FEAMPA, l’UE allenta i vincoli su flotta e fermi pesca

La Commissione propone di raddoppiare dal 15% al 30% il tetto nazionale per le misure destinate alla flotta e alla cessazione definitiva, eliminare il limite per i fermi temporanei e facilitare gli investimenti in motori, innovazione e ricambio generazionale. Non arrivano però risorse aggiuntive: l’effetto concreto dipenderà dalle scelte dell’Italia.

FEAMPA e investimenti nella flotta peschereccia

FEAMPA e investimenti nella flotta peschereccia

Cosa cambierebbe con la riforma del FEAMPA? Se approvata, la modifica consentirebbe agli Stati membri di utilizzare con maggiore libertà le risorse già assegnate per flotta, motori, cessazioni, giovani e piccola pesca. Non introduce finanziamenti immediatamente richiedibili né aumenta il bilancio complessivo del Fondo: l’Italia dovrà trasformare le nuove possibilità europee in programmazione, procedure e bandi accessibili.

La Commissione europea ha riconosciuto che le attuali regole del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura sono troppo rigide per sostenere alcuni degli investimenti richiesti al settore. La proposta COM(2026) 498, presentata il 21 settembre, interviene sul Regolamento (UE) 2021/1139 dopo che la valutazione intermedia del FEAMPA ha rilevato difficoltà applicative, incertezza giuridica e ritardi nell’utilizzo delle risorse.

Il punto politico è netto: Bruxelles non mette sul tavolo un nuovo fondo, ma prova a rendere utilizzabile quello esistente nei settori nei quali i vincoli hanno frenato maggiormente gli investimenti.

Più margine per flotta, motori e cessazioni

La modifica più rilevante riguarda il limite entro il quale ciascuno Stato può programmare risorse per alcune misure legate alla flotta. Il tetto salirebbe dal 15% al 30% della dotazione nazionale, comprendendo gli interventi per il primo acquisto da parte dei giovani, la sostituzione o modernizzazione dei motori, determinati adeguamenti delle imbarcazioni e la cessazione definitiva.

Verrebbe invece eliminato il tetto finanziario applicato alla cessazione temporanea. La proposta introduce inoltre una nuova fattispecie di sostegno quando le possibilità di pesca assegnate a un operatore diminuiscono di almeno il 40% rispetto all’anno precedente, in seguito a una riduzione decisa dal Consiglio dell’Unione europea. Non basterebbero quindi un calo del fatturato, l’aumento dei costi o una generica contrazione dell’attività: la soglia deve riguardare le possibilità di pesca formalmente attribuite.

Per i giovani pescatori, individuati dalla proposta nelle persone che non abbiano superato i 40 anni al momento della domanda, l’intensità massima dell’aiuto per l’ingresso nel settore salirebbe al 60%. Verrebbero anche rimossi alcuni ostacoli al trasferimento della proprietà delle imprese, mentre un nuovo regime specifico per la piccola pesca costiera potrebbe finanziare attività complementari capaci di diversificare il reddito.

La riforma rafforza anche il sostegno alla gestione collettiva delle aree marine protette, delle zone soggette a restrizioni di pesca e dei sistemi di cogestione. Parallelamente, esclude dai finanziamenti gli operatori e le imbarcazioni coinvolti nella pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata o in attività vietate dall’Accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio sui sussidi alla pesca.

Motori più accessibili, ma restano condizioni precise

La sostituzione dei motori non diventerebbe un finanziamento indiscriminato. Per le unità della piccola pesca costiera, il nuovo motore o quello modernizzato dovrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni di CO₂. Per le altre imbarcazioni fino a 24 metri non potrebbe avere una potenza superiore a quella del motore sostituito e dovrebbe rispettare requisiti di efficienza, omologazione ed età tecnologica.

La proposta apre inoltre ai progetti pilota e di ricerca dedicati a propulsione, combustibili alternativi e riduzione dei consumi, sotto la supervisione di un organismo scientifico o tecnico indipendente. Potrebbero essere finanziati anche porti, banchine e infrastrutture funzionali alla transizione energetica.

Per l’acquacoltura, l’apertura più concreta riguarda proprio la possibilità di sperimentare nuove soluzioni all’interno dei sistemi produttivi e di accedere agli investimenti infrastrutturali collegati all’energia. Il problema del rapporto tra costi del gasolio, innovazione e transizione della flotta aveva già mostrato quanto l’efficacia delle tecnologie dipendesse dalla possibilità di finanziarle attraverso regole compatibili con le esigenze operative delle imprese.

La partita decisiva si sposta in Italia

Il raddoppio del tetto dal 15% al 30% non equivale a un aumento della dotazione italiana del FEAMPA. Consente piuttosto di destinare una quota maggiore delle risorse disponibili alle misure interessate dalla riforma, riducendo alcuni vincoli che finora ne hanno limitato l’utilizzo.

Il Fondo opera infatti prevalentemente in gestione condivisa. La Commissione stabilisce il quadro europeo e le condizioni di ammissibilità, ma sono lo Stato e le amministrazioni regionali a programmare le risorse, organizzare le procedure e rendere concretamente disponibili gli aiuti agli operatori.

La semplificazione si misurerà nei bandi

La proposta deve ora essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria. Solo dopo l’approvazione definitiva e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea le modifiche potranno entrare in vigore.

Per le imprese italiane, quindi, non si apre ancora una nuova finestra per presentare le domande. Il passaggio determinante arriverà quando l’Italia dovrà utilizzare i maggiori margini concessi da Bruxelles, adeguando la programmazione e traducendola in bandi con tempi certi, condizioni leggibili e procedure proporzionate.

La proposta europea corregge alcuni ostacoli reali, ma non può sostituirsi alla capacità amministrativa nazionale. Il risultato si misurerà nella quantità di risorse che riuscirà a raggiungere imprese, giovani e piccola pesca, non soltanto nella flessibilità scritta nel nuovo regolamento.

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