Gambero rosso, stop all’import dalla tunisia: vittoria per produttori italiani ma il mercato si spacca

Il superamento della quota 2026 blocca le importazioni tunisine e riapre il confronto sulla concorrenza nel Mediterraneo. Per gli armatori italiani è un riequilibrio atteso; per commercianti e importatori si riducono volumi e margini

import gambero rosso Tunisia

Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) ha bloccato le importazioni di gambero rosso dalla Tunisia per tutto il 2026. Il motivo? Tunisi ha letteralmente sforato il tetto massimo del 41,5%: a fronte di una quota stabilita di 36 tonnellate, ne avevano già certificati oltre 50 mila kg. Quota esaurita già a metà maggio.

Questo blocco riaccende un faro su una questione storica per la nostra pesca. Per gli armatori italiani – che pescano rispettando i rigidissimi (e costosi) standard di sostenibilità europei – questa decisione è un atto di giustizia dovuto.

Da anni la marineria italiana, a partire da quella storica di Mazara del Vallo, subisce la pressione del prodotto nordafricano. Spesso si è parlato di concorrenza sleale o dumping (anche se tecnicamente non si tratta di questo): la realtà è che pescare senza gli stessi vincoli ecologici e normativi crea un divario enorme sul mercato.

Questo blocco avvantaggia gli armatori, o sarebbe più giusto affermare, riequilibra, almeno per una parte, la concorrenza sul mercato, riducendo quanto meno le differenze tra i costi elevati che gli italiani pagano per rispettare le leggi europee e i prezzi più bassi del prodotto tunisino. Il provvedimento tutela finalmente chi la ricchezza la crea in mare. Senza l’eccedenza di prodotto tunisino, i nostri armatori avranno una boccata d’ossigeno e maggiori margini di manovra sui prezzi alla prima vendita.

Svantaggia certamente i commercianti e gli importatori: ovvero per chi vive di pura commercializzazione (ma anche per quegli armatori che integrano il fatturato importando), per loro la vita si fa decisamente meno facile. Il blocco significa una riduzione immediata dei volumi e dei fatturati.

La gestione della pesca nel Mediterraneo non può fermarsi alle buone intenzioni scritte sulla carta: le regole o valgono per tutti, o non servono a nulla. Un passo avanti importante per difendere il lavoro e la sostenibilità della flotta italiana.

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