La crisi della pesca europea è anche una crisi del lavoro e delle prospettive. Antonio Pucillo, capo Dipartimento Pesca FLAI-CGIL, lo ha ribadito durante una delle tappe siciliane del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis, impegnato in un confronto diretto con le diverse componenti del settore. Nel suo intervento Pucillo ha collegato perdita di occupazione, abbandono e mancato ricambio generazionale, richiamando anche il recente referendum in Islanda, dove il controllo delle risorse ittiche è stato uno dei temi centrali del dibattito sull’Unione europea.
Il tour siciliano di Costas Kadis porta in questi giorni il confronto europeo direttamente tra operatori, rappresentanze sindacali, associazioni e imprese della pesca dell’Isola. La visita del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani è costruita proprio sull’ascolto delle realtà del settore e delle criticità che emergono dai territori.
Tra le voci intervenute c’è quella di Antonio Pucillo, capo Dipartimento Pesca FLAI-CGIL, che sposta l’attenzione sulle conseguenze sociali delle politiche degli ultimi anni.
“Noi per anni abbiamo denunciato che c’era un problema occupazionale e sociale che la Commissione non vedeva”.
La crisi sociale pesa sul futuro della pesca
Per Pucillo il problema non si esaurisce nella riduzione dell’occupazione. La questione riguarda la capacità stessa della pesca di offrire ancora una prospettiva a chi vi lavora e a chi dovrebbe scegliere di entrarvi.
“Questo è stato un errore enorme”, afferma riferendosi alla scarsa considerazione che, nella sua lettura, la dimensione sociale e occupazionale avrebbe ricevuto nelle politiche europee. Le conseguenze indicate sono immediate: disoccupazione, abbandono del settore e lavoratori che cercano altrove un futuro professionale.
Il tema trova oggi spazio anche nell’agenda europea. Il primo rapporto sociale della Commissione su pesca, acquacoltura e trasformazione, pubblicato nel giugno 2026, individua tra le principali criticità il calo dell’occupazione, l’invecchiamento della forza lavoro e il limitato ricambio generazionale.
Il ricambio generazionale parte dalle prospettive
È sul ricambio generazionale che il ragionamento diventa ancora più netto. “Se la condizione attuale è quella di non avere un futuro nel mondo della pesca, perché questa è la sensazione ed è quello che accade realmente, difficilmente qualcuno può impegnarsi in questo”.
Il problema dei giovani, quindi, viene prima dell’ingresso dei giovani. Se redditività, condizioni di lavoro e prospettive restano incerte, il ricambio generazionale rischia di essere evocato come obiettivo senza intervenire sulle ragioni che stanno rendendo il settore progressivamente meno attrattivo.
“Bisogna invertire la tendenza, ridare speranza e futuro al settore”.
Il caso Islanda entra nel dibattito sulla pesca europea
È nella parte conclusiva dell’intervento che Pucillo introduce il riferimento politicamente più forte: l’Islanda.
Il 29 agosto 2026 gli islandesi hanno respinto con il 52,8% dei voti la proposta di riaprire i negoziati di adesione all’Unione europea. Non si trattava di un voto sull’ingresso immediato nell’UE, ma sulla ripresa di un percorso negoziale sospeso da oltre un decennio. L’affluenza ha raggiunto l’82,5%.
La pesca è stata uno dei temi determinanti del confronto. Il controllo nazionale delle acque, delle quote e delle risorse ittiche ha alimentato una parte significativa dell’opposizione alla ripresa dei negoziati. Reuters, nel ricostruire il risultato, ha indicato proprio la tutela delle acque di pesca tra le questioni che hanno pesato sul fronte del “no”.
Pucillo utilizza quel precedente per lanciare un avvertimento sul futuro del settore europeo: “Bisogna invertire la tendenza, ridare speranza e futuro al settore per evitare che accada quello che è accaduto in Islanda”.
Nel suo intervento sintetizza il risultato islandese come una scelta legata anche a ciò che è accaduto ai pescatori europei con la Politica comune della pesca. Il voto aveva in realtà un oggetto più circoscritto, ma il collegamento con la pesca è concreto e documentato.
Quando la pesca diventa una questione politica
È questo il passaggio che porta l’intervento oltre il terreno sindacale. Il caso islandese mostra come la gestione delle risorse ittiche possa diventare una questione di sovranità, consenso e rapporto con le istituzioni europee. Quando un settore strategico perde occupazione, redditività e capacità di attrarre nuove generazioni, le conseguenze non rimangono confinate alle banchine.
Il messaggio portato da Pucillo durante il confronto siciliano è quindi preciso: la sostenibilità della pesca non può essere misurata soltanto sul piano ambientale. Deve comprendere anche lavoro, tenuta economica e continuità delle comunità che vivono di mare.
Perché il ricambio generazionale può arrivare soltanto dove esiste ancora un futuro nel quale valga la pena entrare.
