In collaborazione con l’Associazione Piscicoltori Italiani (API) torniamo ad occuparci di acquacoltura con un approfondimento sulle imprese di troticoltura italiana che hanno saputo diversificare la produzione, creare eccellenze riconosciute a livello europeo e mondiale, investire nella innovazione dei prodotti rivoluzionari sostenibili e salutari.
Il viaggio tra le migliori realtà del nostro Paese prosegue in Trentino incontrando Francesco Armanini dell’Azienda Agricola Troticoltura Armanini.
L’azienda nasce nel 1963 con Olivo e Santa Armanini, una vera e propria intuizione. Vedono nel territorio un’opportunità di sviluppo per via della ricchezza di acqua, di sorgenti, e la particolare dislocazione geografica ai piedi dell’Adamello. Le prime vasche d’allevamento nascono infatti nella Valle del Chiese, a Storo, in Provincia di Trento.
I primi anni sono anni di ricerca, della troticoltura in Italia non si sapeva ancora nulla e i mercati di riferimento erano completamente diversi da quelli di oggi. Negli anni seguenti subentrano i figli Andrea, Miriam e Francesco. Dalla prima sede a Storo l’azienda si estende e cresce gradualmente per arrivare ai cinque allevamenti con le filiali di Biacesa, Arco, Deva e la più recente Pietramurata e con due laboratori di trasformazione, ognuno con caratteristiche proprie ed un ecosistema differente che permette di gestire e curare al meglio ogni specie, migliorando così la qualità del prodotto finale.
In base alle caratteristiche degli allevamenti, – Ci racconta Francesco Armanini – abbiamo diversificato le produzioni, adattandoci alle richieste del mercato; sono nati nuovi prodotti, per rispondere alle esigenze del pubblico: prodotti di fattura artigianale come affumicati e marinati fra i quali spicca lo speck di trota nato per celebrare il 50esimo dell’azienda, prodotti di più largo consumo come i Burger, il saor, i fritto di acqua dolce, le uova alimentari e il ragù di lago.
L’azienda ha subito una grande evoluzione anche dal punto di vista strategico: non ci si è limitati alla sola produzione, ma abbiamo lavorato anche in termini di promozione territoriale, valorizzando il turismo, il territorio, i prodotti tipici locali.

Uno sguardo alla sostenibilità e all’ecosistema. Quanto è importante per Armanini garantire la sostenibilità del prodotto e tutelare allo stesso tempo l’ecosistema all’interno del quale l’azienda opera?
Sono senza dubbio fondamentali e imprescindibili. L’allevamento di pesce può dare buoni frutti sia da un punto di vista economico che qualitativo solo se inserito in un ecosistema rispettato e bilanciato. La cura di questo aspetto è essenziale per garantire l’accrescimento del pesce e conseguentemente la qualità del prodotto. Lavoriamo per mantenere un costante equilibrio tra ecosistema e produzione.
Avere cinque allevamenti ci permette di mettere il pesce nelle migliori condizioni per il loro sostentamento e l’allevamento di ogni specie. Per esempio, il salmerino viene allevato a Storo dove abbiamo acque più fredde essendo a 409 m slm al cospetto dell’Adamello e con acque di sorgente. Altri pesci con caratteristiche diverse trovano le condizioni più adatte nel fiume Sarca dove abbiamo altri due allevamenti, uno ad Arco e uno a Pietramurata. Se la stagionalità con temperature delle acque non consone al nostro lavoro compromette le condizioni di un ecosistema, preferiamo rallentare l’accrescimento finché non è possibile ripristinare la condizione di sviluppo ottimale.
La sostenibilità è un tema per noi particolarmente importante poiché influisce direttamente sull’ecosistema dell’acquacoltura. A livello aziendale, ad esempio, oltre a sostenere una convivenza sempre rispettosa verso l’ambiente che ci ospita, abbiamo investito in pannelli fotovoltaici, oltre ad applicare la logica “No Waste” per gli scarti di lavorazione e i rifiuti.
Covid e innovazione delle imprese. Come Armanini ha saputo gestire la parte iniziale della pandemia e che tipo di innovazioni è riuscita a mettere in atto, se ciò è accaduto, per rispondere alle nuove esigenze del mercato globale?
La pandemia ha avuto un impatto importante sull’azienda, trattando un prodotto che dipende direttamente dall’andamento del mercato turistico, probabilmente il settore maggiormente colpito dalle conseguenze di questa pandemia. Sia la produzione che la vendita ne hanno risentito. Abbiamo sfruttato quindi il tempo a disposizione per fare ricerca e trovare nuovi mercati, nuove opportunità di sviluppo e di crescita. Contestualmente sono nati nuovi prodotti e abbiamo lavorato per migliorare prodotti e processi già esistenti.
All’interno della vostra azienda offrite anche vere e proprie esperienze come la pesca sportiva, la fattoria didattica e altro ancora. Quanto è importante, al giorno d’oggi, che il settore dell’acquacoltura diventi più trasversale possibile in modo da offrire non solo prodotti ma anche molto altro? È una formula vincente?
All’interno della sede di Storo abbiamo una piccola fattoria didattica legata al pesce d’acqua dolce, una piccola pesca sportiva e “La casa del gusto” dove organizziamo visite guidate all’azienda con momenti di degustazione.
Per noi è importante far conoscere la realtà produttiva, così come il rispetto per l’ecosistema e l’ambiente in cui lavoriamo. I nostri clienti possono conoscere ciò che avviene in azienda e cosa rappresenta l’acquacoltura. Il cliente consapevole, istruito, che non si basa solo su luoghi comuni, è facilitato ad avvicinarsi alla nostre realtà produttive, perché siamo ciò che facciamo in modo trasparente con risultati qualitativi di tutto rispetto.
Questo è anche un modo per diversificare l’offerta e far crescere la notorietà dell’ azienda. Oggi giorno è centrale per ogni settore e attività sviluppare relazioni con i clienti offrendo esperienze ed opportunità interattive; rendere l’acquacoltura non solo un’attività produttiva ma anche di interesse per un pubblico sempre più consapevole è sicuramente tra i nostri obiettivi.
Quali sono le sfide che il settore dell’acquacoltura sarà chiamato ad affrontare nei prossimi 10 anni e come risponderà?
È difficile a dirsi. Una delle sfide che metterà sempre più a dura prova il settore riguarda sicuramente i cambiamenti climatici. Si tratta di una sfida importante, così come sarà l’uso responsabile delle risorse idriche. Ci sono molti punti di domanda a riguardo. Dovremo trovare una chiave di lettura per mantenere sostenibile la produzione. Inoltre, sempre guardando al futuro, un’altra opportunità potrebbe essere quella di sfruttare l’acquacoltura come soluzione ai problemi legati allo sfruttamento dei mari.
L’acquacoltura permette infatti un maggiore controllo della catena alimentare, una riduzione della sovrapesca nelle acque e quindi può contribuire all’alimentazione della popolazione italiana, europea e mondiale con un sempre maggiore equilibrio ambientale.