Mediterranean Algae, le alghe che depurano l’acqua dei porti

Dalla Spagna una soluzione naturale e misurabile per ridurre l’eccesso di nutrienti nelle acque costiere e aiutare i porti a migliorare il proprio impatto ambientale

alghe per depurare l’acqua dei porti

Nei porti e lungo le coste europee c’è un problema che spesso non si vede, ma pesa sugli ecosistemi marini: l’eccesso di nutrienti nelle acque. Azoto e fosforo, quando si accumulano oltre misura, possono ridurre l’ossigeno, alterare gli equilibri naturali e danneggiare la biodiversità.

Mediterranean Algae, azienda spagnola nata ad Alicante, ha deciso di affrontare questa criticità con una soluzione naturale e concreta: usare le macroalghe per depurare l’acqua di mare.

Il sistema viene installato direttamente nei porti. L’acqua attraversa l’impianto e le alghe assorbono i nutrienti in eccesso. In parallelo, una rete di sensori misura in modo continuo la qualità dell’acqua e restituisce dati in tempo reale agli operatori.

Non si tratta quindi solo di pulire l’acqua, ma anche di dimostrare con dati misurabili l’efficacia dell’intervento. Per i porti, chiamati a rispettare standard ambientali sempre più stringenti, questo aspetto diventa decisivo: ridurre l’impatto e poter documentare i risultati.

Il primo impianto completo è stato installato nel porto di Alicante. Qui Mediterranean Algae ha trattato circa 22 milioni di litri d’acqua, riducendo i livelli di azoto e fosforo tra il 60 e il 75%. Un risultato che ha dato solidità a un modello pensato per essere replicato in porti di dimensioni diverse.

Il progetto ha anche un secondo livello di interesse. Le alghe impiegate per depurare l’acqua non restano uno scarto, ma possono diventare biomassa da trasformare in prodotti ad alto valore aggiunto: ingredienti per la cosmetica, additivi di origine vegetale e altre applicazioni sostenibili.

È qui che la soluzione entra pienamente nella logica dell’economia blu circolare: intervenire su un problema ambientale e, allo stesso tempo, generare nuova materia prima.

La storia di Mediterranean Algae nasce durante i lockdown legati al Covid-19. Il fondatore Yago Sierras, vivendo ad Alicante, ha osservato il rapido miglioramento delle acque costiere quando le attività umane si sono fermate. Da quella evidenza è nata l’idea di costruire una tecnologia capace di aiutare gli ecosistemi marini a recuperare, senza limitarsi ad attendere una riduzione spontanea delle pressioni.

Oggi l’azienda collabora con clienti lungo le coste del Mediterraneo e dell’Atlantico e sta portando avanti nuovi progetti in aree come Valencia, Barcellona e le Isole Baleari. La crescita è stata sostenuta anche da BlueInvest, la piattaforma europea dedicata all’innovazione e agli investimenti nell’economia blu, che ha accompagnato Mediterranean Algae nel percorso di sviluppo, posizionamento e raccolta fondi.

Il caso è interessante perché mostra una direzione concreta per la blue economy europea. Non una sostenibilità raccontata in modo generico, ma una soluzione misurabile: alghe che assorbono nutrienti, sensori che controllano l’acqua, dati che certificano i risultati.

Per i porti significa poter ridurre l’impatto ambientale e gestire meglio le proprie responsabilità. Per il settore marino significa guardare alle alghe non solo come risorsa alimentare o industriale, ma anche come infrastruttura naturale al servizio della qualità delle acque.

Mediterranean Algae dimostra che l’innovazione, quando funziona, non deve essere complicata da raccontare. Parte da un problema reale, usa una risorsa naturale e restituisce un beneficio misurabile. In un Mediterraneo sempre più esposto a pressioni ambientali, è esattamente il tipo di soluzione di cui porti e territori costieri avranno sempre più bisogno.

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