L’offerta mondiale di farina e olio di pesce resta sotto pressione. In Perù la prima stagione 2026 dell’anchoveta nella zona Nord-Centro è stata sospesa dopo appena 471.111 tonnellate sbarcate su una quota di oltre 1,9 milioni. Anche Cile e Nord Europa stanno fornendo meno materia prima, mentre in Cina cresce la produzione di mangimi per acquacoltura ma diminuiscono le importazioni di farina di pesce. La tenuta del mercato dipenderà sempre più da ciò che accadrà nella seconda metà dell’anno.
Il 2026 sta mostrando quanto possa diventare fragile il mercato degli ingredienti marini quando più aree produttive rallentano nello stesso momento.
Il punto di maggiore tensione resta il Perù. Non soltanto per i volumi mancati, ma per il peso che il Paese esercita sul mercato: in un anno normale rappresenta circa un quinto della produzione mondiale di farina e olio di pesce.
Il problema, però, non si esaurisce sulla costa peruviana. Cile e Nord Europa stanno contribuendo meno rispetto allo scorso anno e la Cina, principale mercato mondiale per la farina di pesce, entra nella fase più intensa della stagione acquicola con un quadro di approvvigionamento più stretto.
È qui che il tema cambia natura: da problema di una singola pesca a questione di equilibrio della catena globale degli ingredienti per mangimi.
Il Perù lascia scoperta gran parte della quota
La prima stagione 2026 dell’anchoveta nella zona Nord-Centro era partita con un limite massimo di cattura di 1.914.049 tonnellate, circa il 27% della biomassa stimata.
La disponibilità teorica era quindi consistente. A impedire che si trasformasse in produzione sono state le condizioni incontrate in mare.
L’elevata presenza di esemplari giovani, insieme al progressivo riscaldamento delle acque, ha portato le autorità a introdurre ripetute chiusure precauzionali. L’11 giugno il Ministero della Produzione peruviano ha infine sospeso l’attività nella zona Nord-Centro.
A quel punto gli sbarchi complessivi erano fermi a 471.111 tonnellate, appena il 24,6% della quota autorizzata.
Il dato racconta meglio di qualsiasi previsione la dimensione del problema: circa tre quarti della quota sono rimasti in mare.
El Niño aumenta l’incertezza sul prossimo ciclo
Lo stop non può essere letto come una normale interruzione stagionale.
L’ultimo aggiornamento dell’ENFEN mantiene lo stato di allerta per El Niño costiero e indica, nella regione Niño 1+2, una prosecuzione dell’evento con una magnitudo più probabile tra forte e straordinaria fino all’estate australe 2027.
Questo non consente di anticipare cosa accadrà alla prossima stagione di pesca, ma aumenta l’incertezza sulle condizioni oceanografiche nelle quali dovrà essere valutato nuovamente lo stock.
Il Perù ha già avviato nuove attività scientifiche per verificare distribuzione, disponibilità e struttura biologica dell’anchoveta. Qualsiasi eventuale ritorno alla pesca dipenderà quindi dalle indicazioni scientifiche e dalle successive decisioni delle autorità.
Nel frattempo la riduzione dell’offerta non riguarda soltanto il Pacifico peruviano. Secondo IFFO, anche il Cile ha registrato catture e produzione di farina di pesce inferiori allo scorso anno, mentre nel Nord Europa si è indebolito il contributo di alcune importanti pescherie pelagiche.
Il risultato è semplice: il deficit peruviano trova meno compensazione altrove.
La Cina mostra il vero nodo del mercato
È dall’altra parte del Pacifico che emerge il secondo elemento decisivo.
Nella prima metà del 2026 la Cina ha prodotto 11,1 milioni di tonnellate di mangimi per acquacoltura, il 17,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per i mangimi destinati alle specie marine l’incremento è stato ancora più marcato, pari al 34,7%.
Nello stesso semestre, secondo i dati delle dogane cinesi riportati dagli operatori di mercato, le importazioni di farina di pesce sono scese a circa 775 mila tonnellate, quasi il 23% in meno rispetto al 2025.
I due numeri non devono essere letti come una contraddizione automatica. Più mangime prodotto non significa necessariamente un aumento proporzionale dell’impiego di farina di pesce: le percentuali di inclusione cambiano tra specie, fasi di allevamento e formulazioni.
Ma il segnale per il mercato è chiaro. L’acquacoltura cinese continua a sostenere una forte domanda di mangimi mentre la disponibilità di uno dei suoi ingredienti marini più strategici si restringe.
È una dinamica particolarmente rilevante perché le farine di pesce non sono semplicemente una fonte di proteine sostituibile su base aritmetica. Digeribilità, profilo aminoacidico, palatabilità e caratteristiche funzionali ne mantengono un ruolo importante soprattutto nelle diete destinate a specie e fasi produttive più esigenti.
Per questo farine e oli di pesce restano una materia prima strategica per l’acquacoltura, anche in un sistema mangimistico che utilizza quantità crescenti di proteine vegetali, sottoprodotti e ingredienti alternativi.
La seconda metà del 2026 diventa il vero banco di prova
A questo punto la domanda non è più soltanto quando il Perù riuscirà a tornare a pescare.
La questione è quanto del deficit potrà essere compensato da altre aree produttive.
Nella seconda parte dell’anno aumenta normalmente il contributo di Paesi come Cina, India, Marocco e Oman. La loro produzione avrà quindi un peso maggiore del solito sul bilancio complessivo del 2026.
Difficilmente una singola origine potrà sostituire i volumi mancanti dell’anchoveta peruviana. La compensazione, se arriverà, dovrà essere distribuita tra più aree produttive, maggiore utilizzo dei sottoprodotti e impiego sempre più mirato degli ingredienti marini nelle formulazioni.
Per mangimisti e allevatori significa confrontarsi con un mercato nel quale sicurezza degli approvvigionamenti, flessibilità formulativa e continuità delle forniture assumono un peso crescente accanto al prezzo.
Ed è probabilmente questa la vera lezione del 2026.
Il Perù resta il barometro mondiale della farina e dell’olio di pesce, ma la capacità della filiera di reggere la sua assenza si misura altrove. Più a lungo l’anchoveta resta fuori dal mercato, più diventa evidente quanto sia decisiva la capacità del resto del mondo di colmare quel vuoto.
