Seafood, Friend of the Sea aggiorna etichette e claim

Con le nuove regole anti-greenwashing operative dal 27 settembre, lo schema aggiorna il formato del marchio e introduce il FOS ID sulle confezioni certificate. Per le aziende ittiche cresce il peso di ciò che viene dichiarato accanto alla certificazione.

anti-greenwashing

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Friend of the Sea aggiorna il proprio sistema di etichettatura e introduce il FOS ID sui prodotti certificati, presentato come strumento per verificare certificazione e tracciabilità. Non è un obbligo imposto dall’Unione europea, ma una risposta dello schema al nuovo quadro anti-greenwashing. Il punto per la filiera è più ampio: il logo da solo non basta a sostenere qualsiasi claim ambientale.

Dal 27 settembre 2026 sono applicabili in Italia le nuove disposizioni sulle comunicazioni ambientali introdotte dal D.Lgs. 30/2026.

Per il seafood il principio è ormai chiaro: certificazione e claim non sono la stessa cosa. Un marchio può attestare la conformità a uno standard, ma ciò che viene scritto sulla confezione deve restare preciso, dimostrabile e coerente con ciò che quella certificazione copre.

Il quadro generale era già emerso nell’approfondimento sulle nuove regole italiane contro il greenwashing nel seafood. Adesso cominciano a vedersi le prime conseguenze operative.

Friend of the Sea interviene sulle confezioni

Il 29 settembre alle 15:00 CEST, Friend of the Sea dedica un webinar alle nuove regole europee e alle indicazioni rivolte alle aziende certificate.

La novità più rilevante riguarda proprio il packaging. L’organizzazione annuncia un formato aggiornato dell’etichetta, claim di sostenibilità più specifici e l’introduzione di un FOS ID sui prodotti.

Secondo Friend of the Sea, l’identificativo consentirà di verificare informazioni relative alla certificazione, alla tracciabilità e alla filiera. Sono previste anche indicazioni per l’aggiornamento dei claim presenti sui siti web e strumenti di controllo sull’utilizzo del marchio.

Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale Friend of the Sea.

Il FOS ID non è un obbligo europeo

La distinzione è importante.

Né la Direttiva UE 2024/825 né il D.Lgs. 30/2026 obbligano le aziende ittiche a utilizzare un FOS ID o un codice equivalente. Si tratta di una scelta introdotta da Friend of the Sea all’interno del proprio sistema.

La normativa interviene invece sul principio che sta a monte: le etichette volontarie di sostenibilità devono poggiare su sistemi di certificazione conformi ai requisiti previsti oppure essere istituite da un’autorità pubblica.

Per le imprese cambia quindi soprattutto il rapporto tra marchio e messaggio. La certificazione può sostenere solo le caratteristiche effettivamente comprese nel proprio standard, non diventare una scorciatoia per attribuire al prodotto qualità ambientali più ampie.

Il vero controllo riguarda i claim

È qui che il tema diventa operativo per produttori, trasformatori e brand.

Un’affermazione ambientale riferita all’intero prodotto non può basarsi su una caratteristica che riguarda soltanto una parte, un processo o un singolo aspetto della produzione.

Lo stesso vale fuori dalla confezione. Packaging, sito aziendale, e-commerce e materiali commerciali devono raccontare la stessa cosa senza amplificare il significato della certificazione.

Per questo l’aggiornamento annunciato da Friend of the Sea va oltre il restyling di un’etichetta. Mostra come gli schemi di certificazione stiano iniziando a intervenire anche sul modo in cui le aziende utilizzano il marchio nella comunicazione al mercato.

Vanno verificate anche le confezioni già prodotte

Il tema riguarda anche le referenze già prodotte.

Il MIMIT ha chiarito che i prodotti immessi sul mercato dal 27 settembre devono rispettare le nuove disposizioni. Per le scorte precedenti possono essere considerate le difficoltà concrete di adeguamento, ma agli operatori è comunque richiesto di adottare misure ragionevoli e proporzionate.

Nel settore alimentare conta anche la velocità di rotazione. Per i prodotti deperibili il periodo necessario allo smaltimento delle scorte è naturalmente più breve e proprio le referenze con shelf life ridotta possono entrare più rapidamente nel perimetro dei controlli.

Per il seafood non esiste quindi una risposta unica: ogni claim deve essere verificato in relazione al prodotto, alla certificazione utilizzata e a ciò che viene effettivamente dichiarato.

La certificazione continua ad avere valore, ma non può sostituire la precisione del messaggio.

Sul packaging del seafood il passaggio è ormai iniziato: meno spazio per formule ambientali generiche, più attenzione a ciò che può essere realmente dimostrato.

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