Brasile, stretta sulla tilapia importata: fiscalità e controlli per tutelare la filiera

San Paolo introduce una tassa sui filetti di tilapia importati, mentre Pernambuco limita la vendita di prodotti considerati a rischio. Cresce l'attenzione verso la competitività dell'acquacoltura nazionale

Tilapia importata in Brasile

Il Brasile interviene sulle importazioni di filetti di tilapia dal Vietnam e apre un fronte che riguarda da vicino tutta la filiera acquicola: concorrenza, fiscalità e sicurezza sanitaria.

Negli ultimi giorni sono arrivate due decisioni significative. Lo Stato di San Paolo ha annunciato un decreto per introdurre una tassa ICMS sui filetti di tilapia importati, con l’obiettivo di ridurre lo squilibrio competitivo tra prodotto estero e produzione nazionale. Subito dopo, in Pernambuco, ADAGRO ha sospeso la vendita di prodotti ittici potenzialmente rischiosi per la salute della produzione acquicola locale, includendo anche derivati della tilapia importata.

Per PEIXE BR, l’Associazione Brasiliana dell’Acquacoltura, si tratta di un passaggio importante: non una chiusura al commercio internazionale, ma la richiesta di regole più eque tra chi produce in Brasile e chi esporta verso il mercato brasiliano.

Il punto è semplice e molto concreto. Se un prodotto importato entra con condizioni fiscali più favorevoli o con controlli percepiti come meno stringenti, il rischio è quello di mettere sotto pressione una filiera nazionale che investe in allevamenti, occupazione, trasformazione e sicurezza produttiva.

Il caso non riguarda solo San Paolo e Pernambuco. Anche Mato Grosso e Bahia stanno valutando misure a tutela del comparto. È il segnale di una maggiore attenzione politica verso l’acquacoltura, ormai considerata non solo produzione primaria, ma industria strategica per approvvigionamento alimentare, sviluppo territoriale e competitività.

La vicenda brasiliana parla anche ai mercati internazionali: la concorrenza sul pesce non si misura soltanto sul prezzo. Conta sempre di più la parità di condizioni, la tracciabilità, la tutela sanitaria e la capacità dei Paesi produttori di proteggere filiere costruite con investimenti e competenze.

PEIXE BR ha annunciato che continuerà a seguire il dossier con le autorità competenti. L’obiettivo è chiaro: difendere l’acquacoltura brasiliana senza rinunciare agli scambi, ma pretendendo che il confronto con il prodotto importato avvenga su basi realmente equilibrate.

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