partecipazione. La qualità di un piano non si misura soltanto dalla precisione delle mappe, ma anche dalla conoscenza delle attività che operano nelle aree interessate e dalla possibilità di valutarne gli effetti economici, sociali e ambientali.
Perché la pianificazione riguarda pesca e acquacoltura
Per la pesca, lo spazio di lavoro non coincide con un impianto fisso o con un confine facilmente delimitabile. Le zone utilizzate possono cambiare secondo specie, stagioni, condizioni del mare, sistemi di pesca e misure di gestione. Rotte di navigazione, infrastrutture energetiche, aree sottoposte a tutela e nuovi utilizzi possono modificare l’accessibilità o la continuità delle attività.
L’acquacoltura presenta esigenze differenti ma altrettanto concrete. La possibilità di sviluppare un impianto dipende dalla disponibilità di aree adatte, dalla qualità ambientale, dalla compatibilità con gli altri usi, dai collegamenti con le infrastrutture a terra e dalla prevedibilità delle procedure autorizzative.
La pianificazione può offrire maggiore certezza agli operatori quando individua con chiarezza spazi, compatibilità e prospettive di sviluppo. Può però generare nuove criticità quando considera pesca e acquacoltura soltanto dopo che le principali scelte sono già state definite.
Il tema si collega direttamente al confronto aperto nelle ultime settimane tra Bruxelles e le marinerie italiane. Come evidenziato nell’approfondimento di Pesceinrete su Kadis e il passaggio dall’ascolto alle decisioni, il coinvolgimento degli operatori acquista valore quando riesce a lasciare una traccia riconoscibile nelle politiche successive.
La partecipazione sarà il vero banco di prova
Il nuovo meccanismo europeo non potrà eliminare la competizione tra gli usi del mare. Potrà però contribuire a rendere più leggibili le decisioni, migliorare lo scambio di dati e creare sedi nelle quali i diversi settori possano intervenire prima che le scelte diventino difficili da modificare.
Per pesca e acquacoltura la questione non consiste nel rivendicare una priorità automatica su ogni area, ma nel fare in modo che esigenze produttive, stagionalità, occupazione, investimenti e ruolo delle comunità costiere siano valutati insieme agli obiettivi energetici e ambientali.
Questo richiede rappresentanza, dati adeguati e una conoscenza precisa dei territori. Richiede anche che le osservazioni raccolte durante consultazioni e incontri trovino risposte verificabili, comprese le motivazioni per cui determinate proposte vengano accolte oppure escluse.
La posta in gioco supera quindi il valore economico della gara. Nei prossimi anni l’Europa dovrà organizzare una presenza crescente di attività nello stesso mare, mantenendo insieme protezione degli ecosistemi, produzione alimentare, energia, trasporti e sviluppo delle economie costiere.
La pubblicazione della procedura, prevista per ottobre, permetterà di conoscere nel dettaglio come CINEA intenda strutturare il nuovo servizio. Il vero risultato andrà però valutato più avanti: nella capacità della pianificazione di governare i conflitti senza rendere invisibili le attività che dal mare dipendono e che contribuiscono alla sicurezza alimentare europea.
