Pesca UE, Lupo rilancia sui 7 miliardi. Kadis punta su coste e isole

Da Mazara il confronto sul bilancio 2028-2034, la competitività della flotta e le nuove strategie europee per i territori costieri e insulari

Pesca UE, Lupo sui 7,29 miliardi. Kadis su coste e isole

Pesca UE, Lupo sui 7,29 miliardi. Kadis su coste e isole

Il prossimo bilancio europeo mette la pesca davanti a una partita decisiva. La proposta della Commissione per il 2028-2034 prevede una dotazione minima riservata di 2 miliardi di euro per alcune componenti centrali della Politica comune della pesca. Il Parlamento europeo chiede invece almeno 7,29 miliardi per pesca e acquacoltura, più 1,69 miliardi per la dimensione esterna. Da Tesori dal Blu, a Mazara del Vallo, Giuseppe Lupo richiama la necessità di difendere risorse e competitività del settore, mentre il commissario Costas Kadis lega le prospettive delle comunità marittime alle nuove strategie UE per coste e isole.

Due miliardi nella proposta della Commissione, almeno 7,29 miliardi nella posizione del Parlamento europeo. È questa la distanza attorno alla quale si sta sviluppando il confronto sul futuro finanziario della pesca nel Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Il dossier è entrato nel confronto di ieri a Tesori dal Blu, a Mazara del Vallo, alla presenza del commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis, del sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra, degli eurodeputati Giuseppe Lupo e Giuseppe Milazzo e del sindaco Salvatore Quinci.

Al centro dell’intervento di Lupo, membro della commissione Pesca e vicepresidente della commissione Bilanci del Parlamento europeo, non c’è soltanto l’entità delle risorse. Il punto è quale spazio concreto pesca e acquacoltura riusciranno a conservare nella nuova architettura finanziaria europea, più flessibile e meno legata a un fondo autonomo come nell’attuale programmazione.

Dai 2 miliardi della Commissione ai 7,29 del Parlamento

La Commissione europea indica 2 miliardi di euro come dotazione minima riservata nei futuri Piani di partenariato nazionali e regionali per sostenere parti centrali della Politica comune della pesca, tra cui pesca e acquacoltura sostenibili, conservazione e ripristino dell’ambiente marino e organizzazione comune dei mercati.

È un punto da leggere con precisione: i 2 miliardi non rappresentano il tetto massimo delle risorse potenzialmente disponibili per il settore. La Commissione prevede infatti che pesca e acquacoltura possano accedere anche ad altre componenti del bilancio, comprese quelle destinate a competitività, innovazione e transizione.

La posizione adottata dal Parlamento europeo sul prossimo QFP è sensibilmente diversa. L’Eurocamera chiede che la dotazione vincolata a pesca e acquacoltura raggiunga almeno 7,29 miliardi di euro a prezzi correnti, equivalenti a 6,50 miliardi a prezzi costanti 2025.

A questa cifra il Parlamento aggiunge 1,69 miliardi di euro a prezzi correnti per la dimensione esterna della pesca, compresi gli accordi di partenariato per una pesca sostenibile e le organizzazioni regionali di gestione.

Sono le cifre contenute nel rapporto del Parlamento europeo sul QFP 2028-2034, approvato in plenaria il 28 aprile 2026.

Lupo ha richiamato a Mazara proprio la necessità di difendere questa impostazione nel prosieguo del negoziato europeo, sottolineando il ruolo che dovranno esercitare insieme Parlamento, Consiglio e Stati membri.

Competitività e ammodernamento della flotta

Il confronto non si esaurisce nelle risorse specificamente riservate alla pesca. La Commissione indica infatti nel futuro Fondo europeo per la competitività un’ulteriore possibile fonte di sostegno per pesca e acquacoltura, con interventi collegati a innovazione, sostenibilità, decarbonizzazione e modernizzazione delle imbarcazioni.

Su questo punto Lupo è stato netto: “La competitività non può essere un fattore esclusivo della grande industria del centro Europa o della Germania”. Per l’eurodeputato, anche le imprese della pesca devono poter utilizzare gli strumenti europei destinati alla competitività per affrontare ammodernamento delle flotte, transizione e capacità produttiva.

È una partita distinta da quella sull’ultima annualità dell’attuale programmazione. Sul bilancio UE 2027, la commissione Pesca ha già chiesto di salvaguardare gli stanziamenti destinati al settore, come ricostruito nell’approfondimento di Pesceinrete sul bilancio 2027. Qui, invece, si decide l’assetto finanziario che accompagnerà pesca e acquacoltura dal 2028 al 2034.

Il Mediterraneo chiede regole costruite sul Mediterraneo

Alle risorse si affianca un secondo nodo: la specificità della pesca mediterranea. Lupo, relatore per il Parlamento europeo sulla relazione dedicata al ruolo della pesca e dell’acquacoltura sostenibili nella Blue Economy del Mediterraneo, ha richiamato la necessità di tenere insieme sostenibilità, competitività e rapporti con i Paesi della sponda meridionale.

Il tema è quello della reciprocità delle condizioni applicate alle flotte che operano sullo stesso bacino.

“Se noi rispettiamo un fermo pesca ma dall’altra parte continuano a pescare senza regole, è chiaro che capisco bene il malcontento e la protesta dei nostri pescatori”, ha affermato Lupo.

La questione non mette in discussione gli obiettivi di tutela delle risorse marine. Porta piuttosto al centro del confronto europeo l’efficacia delle regole quando gli stessi stock vengono sfruttati da flotte sottoposte a condizioni differenti e la necessità di rafforzare cooperazione e accordi con i Paesi terzi.

Kadis lega il futuro della pesca a coste e isole

Nel confronto di Mazara, Costas Kadis ha posto l’accento sull’ascolto degli operatori e sulle nuove politiche europee dedicate ai territori marittimi.

“Noi siamo consapevoli che ci sono delle sfide in atto e l’Unione Europea è pronta ad agire su queste sfide”, ha dichiarato il commissario.

Kadis ha richiamato le strategie europee per comunità costiere e isole, adottate dalla Commissione il 10 giugno 2026. È il primo approccio coordinato dell’UE specificamente dedicato a questi territori e coinvolge 17 milioni di persone che vivono su oltre 4.000 isole in 16 Stati membri e 95 milioni di persone che vivono lungo 70.000 chilometri di coste e nelle aree costiere di 22 Stati membri.

Economia, connettività, energia, ambiente, demografia e sicurezza vengono affrontati all’interno di un unico quadro, con l’obiettivo di trasformare le vulnerabilità strutturali delle aree costiere e insulari in opportunità di sviluppo.

Per la Sicilia e per una marineria come quella di Mazara del Vallo il collegamento è diretto. Risorse per la pesca, competitività delle imprese, rapporti con i Paesi terzi e sviluppo delle comunità costiere stanno entrando contemporaneamente nella nuova programmazione europea.

Il confronto aperto sul QFP 2028-2034 stabilirà quanto di questa impostazione riuscirà a tradursi in strumenti realmente utilizzabili dal settore.

Per la pesca italiana e mediterranea la partita è già cominciata.

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