Il Parlamento europeo chiede una revisione “ambiziosa, mirata e tempestiva” della Politica comune della pesca. Gli obiettivi di sostenibilità restano fermi, ma secondo Strasburgo alcune regole e modalità di applicazione devono essere adeguate a un contesto economico, sociale, ambientale e geopolitico profondamente diverso da quello del 2013.
La Politica comune della pesca deve restare fondata sulla sostenibilità, ma non può continuare a essere applicata come se il settore europeo fosse ancora quello del 2013. È il messaggio che emerge dalla risoluzione approvata oggi dal Parlamento europeo con 368 voti favorevoli, 172 contrari e 69 astensioni.
Il testo prende le mosse dalla prima valutazione complessiva del regolamento dalla riforma del 2013 e concentra l’attenzione soprattutto sui problemi operativi che pescatori e produttori di acquacoltura incontrano nell’applicazione della PCP.
Il Parlamento non chiede quindi di abbandonare gli obiettivi ambientali ed economici della politica europea, ma di verificare se gli strumenti utilizzati per raggiungerli siano ancora adeguati. Nel comunicato ufficiale sulla risoluzione, Strasburgo parla espressamente di una revisione “ambiziosa, mirata e tempestiva”.
Dall’obbligo di sbarco alla piccola pesca: le rigidità da correggere
Uno dei punti centrali riguarda l’obbligo di sbarco, sul quale il Parlamento riconosce difficoltà applicative soprattutto nelle pesche multispecifiche e quando entrano in gioco specie che possono limitare l’attività dell’intera flotta.
Per affrontare questi problemi, gli eurodeputati chiedono strumenti di gestione alternativi o più flessibili: migliore gestione delle quote, sistemi di quote comuni, misure per ridurre le catture accessorie e maggiori possibilità di scambio tra Stati membri e organizzazioni di produttori.
Il principio della riduzione delle catture indesiderate non viene rimesso in discussione. Il tema è piuttosto come renderlo concretamente applicabile senza produrre effetti sproporzionati sull’attività delle imprese.
È un problema già emerso nel dibattito europeo sull’obbligo di sbarco, che continua a rappresentare uno dei passaggi più complessi della PCP.
Regole proporzionate per piccole imprese e acquacoltura
Lo stesso criterio viene applicato alla pesca artigianale e su piccola scala, ai produttori di acquacoltura e alle PMI.
Il Parlamento chiede maggiore coerenza tra le norme e meno duplicazioni amministrative, riconoscendo che le realtà più piccole dispongono di una capacità organizzativa e amministrativa limitata.
Non si tratta di escluderle dalle regole, ma di evitare che obblighi pensati per il controllo e la gestione della pesca producano un peso amministrativo sproporzionato rispetto alle dimensioni dell’impresa.
Accanto alla semplificazione torna anche il tema della modernizzazione e del rinnovo della flotta europea. Gli eurodeputati collegano gli investimenti al miglioramento della sicurezza e delle condizioni di lavoro a bordo, all’efficienza energetica e alla decarbonizzazione.
Il rinnovo viene inoltre indicato come uno degli strumenti che potrebbero contribuire alla competitività del settore e ad attrarre nuove generazioni di pescatori. Sul fronte ambientale, il Parlamento chiede incentivi agli investimenti in tecnologie capaci di aumentare la selettività e ridurre le catture indesiderate.
Scienza, mercato e fondi entrano nella revisione della PCP
Un altro nodo riguarda il modo in cui i pareri scientifici vengono tradotti in decisioni di gestione.
Il Parlamento chiede maggiore trasparenza e coerenza, ribadendo che le decisioni sulla pesca europea devono poggiare su basi scientifiche solide e su una migliore qualità dei pareri disponibili.
La richiesta riguarda anche il recupero degli stock e tocca direttamente il Mediterraneo occidentale, dove gli eurodeputati accolgono positivamente la consultazione avviata dalla Commissione sul piano pluriennale per gli stock demersali, chiedendo “miglioramenti legislativi” urgenti.
Il punto non è ridimensionare il ruolo della scienza, ma rafforzare il rapporto tra dati, decisioni e conseguenze operative per il settore.
Regole equivalenti anche per i prodotti importati
La revisione indicata dal Parlamento non riguarda soltanto l’attività in mare.
Strasburgo richiama anche la necessità di maggiore equità nel mercato europeo della pesca e dell’acquacoltura, chiedendo condizioni di parità tra produttori dell’UE e dei Paesi terzi e sostenendo che i prodotti importati debbano rispettare standard e requisiti equivalenti a quelli richiesti alle produzioni europee.
Su questo passaggio insiste anche Giuseppe Lupo, eurodeputato del PD e componente della commissione Pesca, che legge la risoluzione come un tentativo di tenere insieme sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Secondo Lupo, l’attuale contesto è cambiato radicalmente rispetto a quello nel quale venne costruito il quadro del 2013, con effetti sulla redditività delle imprese, sulla sostenibilità sociale del settore, sui piccoli pescatori e sulla resilienza delle comunità costiere e insulari.
L’eurodeputato richiama inoltre la necessità di accompagnare la modernizzazione della flotta con sicurezza del lavoro, decarbonizzazione, nuove tecnologie e ricostituzione degli stock, mantenendo la resilienza degli ecosistemi come riferimento delle politiche di gestione.
Sul mercato, Lupo sottolinea anche il valore di una maggiore trasparenza e tracciabilità della catena di approvvigionamento, di informazioni più chiare ai consumatori, compresa l’indicazione dell’origine, e di un approccio di tolleranza zero verso la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.
La risoluzione interviene infine sull’accesso alle risorse europee. Il Parlamento chiede di semplificare ulteriormente l’accesso ai finanziamenti e di mantenere uno strumento specifico e adeguatamente finanziato a sostegno della Politica comune della pesca.
La richiesta conclusiva alla Commissione è precisa: presentare entro la fine del 2026 un pacchetto di semplificazione legislativa che affronti i problemi indicati.
È questo il passaggio da seguire nei prossimi mesi. Il voto di Strasburgo non modifica direttamente le regole della PCP, ma rende esplicita una richiesta: conservare gli obiettivi di sostenibilità correggendo quegli strumenti che, dopo oltre un decennio, mostrano difficoltà di applicazione per pesca e acquacoltura europee.
