Prime vendite ittico, i volumi scendono del 15% ma il valore solo del 5%

Tra gennaio e maggio 2026, nei Paesi monitorati da EUMOFA, le prime vendite si sono fermate a 832.770 tonnellate. La contrazione dei quantitativi è tre volte quella del valore. Groundfish e crostacei spingono verso il basso il mercato, mentre i piccoli pelagici avanzano in netta controtendenza.

prime vendite ittiche

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Nei primi cinque mesi del 2026 il valore complessivo delle prime vendite nei Paesi monitorati da EUMOFA è stato di 1,62 miliardi di euro, il 5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi si sono ridotti del 15% a 832.770 tonnellate. Il dato aggregato nasconde però dinamiche opposte: i groundfish perdono il 47% dei quantitativi, i crostacei arretrano, mentre i piccoli pelagici crescono del 17%. Il mercato della prima vendita sta quindi cambiando composizione, con quantità e valore che si muovono a velocità molto diverse tra specie e Paesi.

Meno prodotto commercializzato, ma una riduzione del valore decisamente più contenuta. È un’altro dei dati rilevanti che emerge con maggiore chiarezza dall’analisi delle prime vendite contenuta nel Monthly Highlights di EUMOFA.

Il confronto considera i dati disponibili per 18 Stati membri dell’UE, oltre a Isole Faroe, Norvegia e Regno Unito. EUMOFA precisa inoltre che per gli Stati membri i volumi sono espressi in peso netto, mentre per la Norvegia vengono riportati in equivalente peso vivo.

La fotografia complessiva resta molto netta: rispetto allo stesso periodo del 2025 i volumi diminuiscono del 15%, mentre il valore arretra soltanto del 5%. Anche il confronto con il 2024 mostra una distanza significativa: -18% nelle quantità e -3% nel valore.

Groundfish e crostacei pesano sulla contrazione

Il principale contributo al calo arriva dalla categoria EUMOFA dei groundfish (pesci demersali e di fondo).

Tra gennaio e maggio 2026 le prime vendite scendono a 208.588 tonnellate, -47% rispetto al 2025, mentre il valore si attesta a 284,4 milioni di euro, con una flessione del 13%. Il blue whiting è la specie che incide maggiormente sul risultato, con -47% nei volumi e -28% nel valore.

La distanza tra quantità e valore è evidente: i volumi quasi si dimezzano, ma il valore complessivo della categoria diminuisce in misura molto inferiore.

In alcuni mercati EUMOFA registra contemporaneamente valori medi di prima vendita più elevati. In Danimarca il blue whiting (melù) passa da 0,34 a 0,44 euro/kg, +29%, mentre il merluzzo sale da 6,11 a 7,37 euro/kg, +20%. Sono dati puntuali, che non spiegano da soli l’intero andamento dei groundfish, ma mostrano quanto quantità e valore possano divergere.

Anche i crostacei arretrano: 204,1 milioni di euro di prime vendite, -12%, e 22.398 tonnellate, -5%. Scampo e gamberi contribuiscono principalmente alla perdita di valore, mentre la riduzione dei quantitativi è legata soprattutto a scampo e granchio.

I cefalopodi seguono invece un andamento più uniforme: -13% in valore e -14% in volume, con calamaro e polpo tra le specie che maggiormente determinano la contrazione.

Pesci piatti, i volumi scendono più del valore

Un altro segnale significativo arriva dai pesci piatti. Tra gennaio e maggio il comparto perde il 16% dei volumi, fermandosi a 16.854 tonnellate, mentre il valore diminuisce soltanto del 2%, a 140,7 milioni di euro. Sogliola comune e platessa europea sono le specie che incidono maggiormente sulla riduzione.

Nello stesso periodo EUMOFA registra aumenti dei prezzi medi di prima vendita in alcuni mercati: la sogliola raggiunge 19,74 euro/kg nei Paesi Bassi, +19%, e 19,11 euro/kg in Francia, +13%. In Danimarca il rombo passa da 16,54 a 21,16 euro/kg, +28%.

Il dato non consente di stabilire un rapporto causale uniforme tra minore disponibilità e aumento dei prezzi. Mostra però con chiarezza che una riduzione consistente delle quantità non coincide necessariamente con una perdita equivalente di valore.

I piccoli pelagici vanno nella direzione opposta

Nel quadro generale di contrazione c’è una categoria che si muove decisamente in controtendenza.

Le prime vendite di piccoli pelagici raggiungono nei primi cinque mesi del 2026 431.026 tonnellate, +17% rispetto al 2025, e 410,8 milioni di euro, +8%.

A guidare la crescita è soprattutto la sardina. EUMOFA le attribuisce un incremento del 258% dei volumi e del 146% del valore. Anche in questo caso, quindi, le quantità aumentano molto più rapidamente del valore.

In Francia il prezzo medio di prima vendita della sardina passa da 0,81 a 0,62 euro/kg, -23%. In Danimarca, al contrario, aringa e spratto registrano aumenti rispettivamente del 22% e del 25%.

È un passaggio centrale nella lettura del rapporto: l’aumento dei volumi non si traduce automaticamente in un incremento proporzionale del valore, così come una forte contrazione delle quantità non implica necessariamente una perdita equivalente sul piano economico.

Italia, più volumi ma un valore leggermente inferiore

Il caso italiano si discosta dalla tendenza aggregata.

Tra gennaio e maggio 2026 le prime vendite raggiungono 21.254 tonnellate, +3% rispetto alle 20.734 tonnellate dello stesso periodo del 2025, mentre il valore scende da 106,4 a 104,7 milioni di euro, -2%.

C’è però un’incongruenza interna al documento che va segnalata. Nel testo introduttivo EUMOFA inserisce l’Italia tra i Paesi che avrebbero registrato una crescita sia dei volumi sia del valore; la tabella numerica riporta invece chiaramente +3% in volume e -2% in valore. Per questa analisi il riferimento è quindi il dato quantitativo della tabella.

A maggio il quadro cambia sensibilmente: rispetto allo stesso mese del 2025 le prime vendite italiane diminuiscono del 28% in volume e del 25% in valore, con acciughe, gamberi, vongole e altri pesci marini tra le categorie che contribuiscono maggiormente alla flessione.

Il dato mensile non va confuso con il cumulato gennaio-maggio, ma mostra quanto la composizione delle specie e l’andamento dei singoli periodi possano modificare rapidamente la fotografia del mercato.

Il Monthly Highlights restituisce così, nei primi cinque mesi del 2026, un mercato della prima vendita molto meno uniforme di quanto suggerisca il dato complessivo: -15% nei volumi totali, -47% nei groundfish, +17% nei piccoli pelagici e un’Italia che nel cumulato aumenta del 3% le quantità mentre perde il 2% del valore.

Per la filiera, il messaggio è preciso: tra gennaio e maggio 2026 non basta osservare quante tonnellate arrivano in prima vendita. Conta sempre di più capire quali specie riescono a generare valore e come la diversa disponibilità di prodotto si riflette sui valori unitari e sugli equilibri di mercato.

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