Conserve ittiche, l’export cambia il confronto Italia-Spagna

Nel 2025 la Spagna ha esportato oltre 244 mila tonnellate di preparazioni e conserve ittiche. In Italia le vendite all’estero di tonno in scatola sono cresciute dell’11,3%. Due industrie con dimensioni e strutture differenti, accomunate da una crescente apertura ai mercati internazionali.

Conserve ittiche

La Spagna conferma nel 2025 la propria forte vocazione esportatrice con 244.389 tonnellate di preparazioni e conserve ittiche vendute all’estero per 1,603 miliardi di euro. In Italia il comparto delle conserve vale 2,043 miliardi e l’export di tonno in scatola raggiunge 37.031 tonnellate, segnando +11,3% in un anno. I dati utilizzano perimetri statistici differenti, ma indicano una tendenza comune: per l’industria conserviera europea la crescita passa sempre più anche dai mercati esteri.

La differenza più interessante tra Italia e Spagna nel mercato delle conserve ittiche non sta soltanto nei volumi prodotti o nel valore generato. Sta nel peso che il mercato internazionale assume all’interno dei due sistemi industriali.

La Spagna parte da una struttura fortemente orientata all’export e continua ad ampliarne la portata. L’Italia presenta invece un comparto nel quale il tonno concentra gran parte del valore, ma proprio le esportazioni del prodotto simbolo della categoria stanno aumentando a doppia cifra.

È su questa dinamica, più che su una classifica tra Paesi costruita mettendo insieme indicatori non perfettamente comparabili, che il confronto diventa interessante per le imprese.

La Spagna consolida la piattaforma export

Secondo il bilancio 2025 di ANFACO-CYTMA, la produzione spagnola di conserve e semiconserve di pesce e frutti di mare ha raggiunto 311.135 tonnellate, in crescita dello 0,9% rispetto al 2024, per un valore di 1,927 miliardi di euro, +1,5%.

È però il commercio internazionale a restituire meglio la dimensione del sistema.

Nel corso dell’anno la Spagna ha esportato 244.389 tonnellate di preparazioni e conserve di pesce e frutti di mare, generando 1,603 miliardi di euro. Rispetto al 2024 significa una crescita del 4,57% in volume e del 6,7% in valore.

I prodotti spagnoli della categoria raggiungono 133 Paesi.

Il tonno guida ma l’offerta è più ampia

Il tonno resta il baricentro dell’industria: rappresenta il 55% dei volumi esportati di preparazioni e conserve, a cui si aggiunge un ulteriore 5% riferibile ai lombi di tonno.

Ma la forza del modello spagnolo non dipende da una sola categoria.

Nelle esportazioni trovano spazio anche seppie e calamari, polpo, surimi, sardine, cozze, sgombri e acciughe. È una diversificazione che permette all’industria di presidiare mercati, fasce di prezzo e occasioni di consumo differenti.

Il dato quindi non racconta soltanto una grande capacità produttiva. Racconta soprattutto una filiera che ha trasformato l’internazionalizzazione in una componente strutturale del proprio modello industriale.

L’Italia accelera con il tonno

In Italia il punto di partenza è differente.

Nel 2025 il comparto delle conserve ittiche ha raggiunto 2,043 miliardi di euro, secondo le elaborazioni ANCIT su dati Istat, con un incremento del 2,15% rispetto all’anno precedente.

All’interno della categoria il tonno in scatola continua ad avere un peso dominante, con un valore di 1,683 miliardi di euro e una produzione nazionale pari a 72.494 tonnellate.

Numeri già sufficienti a descrivere la centralità industriale della categoria, affrontata anche nel quadro della trasformazione e sostenibilità dell’industria ittica europea.

Per leggere ciò che sta cambiando, però, il dato più significativo è quello dell’export.

Nel 2025 le esportazioni italiane di tonno in scatola sono salite a 37.031 tonnellate, registrando una crescita dell’11,3% rispetto all’anno precedente.

L’aumento è nettamente superiore a quello della produzione nazionale, cresciuta dello 0,7%.

La crescita apre una partita internazionale

I numeri italiani e spagnoli non possono essere messi direttamente uno contro l’altro per stabilire quale industria abbia il maggiore valore: i perimetri statistici utilizzati dalle rispettive fonti non coincidono.

Il confronto è però utile per capire la direzione del mercato.

La Spagna dispone già di una piattaforma conserviera nella quale l’export rappresenta una componente fondamentale. L’Italia parte da una forte presenza della categoria sul mercato interno, ma mostra una crescita particolarmente sostenuta delle vendite internazionali di tonno.

Per le imprese italiane è probabilmente questo il passaggio più interessante.

Una crescita dell’11,3% in un solo anno indica che il prodotto italiano riesce ad ampliare la propria presenza fuori dai confini nazionali. La questione diventa allora quanto questo sviluppo possa essere consolidato e, soprattutto, quanto possa estendersi oltre il tonno.

Il confronto con la Spagna suggerisce che la capacità di valorizzare la trasformazione sui mercati internazionali può diventare una leva competitiva tanto importante quanto la forza del mercato domestico.

Per l’industria conserviera italiana la sfida non è quindi replicare il modello spagnolo.

È capire quanto della competenza industriale, della capacità di trasformazione e del valore costruito sul mercato nazionale possa essere portato anche fuori dall’Italia.

La crescita dell’export di tonno nel 2025 dice che il processo è già iniziato. Il passaggio successivo sarà trasformare un’accelerazione annuale in una presenza internazionale più strutturale e diversificata.

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