Il settore della pesca europea si trova nuovamente ad affrontare una “tempesta perfetta”. L’instabilità geopolitica in Medio Oriente ha spinto il prezzo del gasolio a livelli critici, mettendo a rischio la tenuta economica delle marinerie e minacciando un aumento dei prezzi al consumo fino al 30%. In questo scenario, la risposta non può essere solo assistenziale: serve un connubio tra interventi d’urgenza e soluzioni strutturali basate su efficienza energetica e digitalizzazione.
L’analisi dei costi: uscire in mare è diventato un lusso
I dati elaborati da Confcooperative Fedagripesca dipingono un quadro allarmante. Con il gasolio salito a 1,120 euro al litro (rispetto agli 0,75 euro del periodo pre-conflitto), i costi operativi sono esplosi. Per una grande imbarcazione (oltre i 24 metri), un singolo pieno può costare oggi oltre 4.400,00 euro in più rispetto al passato, portando il costo settimanale del carburante a sfiorare i 13.500,00 euro.

Anche la piccola e media pesca soffrono pesantemente: ogni uscita in mare può costare dai 100 ai 550 euro in più di soli costi vivi. Il rischio concreto, come sottolineato dal vicepresidente Paolo Tiozzo, è che i pescatori si trovino a lavorare in perdita, portando molte marinerie a una scelta drastica: restare in banchina per limitare i danni.

La risposta politica: l’Europa e il nuovo Credito d’Imposta
Di fronte a questa crisi, la politica si sta muovendo su due fronti:
- A livello europeo: Carmen Crespo Díaz, Presidente della Commissione Pesca del PE, ha chiesto l’attivazione del Quadro temporaneo di crisi per mobilitare i fondi FEAMPA e allentare le norme sugli aiuti di Stato.
- A livello nazionale: il 18 marzo 2026, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’Articolo 4, che introduce un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta.

Il nuovo bonus gasolio: le imprese ittiche potranno beneficiare di un credito d’imposta fino al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto di carburante effettuato nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. La misura, nel limite di 10 milioni di euro, punta a compensare parzialmente i rincari record, permettendo la compensazione fiscale entro il 31 dicembre 2026.
Tuttavia, sebbene queste misure siano vitali per tamponare l’emergenza, la necessità di accelerare sulla transizione energetica rimane prioritaria per rendere il settore meno vulnerabile alle oscillazioni del mercato petrolifero.
Il ruolo del CIRSPE: un percorso di ricerca strutturale per la transizione energetica
La risposta del CIRSPE alla crisi energetica della pesca non è recente. Negli anni, il Centro ha costruito una competenza trasversale su più fronti della transizione, attraverso progetti pilota che oggi rappresentano un patrimonio scientifico e operativo unico nel settore.
Sul fronte delle imbarcazioni, il CIRSPE ha condotto studi sperimentali sull’ammodernamento della flotta, analizzando le performance dei motori in condizioni operative reali, esplorando soluzioni di propulsione ibrida ed elettrica e valutandone la fattibilità tecnica ed economica per diverse tipologie di natanti. Questi progetti pilota hanno prodotto dati fondamentali per orientare future scelte di investimento da parte degli armatori.
In questo senso, un intervento normativo da parte di Bruxelles sul Regolamento (UE) 202/1139 FEAMPA al fine di rendere possibili investimenti diretti sulla flotta porterebbe benefici immediati: la semplice sostituzione dei motori endotermici vecchi anche di 50 anni, ancora presenti su molti pescherecci italiani, con modelli di nuova generazione garantirebbe performance superiori, riducendo drasticamente i consumi e l’impatto ambientale. Si tratta di modifiche non più rinviabili che, anche a parità di tecnologia, permetterebbero di ‘sporcare’ e consumare meno.
Parallelamente, il Centro ha affrontato il tema delle infrastrutture portuali, con studi di riqualificazione energetica dei porti finalizzati all’integrazione di fonti rinnovabili e ibride: dai sistemi fotovoltaici per l’alimentazione a banchina, alla distribuzione di carburanti alternativi come il GNL e l’idrogeno, fino all’elettrificazione delle banchine per ridurre i consumi delle imbarcazioni in sosta.
A queste attività si affianca oggi lo sviluppo di modelli predittivi e di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione dei consumi e la conservazione delle risorse marine. Questi algoritmi integrano variabili in tempo reale, prezzo del carburante, condizioni meteo-marine, rendimento motore, potenziale di cattura e prezzi di mercato del pescato, per stimare preventivamente la redditività di ogni uscita in mare. Ridurre le uscite inefficienti significa risparmiare carburante, abbattere le emissioni e preservare la marginalità delle imprese. È questa l’intelligenza applicata alla pesca: non una risposta emergenziale, ma un investimento strategico di lungo periodo.
La crisi del gasolio è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Se nel breve termine sono indispensabili i sussidi e gli strumenti di emergenza europei, nel lungo periodo la sopravvivenza della pesca italiana passerà dalla capacità di integrare tecnologie predittive e soluzioni energetiche alternative. Ottimizzare ogni goccia di carburante è oggi l’unico modo per non perdere efficienza e continuare a garantire prodotti ittici di qualità sulle tavole dei consumatori.












