Il nuovo Monthly Highlights di EUMOFA restituisce l’immagine di un mercato ittico europeo che continua a mantenere una certa tenuta nei valori, ma mostra una contrazione dei volumi. Tra gennaio e novembre 2025, nei Paesi monitorati, il valore complessivo delle prime vendite ha raggiunto 3,76 miliardi di euro, in aumento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre i quantitativi si sono fermati a circa 1,9 milioni di tonnellate, con una flessione del 4%.
A sostenere il dato economico sono state soprattutto le piccole pelagiche, che hanno contribuito alla crescita del valore complessivo, mentre sul fronte dei volumi il calo è stato determinato in larga parte dalla riduzione delle vendite di pesci demersali. È una dinamica che conferma una tendenza ormai evidente in molti mercati europei: meno prodotto disponibile, ma prezzi medi capaci in parte di compensare la diminuzione delle quantità.
In questo scenario l’Italia si colloca tra i Paesi che hanno registrato una flessione sia in volume sia in valore. Nel periodo gennaio-novembre 2025 le prime vendite italiane si sono attestate a 47.693 tonnellate, con un calo del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il valore complessivo si è fermato a 238,2 milioni di euro, in diminuzione del 7%.
A incidere maggiormente sul dato nazionale sono state soprattutto vongole, gamberi misti e sardine, che si confermano tra le specie più rilevanti per il mercato italiano alla prima vendita. Il quadro, però, non è completamente uniforme. Guardando al solo mese di novembre 2025, l’Italia ha mostrato una sostanziale stabilità: il valore delle prime vendite ha raggiunto 25,6 milioni di euro, con un lieve aumento dell’1%, mentre i volumi sono rimasti fermi a 5.235 tonnellate. In quel mese, sul piano del valore hanno inciso soprattutto gamberi tropicali e seppie, mentre sul fronte dei quantitativi si sono distinti acciughe e vongole.
Il contesto economico in cui si muove la filiera resta comunque complesso. A dicembre 2025, nell’Unione europea, i prezzi al consumo di pesce e prodotti ittici risultavano in aumento del 3% su base annua. Il pesce fresco o refrigerato ha registrato un incremento del 3,4%, mentre il pesce congelato è salito del 4,9%. Si tratta di dati che aiutano a spiegare perché, anche in presenza di minori volumi, il mercato riesca ancora a sostenere i valori.
Un altro elemento importante riguarda il carburante marino, voce che continua a pesare sulla sostenibilità economica delle attività di pesca. Nei porti italiani di Ravenna e Livorno, all’inizio del 2026, il prezzo medio del diesel marino si è attestato a 0,57 euro al litro. Il dato segnala un calo del 21% rispetto allo stesso periodo del 2024, pur in presenza di un lieve aumento rispetto al mese precedente.
Nel complesso, il report conferma che il settore ittico europeo sta attraversando una fase di trasformazione in cui la riduzione delle quantità non si traduce automaticamente in un crollo dei valori. Per l’Italia, però, il bilancio dei primi undici mesi del 2025 resta in territorio negativo e richiama ancora una volta le difficoltà strutturali della pesca nazionale, tra minore disponibilità di risorsa, costi operativi elevati e un equilibrio di mercato sempre più delicato.
