CATCH, il sistema è digitale ma troppi dati viaggiano ancora su carta

Seafood Europe e altre dieci organizzazioni chiedono alla Commissione europea specifiche tecniche più chiare, sistemi interoperabili e procedure sostenibili per evitare che la digitalizzazione di CATCH si traduca in nuovi oneri manuali per importatori e PMI.

Operatore verifica i dati di una partita di prodotti ittici destinata all’importazione attraverso il sistema digitale CATCH

Il sistema CATCH digitalizza i certificati di cattura, ma molti dati provenienti dai Paesi terzi devono ancora essere inseriti manualmente dagli operatori europei.

Qual è il nodo sollevato da Seafood Europe e dagli altri firmatari? Il problema non è l’obbligo di utilizzare CATCH, né l’obiettivo di contrastare la pesca illegale. La criticità nasce quando certificati cartacei, documenti scansionati e dati prodotti da sistemi non interoperabili devono essere trascritti manualmente dagli importatori europei. Il Libro bianco chiede quindi alla Commissione europea di completare l’architettura tecnica del sistema, uniformarne l’applicazione e impedire che i costi della digitalizzazione ricadano soprattutto sulle imprese più piccole.

Il punto non è tornare alla carta. È evitare che la carta venga semplicemente ricopiata dentro una piattaforma digitale.

È questa la questione centrale del Libro bianco “CATCH in Practice: Bridging Regulatory Intent and Operational Reality under Regulation (EU) 2023/2842”, pubblicato a giugno dall’EU Cluster of Food Traceability and Trust e accompagnato da una dichiarazione sottoscritta da Seafood Europe e altre dieci organizzazioni del mondo industriale, accademico, scientifico e tecnologico.

Dal 10 gennaio 2026, gli importatori dell’Unione devono presentare attraverso il modulo CATCH di TRACES NT i certificati di cattura e la documentazione collegata ai controlli contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Per le autorità dei Paesi terzi, invece, l’utilizzo diretto del sistema resta volontario. È una distinzione decisiva: quando il fornitore estero non trasmette dati strutturati, l’ultimo passaggio della digitalizzazione ricade sull’operatore europeo.

La nuova disciplina rappresenta un passaggio centrale della riforma europea del controllo della pesca. Ma il Libro bianco avverte che l’obbligo di inviare elettronicamente un documento non garantisce, da solo, che i dati viaggino davvero da un sistema all’altro.

La digitalizzazione che finisce sulla tastiera dell’importatore

Nella maggior parte dei rapporti commerciali con i Paesi terzi, i documenti continuano ad arrivare sotto forma di certificati cartacei, scansioni, PDF o file generati da sistemi nazionali non allineati ai campi richiesti da CATCH.

L’importatore, l’intermediario doganale o l’agente deve quindi individuare le informazioni rilevanti, inserirle manualmente nella piattaforma europea e spesso riportarle una seconda volta nel proprio sistema gestionale o di tracciabilità.

Il risultato è un processo formalmente digitale, ma ancora fondato sulla trascrizione. Il documento arriva dentro CATCH, mentre il dato non è stato trasmesso automaticamente: è stato letto, interpretato e ricopiato.

È qui che aumentano i rischi di errori nei codici delle specie, negli identificativi delle imbarcazioni, nelle zone FAO e nelle quantità. A questi si aggiungono possibili ritardi nello sdoganamento, duplicazioni delle attività e interpretazioni differenti tra Stati membri.

Il rapporto utilizza come base anche un registro compilato da Seafood Europe nelle prime due settimane di operatività del sistema, nel quale erano state raccolte 27 criticità. Gli autori precisano correttamente che si tratta di una fotografia della fase di avvio e che alcuni problemi potrebbero essere stati successivamente risolti. La richiesta alla Commissione è proprio quella di chiarire quali ostacoli siano stati superati e quali abbiano invece natura strutturale.

Quando una spedizione riunisce centinaia di imbarcazioni

Il divario tra norma e operatività diventa evidente nei flussi di prodotto trasformato o aggregato.

