Prosegue il percorso di digitalizzazione del settore ittico europeo. Il Regolamento (UE) 2023/2842 ha introdotto l’obbligo di raccolta, trasmissione e conservazione in formato digitale delle informazioni sulla tracciabilità dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura lungo tutta la filiera, dalla cattura fino alla vendita al dettaglio.
Le nuove disposizioni si applicano già al pesce fresco e surgelato e saranno estese dal gennaio 2029 anche ad alghe marine, preparazioni e conserve di pesci, crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici, con l’obiettivo di rafforzare controlli, trasparenza e sostenibilità del comparto.
Un processo che si inserisce in un quadro normativo già profondamente innovato: dal 10 gennaio 2026 è diventata obbligatoria per i pescherecci di lunghezza pari o superiore a 12 metri l’installazione del VMS (Vessel Monitoring System), il sistema di tracciamento satellitare delle imbarcazioni, insieme all’adozione del giornale di pesca elettronico (e-logbook). Con la stessa decorrenza sono state abrogate le precedenti deroghe per le unità tra i 12 e i 15 metri.
Su questo passaggio interviene Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, che sottolinea opportunità e criticità della transizione digitale: “La digitalizzazione dei sistemi di tracciabilità rappresenta un passaggio positivo e necessario per rafforzare legalità, controllo e competitività della filiera ittica. Tuttavia, questo cambiamento non può tradursi in un ulteriore carico operativo sulle imprese di pesca, che già oggi sono gravate da numerosi adempimenti burocratici e da una fase economica complessa”.
Fedagripesca evidenzia inoltre un aspetto operativo importante della fase di transizione. “Il sistema digitale – precisa Tiozzo – allo stato attuale non sostituisce integralmente la documentazione cartacea, che continua a essere richiesta in diverse procedure di controllo e gestione. Questo comporta una doppia gestione amministrativa che rischia di appesantire ulteriormente il lavoro delle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione».
Secondo l’organizzazione, il rischio è che l’innovazione normativa, senza adeguati strumenti applicativi e senza una reale semplificazione, finisca per scaricare sulle marinerie costi organizzativi e gestionali difficili da sostenere.
«Il regolamento europeo si inserisce in un percorso già avviato con l’introduzione obbligatoria del VMS e dell’e-logbook, che ha avuto un impatto significativo sull’organizzazione del lavoro a bordo e a terra. È quindi fondamentale che questa nuova fase sia accompagnata da strumenti semplici, interoperabili e realmente utilizzabili”.
Per questo il sistema cooperativo sta lavorando insieme al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste per accompagnare l’attuazione delle norme europee.
“Come associazione stiamo collaborando con il Masaf per tradurre le indicazioni dell’Unione europea in modelli pratici e funzionali, evitando che l’intero peso della transizione digitale ricada sui pescatori. L’obiettivo deve essere una tracciabilità più efficiente, ma con meno burocrazia e più valore riconosciuto al lavoro delle imprese”.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi coniugare innovazione tecnologica e sostenibilità operativa, garantendo che la modernizzazione della filiera ittica diventi un fattore di crescita reale e non un aggravio amministrativo per chi lavora quotidianamente in mare.












