Un gruppo internazionale di ricerca ha sviluppato il primo pannello genomico a media densità destinato contemporaneamente alla vongola verace filippina (Ruditapes philippinarum) e alla vongola verace (Ruditapes decussatus). Lo strumento comprende circa 63.500 marcatori e può sostenere programmi di selezione, ricostruzione della parentela e tutela della diversità genetica. Non modifica il DNA e non produce automaticamente vongole resistenti: permette di leggere le variazioni già presenti e di studiarne l’eventuale relazione con caratteristiche produttive e biologiche.
Per affrontare una crisi produttiva servono misure immediate. Per ridurre la vulnerabilità di una filiera nel tempo occorrono anche strumenti capaci di conoscere meglio le popolazioni allevate, seguirne la diversità e individuare i caratteri che possono essere trasmessi alle generazioni successive.
È in questa seconda prospettiva che si colloca il nuovo pannello genomico sviluppato per due delle specie di vongola più importanti dell’acquacoltura europea. Il risultato è descritto nello studio pubblicato sulla rivista scientifica Aquaculture, realizzato da un gruppo al quale partecipano l’Università di Padova, l’Università di Santiago de Compostela, il CIIMAR portoghese, il Roslin Institute dell’Università di Edimburgo, l’Istituto universitario di tecnologia di Brest-Morlaix, Benchmark Genetics e Thermo Fisher Scientific.
Il passo avanti non consiste nell’avere già ottenuto una vongola più resistente, ma nel disporre di una piattaforma standardizzata con cui cercare, confrontare e verificare i caratteri genetici di maggiore interesse.
Un unico strumento per due specie chiave
Il sistema sviluppato dai ricercatori è uno SNP array, un pannello capace di leggere contemporaneamente migliaia di variazioni presenti in singoli punti del DNA. Queste differenze, definite polimorfismi a singolo nucleotide, funzionano come marcatori e permettono di costruire il profilo genetico di ciascun esemplare.
Il gruppo è partito da oltre 300 milioni di variazioni individuate attraverso il sequenziamento genomico. Dopo un processo di selezione sono stati inseriti nel pannello 49.392 marcatori per la vongola verace filippina e 14.193 per la vongola verace, riuniti in un’unica piattaforma.
La validazione ha coinvolto 384 esemplari provenienti da popolazioni naturali e da schiuditoi. Circa due terzi dei marcatori destinati a ciascuna specie sono risultati polimorfici e di qualità elevata dopo le verifiche. Il pannello ha inoltre dimostrato di poter distinguere popolazioni geneticamente differenti e ricostruire con precisione i rapporti di parentela nella vongola verace filippina.
Questa capacità è particolarmente importante nei programmi di selezione. Conoscere i genitori degli esemplari permette di organizzare le famiglie, controllare gli accoppiamenti e ridurre il rischio di consanguineità, preservando la variabilità genetica necessaria alla stabilità delle popolazioni.
Che cosa consente di fare e che cosa resta da dimostrare
Il nuovo pannello può essere utilizzato per studiare la struttura delle popolazioni, confrontare gruppi provenienti da aree diverse, ricostruire le linee di parentela e monitorare diversità genetica e consanguineità. Può inoltre sostenere studi di associazione tra marcatori e caratteristiche quali crescita, sopravvivenza o risposta a determinate condizioni ambientali.
Per individuare un carattere utile alla produzione, tuttavia, la lettura del DNA deve essere affiancata da dati raccolti sugli animali. Occorre misurare le prestazioni degli esemplari, confrontarle con i loro profili genetici e verificare che le associazioni osservate si ripetano in famiglie, generazioni e ambienti differenti.
Lo stesso vale per la resistenza alle malattie. Il pannello mette a disposizione migliaia di punti del genoma sui quali condurre la ricerca, ma la presenza di un determinato marcatore non basta, da sola, a certificare che un esemplare sia resistente a un patogeno.
La tecnologia impiegata è genotipizzazione, non modificazione genetica. Legge differenze naturalmente presenti nel DNA e permette di scegliere con maggiore precisione gli individui da inserire in eventuali programmi riproduttivi.
Le possibili ricadute per la venericoltura italiana
La vongola verace filippina sostiene una parte centrale della venericoltura italiana, soprattutto nelle aree lagunari e costiere dell’Adriatico. La vongola verace, specie originaria delle coste europee e mediterranee, conserva a sua volta un elevato interesse commerciale e ambientale.
Entrambe devono confrontarsi con pressioni che possono agire contemporaneamente: alterazione degli habitat, patogeni, temperature elevate, variazioni di salinità e disponibilità del seme. In diverse aree del Nord Adriatico la predazione del granchio blu ha inoltre provocato danni rilevanti alle produzioni di vongole.
La genetica non può impedire la predazione né sostituire il ripristino degli ambienti produttivi. Il quadro più ampio è quello di una molluschicoltura chiamata ad adattarsi a condizioni meno prevedibili, come conferma anche la recente crisi della mitilicoltura italiana legata al caldo estivo.
In questo contesto, conoscere meglio le popolazioni può aiutare a evitare la perdita di diversità, organizzare i futuri programmi di riproduzione e verificare se alcuni caratteri utili abbiano una componente ereditaria. La disponibilità di un pannello condiviso consente inoltre a laboratori e progetti differenti di produrre risultati maggiormente confrontabili.
Dalla piattaforma alla produzione serviranno programmi strutturati
Il trasferimento dello strumento alla venericoltura richiederà la collaborazione tra ricerca, schiuditoi e imprese. Serviranno popolazioni di riferimento, prove condotte in condizioni controllate e verifiche negli ambienti produttivi, dove temperatura, salinità, disponibilità alimentare e pressione dei patogeni possono cambiare sensibilmente.
La selezione dovrà inoltre evitare di restringere eccessivamente la base genetica. Privilegiare un solo carattere, senza controllare parentela e diversità, potrebbe ridurre la capacità complessiva di una popolazione di reagire ad altre pressioni. La resilienza non coincide con un singolo gene, ma dipende dall’interazione tra patrimonio genetico, condizioni ambientali e gestione dell’allevamento.
Il nuovo pannello offre la base tecnica per affrontare questo percorso con strumenti più precisi. Non risolve le emergenze che oggi colpiscono la venericoltura, ma rende possibile una gestione genetica prima difficilmente praticabile su larga scala per queste specie.
Il suo valore risiede proprio in questa distinzione: non promettere una soluzione immediata, ma mettere ricerca e filiera nelle condizioni di costruire popolazioni meglio conosciute, programmi di selezione controllati e strategie di conservazione più solide.