Una singola spedizione può derivare da più certificati, viaggi di pesca, imbarcazioni, intermediari e stabilimenti. Il Libro bianco cita il caso di una partita di salmone sockeye distribuita in 22 container, raccolta attraverso 44 tender e riconducibile a 454 imbarcazioni e 2.970 registrazioni ufficiali di cattura.

In situazioni simili, il problema non è necessariamente la mancanza dell’informazione all’origine. Il problema è trasferire manualmente migliaia di collegamenti all’interno di un flusso documentale concepito a livello di singola spedizione.

La difficoltà riguarda soprattutto PMI, intermediari e operatori che acquistano da Paesi terzi. Le imprese più strutturate possono investire in personale dedicato, software e procedure di controllo. Quelle più piccole rischiano invece di assorbire costi e responsabilità prodotti da informazioni generate a monte, spesso da soggetti sui quali non hanno alcun controllo.

Occorre inoltre mantenere chiaro il perimetro della piattaforma. CATCH è innanzitutto uno strumento di controllo delle importazioni contro la pesca INN, non il sistema unico destinato a governare tutta la tracciabilità dei prodotti ittici nell’Unione. Gli obblighi più ampi lungo la filiera derivano dall’articolo 58 del regolamento sul controllo e devono dialogare con CATCH, ma non si esauriscono al suo interno.

Cinque richieste per far viaggiare i dati, non solo i documenti

Il Libro bianco non propone di ridurre i controlli. Chiede di fornire agli operatori gli strumenti necessari per applicarli senza dipendere da interpretazioni locali, inserimenti ripetuti e soluzioni costruite caso per caso.

La prima raccomandazione è pubblicare gli elementi tecnici necessari all’integrazione: dizionario dei dati, formati dei messaggi, esempi di trasmissione, regole di validazione, codici di errore, ruoli di accesso e criteri per la gestione delle versioni.

La seconda è definire in modo uniforme espressioni operative come “elettronico”, “immediato” e “interoperabile”. Senza un significato tecnico condiviso, lo stesso adempimento può essere interpretato diversamente da un’autorità, da un operatore o da un fornitore di tecnologia.

La terza richiesta riguarda un quadro comune fondato sugli eventi critici di tracciabilità e sugli elementi chiave dei dati, accompagnato da test di conformità. Non dovrebbe essere sufficiente che due sistemi riescano a collegarsi: occorre verificare che trasmettano informazioni complete, coerenti e utilizzabili.

Le ultime raccomandazioni chiedono una governance trasparente degli accessi, una tabella di marcia per le connessioni e indicazioni pratiche dedicate a PMI, intermediari, pesca artigianale e trasformatori. Il percorso dovrà accompagnare anche il collegamento di CATCH allo sportello unico doganale dell’Unione, previsto entro il 10 gennaio 2028.

Una critica che punta a rafforzare il controllo

Il documento riconosce il lavoro già svolto dalla Commissione, dall’inserimento di CATCH in TRACES NT all’adozione delle nuove regole tecniche e all’avvio di collegamenti con alcuni Paesi terzi. Chiede però maggiore trasparenza sulla portata effettiva di queste connessioni: quali documenti vengono trasferiti, quali campi viaggiano automaticamente e quali devono ancora essere completati dall’importatore.

È una richiesta coerente con le correzioni operative già sollecitate dalla filiera europea, ma non equivale a respingere la tracciabilità digitale dei prodotti ittici.

Un sistema capace di collegare certificati, quantità, imbarcazioni e trasformazioni può rafforzare concretamente il contrasto alla pesca illegale. Un sistema alimentato attraverso trascrizioni ripetute rischia invece di moltiplicare gli adempimenti senza migliorare nella stessa misura la qualità del controllo.

La riuscita di CATCH non si misurerà quindi soltanto dal numero di certificati caricati. Dipenderà dalla possibilità di ricostruire l’origine di una partita, seguirne le trasformazioni e verificare le quantità senza perdere dati nei passaggi tra imprese, autorità e Paesi.

La vera digitalizzazione comincia quando smette di viaggiare il documento e comincia a viaggiare il dato.

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